Vai al contenuto
Annunci

Son morto oggi

Son passati più di quattro secoli e mezzo dal giorno della mia dipartita, dal giorno in cui la mia vita ha assunto altre dimensioni e s’è fatta un po’ più leggera. Niente più angosce né preoccupazioni terrene da questa parte dell’esistenza ma preoccupazioni su preoccupazioni per chi ancora vive in quel puntino dell’universo chiamato Terra.

E si, oggi è l’anniversario della mia morte: Roma, 18 febbraio del 1564. Era un giorno di venerdì quando me ne tornai da dove ero venuto senza sbattere la porta.

Daniele da Volterra, ingiustamente appellato come il Bragehttone, scrisse di quel periodo: «Il male suo durò cinque dì, tre seduto accanto al fuoco e due in letto».

Mi trovavo nella mia casa romana di via di Macel de’ Corvi. Oggi di quell’edificio non rimane che il ricordo nella mente di chi mi vuol bene. La strada non esiste più ma al tempo era ubicata in una zona assai popolare del Rione Monti, fra il Colle Oppio, il Colle del Quirinale e i Fori Imperiali.

La mia non era la casa di un grande artista di successo apprezzato dai contemporanei ma bensì un’abitazione assai modesta su due piani con tanto di orticello e loggetta.Il laboratorio, la cucina e la fucina per forgiarmi gli attrezzi erano al pian terreno mentre sopra c’era una stanza da letto quasi vuota e l’altra, la mia, con un letto di ferro, un modestissimo pagliericcio, una credenza e una cassapanca nella quale conservavo disegni e denaro.

Quando mi accorsi che sarebbero stati gli ultimi giorni della mia esistenza terrena, oltre ai miei discepoli e amici che vivevano con me ovvero Diomede Leoni e Daniele da Volterra, ammisi al mio capezzale solo Tommaso de’ Cavalieri: l’unica persona che poteva darmi conforto.

La notte del venerdì febbraio, mentre Daniele mi leggeva i passi del Vangelo della passione di Cristo, entrai a far parte delle anime libere dal corpo.

Peccato che nessuno oggi mi festeggi con una bella torta fatta come si deve o con un mazzo di rose…non mi merito forse un po’ d’attenzione dopo tutto quello che vi ho lasciato?

Va beh, dopo tanti secoli in qualche modo me ne son fatto una mezza ragione.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, che oggi muore ancora una volta

tomba-michelangelo

I’m dead today

More than four and a half centuries have passed since the day of my departure, from the day when my life took on other dimensions and made itself a little lighter. No more anguish or earthly concerns on this side of existence but concerns over concerns for those who still live in that dot of the universe called Earth.

And yes, today is the anniversary of my death: Rome, February 18, 1564. It was a Friday day when I returned from where I had come without slamming the door.

Daniele da Volterra, unjustly appealed as Bragehttone, wrote of that period: “His illness lasted five days, three sitting by the fire and two in the bed.”

I was in my Roman house in via di Macel de ‘Corvi. Today of that building there is only the memory in the mind of those who love me. The road no longer exists but at the time it was located in a popular area of ​​the Monti district, between the Colle Oppio, the Colle del Quirinale and the Fori Imperiali.

Mine was not the home of a great successful artist appreciated by contemporaries but rather a very modest house on two floors with lots of little garden and loggetta.Il the laboratory, the kitchen and the forge forging the tools were on the ground floor while above there was an almost empty bedroom and the other, mine, with an iron bed, a modest straw mattress, a sideboard and a chest in which I kept drawings and money.

When I realized that they would be the last days of my earthly existence, besides my disciples and friends who lived with me or Diomede Leoni and Daniele da Volterra, I admitted to my bedside only Tommaso de ‘Cavalieri: the only person who could give me comfort .

On the night of Friday February, while Daniel was reading to me the passages of the Gospel of the Passion of Christ, I became part of the souls free from the body.

Too bad that nobody today I celebrate with a beautiful cake made as it should or with a bunch of roses … I do not deserve perhaps a little ‘attention after all I left you?

Okay, after so many centuries somehow I’ve done half a reason.

Your always Michelangelo Buonarroti, who dies for the umpteenth time.

Annunci

1 commento »

  1. L’ammirazione,lo stupore,l’incanto che la gente di ogni parte del mondo prova quando osserva la magnificenza delle tue opere vagono quattro secoli di torte, applausi e fiori augurali…di Te non ci si scorda Maestro !! 🙂

    Mi piace

Rispondi a babajaga Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: