Donazione delle cave di Seravezza sì ma coercitiva

Tanto si è detto e discusso sulla donazione delle cave presenti sul territorio di Seravezza a Papa Leone X e ancora oggi circolano leggende a dir poco imbarazzanti sulla questione. Quella donazione lì però mica fu volontaria. Vi pare che un gruppo di persone si metta d’accordo per regalare  la parte forse più redditizia del proprio territorio a un pontefice senza riceverne in cambio alcun beneficio? Qualche dubbio viene no?

Infatti mica andarono così le cose. Quella fu una donazione finta, obbligata dalla Signoria di Firenze, dall’Opera di Santa Maria del Fiore e dalla fortissima corporazione dell’Arte della Lana. Vi spiego qualche dettaglio in più altrimenti detta così rimane assai difficile da comprendere.

Con il Lodo sottoscritto il 12 ottobre del 1513, a Papa Leone X e quindi anche a Firenze (Leone X è esponente della famiglia Medici) vengono donate le cave presenti sul territorio sotto la giurisdizione di Pietrasanta e Seravezza con un atto scritto dai donanti ma di fatto redatto dai riceventi del regalo.

Il 14 maggio del 1515 venne inviata a Vieri de’ Medici, capitano e commissario di Pietrasanta, una lettera nella quale la Signoria di Firenze, l’Arte della Lana e l’Opera del Duomo. In questa carta venne messa nero su bianco l’intenzione di avvalersi dell’uso dei marmi di Pietrasanta. Nella lettera vennero fornite istruzioni precise e dettagliate per far predisporre dalle comunità locali presenti sul territorio di Seravezza (Fabbiano, Azzano, Giustagnana, Minazzana e Basati) un atto formale e definitivo di donazione.

L’atto formale viene redatto e sottoscritto sotto giuramento dalle persone più influenti dei cinque paesi o che comunque avevano delle strette relazioni con i possedimenti in questione e con le cave. Una volta arrivato a Firenze, l’atto così come venne scritto, non piacque ai riceventi del dono. Ancora una volta gli interessati chiesero l’intercessione di Vieri de’ Medici affinché tutte le clausole citate venissero rispettate, punto per punto.

Le comunità quindi ancora una volta si riunirono per scrivere un nuovo atto di donazione: quello definitivo che venne accettato dai riceventi del graditissimo dono che dono non fu.

L’atto attualmente è conservato presso l’archivio di Stato di Massa. Fra i nomi degli ufficiali firmatari vengono menzionati

  • Luca Tonini Ufficiale di Giustagnana
  • Giovanni di Domenico di M.Andrea Ufficiale di Minazzana
  • Matteo Vincenti Ufficiale di Basati
  • Manuello Ufficiale di Azzano
  • Filppo Tonini Lorenzi Ufficiale di Fabbiano
  • Giovanni Antonio Petri Sindaco del detto Comune (Seravezza)

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi quasi quotidiani racconti. Nella foto a seguire potete vedere sullo sfondo il Monte Altissimo con le sue cave e la cava Cappella sotto il paese di Fabbiano (frazione del comune di Seravezza, provincia di Lucca).

L'Altissimo e il paese di Fabbiano

 

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Konchalovsky inizia col piede sbagliato

Fra pochi giorni, il 28 agosto, Konchalovsky inizierà a girare il nuovo film sulla mia vita ma già fanno discutere alcune sue scelte poco attinenti alla realtà storica.  Il suo lavoro “Il peccato. Una visione” è una coproduzione con la Russia che si farà carico di sostenere l’80% dei costi e il restante verrà pagato dalla Jean Vigo.

Almeno metà del cast è stato scelto a Carrara fra cavatori e gente comune: una scelta che personalmente trovo azzeccata. C’è però una nota stonata soprattutto per la spiegazione che ha dato in merito il regista dimostrando di conoscere non così bene la mia storia. In fondo se vuol parlare di me e dei miei lavori sarebbe necessario approfondisse un po’ di più la materia, no?

Ebbene, a Carrara verrà girata una sola scena di tutto il lungometraggio giacché tutte le riprese in cava verranno effettuate sul Monte Altissimo, nel versante versiliese con vista mare. Secondo un’intervista rilasciata a Repubblica e trascritta dalla Finos «Il regista russo fa base tra le cave del Monte Altissimo per le riprese di Il peccato. Una visione, film dedicato a Michelangelo che 500 anni fa, a Seravezza, trovò la materia prima ideale per le sue opere d’arte».

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Ecco fatto, un bell’errore storico prima ancora di iniziare a girare. Porcaccia miseria, eppure non si vuole intendere. Non è mica sotto segreto di stato il mio periodo passato coercitivamente fra quelle montagne. Non c’è peggior sordo di chi non vuole intendere.

Meno male che c’è Massari, il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara che rimette un po’ le cose al posto suo. “Errore storico madornale” ha detto…e meno male che non son qui da solo a sgolarmi. Non c’è nulla da fare: tutte le volte qui casca l’asino e si fa pure male.

«Gli atti notarli, i disegni e le lettere indirizzate al papa -ha ricordato Masssari- dimostrano senza alcun dubbio che tutti i capolavori di Michelangelo, eccetto il David, sono stati scolpiti in marmo statuario Polvaccio, proveniente dall’omonima cava carrarese, situata nel bacino di Ravaccione». Ora signor direttore non è nemmeno proprio così: ad esempio come fa a stabilire da dove venisse il blocco per il Bacco che comperai a Roma o da dove venisse quell’antico rocchio di colonna che usai per scolpire la Pietà Rondanini? Ma son sicuro la sua sia stata una svista senza malizia alcuna, ci mancherebbe altro.

