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Il ritorno in Versilia dopo 500 anni: il fotoracconto

Son tornato tante volte in questi luoghi dopo la mia dipartita dal vostro mondo. Sebbene c’abbia tribolato parecchio, adesso mi regalano un senso di pace e serenità che in vita nemmeno potevo immaginarmi. In queste terre assai lontane da tutto mi obbligò a cercar marmi Leone X de’ Medici e non ne fui entusiasta.

Dovevo portarmi dietro gli scalpellini da Settignano perchè quelli che c”erano poco erano avvezzi a lavorare con gli scultori. Certo, il marmo lo sapevano cavare eccome ma trattare con gli artisti è un’altra cosa.

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Mi servivano grandi misure per le colonne della facciata della Basilica di San Lorenzo e un buon quantitativo di blocchi più piccoli. Portare a valle tuto quel materiale mica era cosa semplice. Le strade di lizza erano assai ripide e una minima distrazione o un canapo troppo debole bastavano per fare una strage di uomini mandando in malora quanto era stato cavato.

Poi c’era un’intera strada da fare o quasi. L’opera del duomo di Firenze aveva bisogno di un gran quantitativo di marmi per i rivestimenti interni. Con la sponsorizzazione dell’Arte della  Lana già avevano cominciato a tracciare una strada più agevole che dalla montagna arrivasse fino al mare per poter spedire i marmi fino a Firenze, facendogli risalire l’Arno con i bastimenti. I lavori procedevano a rilento e con una serie di problemi di non facile soluzione. Il papa così pensò bene, accident’a lui, di affidarmi pure il progetto della strada. Anche quello non fu un lavoro da nulla e mi portò via un sacco di tempo. Vi mostro nella foto dov’è il mare… vedete com’è lontano: ecco, i marmi laggiù dovevano esser portati con i mezzi del tempo, alias con la forza degli uomini e delle bestie, prima di essere imbarcati alla volta di Firenze.

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La cava più antica del posto è quella di Trambiserra. Gira la voce che fui io ad avviarla ma non è così. L’attività estrattiva era già attiva quando arrivai io: è la cava più antica della zona e tutt’oggi, dopo un periodo di chiusura, estrae quotidianamente marmi che poi vengono esportati in tutto il mondo. E’ quella che vedete nella foto a seguire.

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Sotto il paesino di Fabbiano invece c’è la cava Cappella. Ebbi modo di andare pure lì ma per me non era dopotutto così interessante: avevo bisogno di marmo bianco e lì ce n’è poco. Più che altro c’è parecchio bardiglio ovvero un marmo particolarmente duro che ha una colorazione grigio-azzurrognola. Per carità, un materiale pregiato ma non faceva al caso mio…guardate la pavimentazione degli Uffizi: è stato adoperato anche lì ma anche in tanti edifici assai noti.

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Qui ci sono grandi muraglioni fatti con grandi blocchi di questo materiale: passeggiarci nel mezzo è un po’ come ritornare a ritroso nel tempo. La mulattiera che li costeggia la vidi pure io… chissà quanti anni ha. Queste zone sono costellate di piccole cave oramai abbandonate: c’è stato un tempo che venivano aperte un po’ ovunque senza tanti criteri di sicurezza. Pensate che sotto la pieve romanica risalente al 1100 con successive modifiche effettuate nei secoli dopo, c’è una vera e propria voragine: pure lì sotto fu avviata una cava.

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La chiesa pare faccia da sentinella su tutte queste cave e pure sul paese che c’è sotto. E’ dedicata a San Martino ed è un po’ un punto di riferimento per tutti qua. Leggenda vuole che il rosone sulla facciata sia opera mia ma è appunto una leggenda senza alcuna attendibilità. Peccato che la guerra abbia buttato giù il bel loggiato fatto ad archi e colonne, con capitelli tutti lavorati. Se guardate la facciata con attenzione non vi sarà difficile scorgere l’impronta delgi archi sulla facciata e i loro punti d’appoggio che sporgono. Tempo fa si discusse sull’opportunità di ripristinare il loggiato ma quando andarono a controllare i pezzi di colonnato rimasti, ben presto si resero conto che le parti più lavorate e degne di nota erano sparite: tutto il mondo è paese.

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Storia curiosa: proprio sotto la pieve di San Martino c’è un’altra chiesa assai grandina dedicata alla Santissima Annunaizata. Venne edificata quando la chiesa principale ebbe bisogno di importanti lavori e non poteva essere adoperata per le funzioni religiose. Si decise dunque di costruire l’altra per non lasciare la gente di qui senza un luogo di culto da frequentare. Purtroppo la guerra l’ha mezza distrutta e quel che non ha fatto la guerra l’ha fatto chi l’ha depredata di ciò che ancora conteneva. ultimamente è sparita pure la piastra dell’altare. Oramai è sconsacrata e in estate viene adoperata dalle scuole di scultura.

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In estate qua è tutto un ticchettio di scalpelli. Arrivano soprattutto dalla Germania e dall’Austria ragazzi che hanno voglia di imparare a scopire. Frequentano corsi di scultura a mano e i prati così come la chiesa sconsacrata dell’Annunziata si animano d’arte e d’allergia. Ancora dentro la chiesa ci sono i cavalletti e rimarranno lì fino a quando non li rimetteranno al riparo d’inverno.

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Oramai l’estate è agli scoccioli e qui pare già autunno. M’avvio a passo lento sulla strada di casa. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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