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La pittura delle Fiandre: il mio pensiero

Alcune notizie e particolarità sul mio conto sono giunte fino ai vostri tempi grazie a Franciesco de Hollanda. Francisco era un abile miniatore portoghese che dal 1536 e il 1541 si trovava in Italia. Ebbi modo di conoscerlo anch’io nel 1538 a Roma e spesso parlammo assieme.

Francisco de Hollanda qualche anno più tardi decise di mettere per iscritto i nostri discorsi perchè gli parvero degni di nota. Di cosa si parlava? Di tante cose. Me lo presentò Lattanzio Tolomei, anche lui giunto a Roma nelle vesti di ambasciatore di Siena.

Nel suo libro dei dialoghi michelangioleschi, riporta una conversazione che ebbi con la mia cara amica Vittoria Colonna in merito al modo di dipingere che avevano nelle Fiandre. Voleva sapere se, come si vociferava allora, fosse una maniera più devota di riprodurre i soggetti rispetto alla maniera italiana.

Così riportò Francisco de Hollanda la mia risposta: “Si dipingono in Fiandra, propriamente per ingannare la vista esteriore, delle cose gradevoli, o delle cose, di cui non si possa parlar male, come santi e profeti. Questa pittura si compone di drappi, di casupole, di verdure campestri, di ombre d’alberi, di ponti e ruescelli, ed essi chiamano ciò paesaggio con qualche figurinaqua e là. E tutto questo, che passa per buono per certi occhi, è in realtà senza ragione, nè arte, senza simmetria nè proporzione, senza disscernimento nè scelta, nè disegno, in una parola senza sostanza e senza nerbo”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

Il trittico Portinari di Hugo Van der Goes, Galleria degli Uffizi – Firenze

Flanders painting: my thought

Some news and details about my account have reached your time thanks to Franciesco de Hollanda. Francisco was a skilled Portuguese illuminator who from 1536 and 1541 was in Italy. I also got to know him in 1538 in Rome and we often talked together.

Francisco de Hollanda decided a few years later to write down our speeches because they seemed worthy of note. What did they talk about? Of so many things. Lattanzio Tolomei introduced him to me, he too arrived in Rome as ambassador of Siena.

In his book of Michelangelo’s dialogues, he recounts a conversation I had with my dear friend Vittoria Colonna about the way they painted in Flanders. He wanted to know if, as it was rumored then, it was a more devoted way of reproducing subjects than in the Italian manner.

So Francisco de Hollanda reported my answer: “They paint themselves in Flanders, properly to deceive the outward sight, of pleasant things, or of things of which one cannot speak ill as saints and prophets. This painting consists of drapes, shacks, country vegetables, tree shadows, bridges and ruescellos, and they call this landscape with some figurine and there. And all this, which passes for good in certain eyes, is in reality without reason, neither art, without symmetry nor proportion, without disenchantment nor choice, nor design, in a word without substance and without nerve “

Your always Michelangelo Buonarroti and his stories

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