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Soffrivo di calcoli renali

I calcoli renali per anni mi hanno tormentato. Ai miei tempi si chiamava il male della renella ma sempre di calcoli si trattava. Ci furono un paio di momenti particolarmente difficili durante i quali non potetti fare a meno di fermarmi e interrompere momentaneamente i lavori agli affreschi della Cappella Paolina.

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Prima giugno del 1544 e poi nel gennaio del 1546, la situazione precipitò. Non fu più sufficiente farmi coraggio da solo e stringere i denti.

Il mio fidato amico Luigi del Riccio, con la sua benevolenza quasi materna, mi convinse a farmi curare perbenino. Mi portò fino al palazzo Strozzi-Ulivieri, in via dei Banchi Vecchi a Roma affinché potessi riposare senza scusa e riprendermi da tante fatiche.

Luigi del Riccio era l’agente del Banco degli Strozzi a Roma ma era anche colui che sbrigava per me un po’ tutte le faccende, anche quelle più minute. Se non ci fosse stato il del Riccio avrei sicuramente campato meno. In una lettera Luigi del Riccio rese noto a Roberto Strozzi che in quel momento si trovava a Lione la situazione “Messer Michelagnolo Buponarroti si rtova malato grave, et ho fatto tanto che è venuto qui in casa, dov’è visitato da tutta Roma; et il Papa e Farnese ci mandano ogni dì. Harò caro che Vostra signoria mi scriva un capitolo da mostrarli”.

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Riccio preoccupatissimo per la mia sempre più cagionevole salute, informò anche Giovan Francesco Fattucci a Firenze, prete di Santa Maria Novella nonché amico mio.

Fattucci appena ricevette la notizia scrisse al mi nipote Lionardo per farlo correre a Roma al mio cospetto: “charissimo Lionardo, io ò auto una da Luigi del Ricchio de ‘5 di questo dello essere migliorato Michelangelo. Io gli ò risposto et l’ho ringraatiato della buona nuova et dello avere usata tanta charità et faticha di avere tenuto in casa uno malato di tanta importanza che se fussi stato a casa sua, tanto discosto da’ medici, non sarebbe stato curato né governato con tanta diligentia come è stato… Sì che vallo a trovare et fagli honore”.

Leonardo s’incamminò subito alla volta di Roma ma il suo arrivo senza preavviso non mi garbò tanto. Pensavo fosse venuto a trovarmi solo per assicurarsi l’eredità e lo cacciai via in malo modo.

L’arrabbiatura poco durò e pochi mesi dopo già ero di nuovo in buoni rapporti col mio nipote prediletto.

I problemi di renella o di calcoli renali come li chiamate voi non terminarono dopo la fase più acuta ma proseguirono per il resto della vita. In una lettera che scrissi al mi nipote Lionardo il 2 maggio del 1548 scrissi:

Io son stato a questi dì molto male per non potere orinare, perché ne son forte difectoso, pure, adesso sto meglio: io te lo scrivo, perché qualche cicalone non ti scriva mille bugie per farti saltare

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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