Il direttore dell’Accademia rigira poi il coltello nella piaga sostenendo quello che penso anch’io in merito a questo errore così ricorrente molto forzato «Probabilmente all’origine c’è il tentativo di far propria una nostra tradizione da parte della Versilia. E’ triste dover sempre constatare che la nostra città non è in grado di mantenere e valorizzare come meriterebbe la sua grande memoria storica ed artistica».
Se il regista avesse detto di aver scelto come set l’Altissimo perché lo preferiva dal punto di vista estetico avrei potuto essere d’accordo con lui: l’ambiente è molto suggestivo, particolare e nelle giornate soleggiate è uno spettacolo imperdibile. Però se mi viene a raccontare che ha scelto quel luogo perché è lì che cavavo i marmi per le mie opere mi girano i corbelli. Vi ho raccontato un sacco di volte e con dovizia di dettagli come andò quella faccenda lì, chi fu a mandarmici, cosa ne ricavai e che razza di problemi mi avesse causato poi quella scelta obbligata e non certo desiderata. 

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, un po’ deluso.

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Lizza sul Monte Altissimo, anno 1908 circa

Scalpellini poco abili sull’Altissimo

Quanto ci tribolai per cavar i marmi nelle cave di Seravezza. Buttai via tempo, sprecai fatica e mi venne un fegato grosso come un pallone. Gli scalpellini lasciavano molto a desiderare e non erano abituati per nulla a lavorare con gli artisti. Che tempi duri quelli, se ci ripenso mi sento di nuovo come in quei giorni la. Vi propongo una lettera che scrissi al Buoninsegni proprio in quel periodo burrascoso, dispendioso e poco produttivo.

Firenze 30 Novembre 1518

 

Messere Domenicho,

io m’achorgo per la vostra che Bernardo Nicholini v’à scricto che io mi sdegniai um pocho secho per un vostro chapitolo, che diceva chome el signore di Charrara mi charichava assai e chome el Chardinale si doleva di me.

E questo è, che io mi sdegniai, perché in boctega d’un merc[i]aio me lo lesse im publicho, a uxo di processo, acciò che e’ si sapessi, per quello, che io andavo a mmorire. E perché io gli dissi ‘Perché non schriv’egli a mme?’, io vego che voi schrivete a mme.

Però scrivete pure a llui o a mme, chome vi vien bene, e dopo la iustitia, quando sarà, vi prego non manifestiate il perché, per onore della patria.Io intendo, per l’ultima vostra, chome io farei bene a ‘llogare e’ marmi di San Lorenzo.

Io gli ò allogati già tre volte, e ctuct’a tre sono restato gabato; e questo è, perché gli scharpellini di qua non si intendono de’ marmi, e visto che e’ non riescie loro, si vanno chon Dio.

E chosì ci ò buctato via parechi centinaia di duchati; e per questo m’è bisogniato starvi qualche volta a mme, a mmectergli in opera e a mostrar loro e’ versi de’ marmi e quelle cose che fanno danno, e quali sono e’ chactivi, e ‘l modo anchora del chavare, perché io in simil cose vi son docto. Anchora fu necessario che ultimamente io vi stessi…

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

504675019Il monte Altissimo della catena delle Alpi Apuane, sviscerato dai più moderni macchinari. Fui obbligato ad andar proprio lì per cavare i marmi per la facciata del San Lorenzo ma i risultati furono a dir poco drammatici.

Vecchie ruggini fra me e i cavatori del Polvaccio, Carrara

Ecco a voi una lettera che scrissi al mi’ babbo il 31 Agosto del 1516. Ero reduce dalla brutta esperienza fatta alle cave dell’Altissimo, sopra Seravezza e a Carrara oramai non ero più guardato tanto di buon occhio. Pareva fosse stata mia la colpa di essere stato inchiodato da Papa Leone X a quelle cave!

Il clima che respiravo e gli sguardi che mi sentivo addosso non era certo lusinghieri ma i marmi di Carrara mi servivano eccome. Fatto sta che il 18 novembre del 1516, Bartolommeo di Giampaolo da Torno, detto Mancino, mi vendette 3 blocchi di marmo estratti dalla cava del Polvaccio. Erano stati trovati nella sua cava, bianchissimi e belli da guardare anche così, allo stato grezzo. Il pezzo più grande era lungo cinque braccia mentre gli altri due erano di circa quattro carrate l’uno. Pagai al Mancino 12 ducati per i pezzi ricavati più altri venti d’oro affinché si mettesse a scavare per estrarre un blocco che avevo intravisto sempre nella sua cava.

 

Carrara, 31 Agosto 1516

Carissimo padre,

a questi dì ò avuto per un fratello del Zara una lectera di Gismondo, per la quale intendo chome siate tucti sani, salvo che Buonarroto che à pure el suO male della ganba.  

N’ò avuto passione, perché dubito chon tante medicine non se la guasti e chome io dissi a llui, io non f]arei altro che tenerla chalda e riguardarsi e lasciar fare alla natura.

Delle chose mia di qua per anchora non ò facto niente. Ò messo a chavare in molti luog[h]i e spero, se sta buon tempo, infra dua mesi avere a ordine tucti e’ mia marmi.

Dipoi piglierò partito di lavorargli o qua o a Pisa, o io me n’anderò a rRoma. Qua sarei stato volentieri a llavorargli, ma mi c’è stato facto qualche dispiacere; i’ modo che io ci sto con sospecto. Non altro.

Actendete a stare im pace, ché io ò speranza che le cose anderanno bene. Una lectera che sarà in questa vi prego la suggiellate e fatela dare a Stefano sellaio che la mandi a rRoma.Vostro Michelagniolo in Carrara.

A Lodovicho di Buonarroto Simoni in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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