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L’autoritratto irato

Scartabellando qua e là ho ritrovato questo disegno che vi voglio raccontare oggi. Sapete che è un mio autoritratto? Un autoritratto un po’ particolare, ecco: mi son voluto ritrarre in uno dei miei tanti moti d’ira. Beh, diciamo che la calma e il sangue freddo non erano fra le mie qualità migliori. Io sarei stato anche pacato se non m’avessero dato continuamente buoni motivi per andare fuori dai gangheri.

In questo disegno ho voluto un po’ mettermi a nudo in maniera ironica, studiando con particolare attenzione il moto dell’anima e i modi in cui si manifesta. Guardate i capelli che l’incontenibile rabbia arriccia al di sotto del turbante. La barba si scompiglia nel moto d’ira e la bocca si spalanca mettendo in mostra i denti.

Cosa ha condotto gli esperti a pensare si possa trattare di un autoritratto? Ebbene, gli indizi maggiori sono la forma del naso con le narici larghe, assai arcuate e rese ancora più evidenti dall’impeto del momento. Anche gli zigomi sono sovrapponibili ai miei così come m’appartiene la barba divisa in due punte.

La mano sembra proprio essere la mia: è la stessa con le dita lunghe e muscolose che disegnai anche in quello che ora si chiama Codice Vaticano 3211. Non solo: le mie mani vennero dipinte così anche nel cosiddetto ritratto Strozzi, attribuito a Iacopino del Conte.

E poi c’è il turbante. A guardarlo bene pare rievocare atmosfere esotiche tutt’altro che rinascimentali ma in realtà non ha niente a che vedere con vezzi e abbellimenti vari. Non era altro che un cencio che gli scultori avevano l’abitudine di avvolgersi al capo. Non solo proteggeva la testa dl polverone e dalle schegge ma riparava in estate dal sole e in inverno dal freddo. Asciugando il sudore della fronte evitava che sgocciolasse negli occhi portandosi dietro la polvere di marmo e creando dei grandi bruciori.

L’occhio non è in asse con il capo: probabilmente mi guardavo riflesso in uno specchio mentre ricopiavo a sanguigna i lineamenti. È un autoritratto ironico: ogni tanto m’andava di scherzare pure a me. Chissà con chi fossi arrabbiato in quel modo. Quella mano portata al petto poi pare voglia mettere in chiaro che ad aver ragione fossi sempre e solo io.

Questo autoritratto ironico appartiene alle collezioni dell’Ashmolean Museum di Oxford. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti quotidiani.

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