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Sono stato il tutore dei figli dell’Urbino

Era il 3 gennaio del 1556 quando il mio assistente Urbino morì. S’era ammalato gravemente tempo prima e poco a poco lo vidi spegnersi. Avrei volentieri abbracciato io monna morte se così facendo lo avessi salvato ma ciascuno abbandona la vita terrena in un tempo preciso, c’è poco da fare. C’aveva i bimbi piccoli e tanti anni davanti a sè. Tanto mi rammaricai per la sua dipartita… fu un duro colpo quello.

Prima di morire m’aveva nominato esecutore testametnario nonchè tutore dei figli suoi. Non avevo la vocazione del padre ma mi preoccupai sempre non abbisognassero di nulla. Gli mandavo danari affinchè potessero avere una vita dignitosa e non dovessero preoccuparsi di mettere insieme il pranzo con la cena.

Il 30 marzo del 1563 mi scrisse una bella lettera GIulio Brunelli da Casteldurante per informarmi come andavano le cose nella famiglia dell’Urbino. Leggendo quelle poche righe mi sentii felice d’aver fatto qualcosa di buono per quell’amico.. eh sì, era più un amico che un assistente.

Magnifico m(eser) Michalagnolo, questa mia serà per avisare a Vostra S(ignoria) qualmente, con la gratia de Dio, li heredi de Urbino stanno tutti dua bene.

Michalagnolo se racomanda a Vostra S(ignoria) per infinite volte. Penso Vostra S(ignoria) habbia inteso che il nostro Fatorino alli dì pasati morì, il povero homo, del quale n’è stato certo gran danno, dico alla sua fameglia e a questi putti de la Cornelia ancora.

È piaciuto così a Dio bisogna che ci contentiamo noi ancora. Questo anno racoglieranno li putti li frutti in li beni che comparassimo per loro de li denari che levamo da Roma del Monte de la Fede e in uno campo che ci dette la Giolla de Roso per il debitto che haveva Roso con Francesco, che una volta l’haviamo finita purre a tal che le cose loro passaranno bene. M’è parso dirli et avisarli che le cose de li putti passano bene, ché so ne pigliare sodisfatione, essendo che quel che hanno al mondo, il tutto hanno hauto da lei. Non mi occurrendo altro, per non lo infastidire faccio fine, bacciandoli le mani.

La Cornelia sta bene; prega Dio vi dia vita longa e ve conservi in sanità. Li putti tutti se racomandano a Vostra S(ignoria).Di Casteldurante, il dì penultimo de marzo 1563. Vostra S(ignoria) servitoreGiulio Brunelli da Ugubbio. Al magnifico s(ignor) mio osservandissimo m(eser) Michelagnolo Buonaruoti habitante in Roma.

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