Forse il mio racconto figurato di Giuditta e Oloferne non è così celebre come quello che dipinse Caravaggio ma è pur sempre degno di nota. L’ho inserito fra le storie delle salvazioni di Israele nella Cappella Sistina e lo realizzai attorno al 1508. Fu una delle prime scene collaterali a cui diedi vita e si trova rappresentata all’interno del primo pennacchio a sinistra della porta d’entrata.
Se osservate bene, potrete notare come la scena principale possa essere suddivisa in tre parti. Lo studio che eseguii per questa impostazione si salvò dai miei roghi furibondi della vecchiaia e tutt’oggi è conservato ad Haarlem, in Olanda, presso il Museo Teylers.
Al centro del pennacchio e in piena luce c’è l’eroina biblica Giuditta accompagnata dalla sua ancella che al disopra del capo porta il vassoio con la testa di Oloferne. Giuditta è in atto di coprire il macabro trofeo con un panno. In secondo piano c’è proprio Oloferne che giace nudo sul letto morente ma ancora in preda agli spasmi. Giuditta si volta in dietro per guardare il gigante morente.
Dall’altra parte, verso sinistra, c’è una guardia assopita che non si è accorta dell’accaduto.
Dipinsi le due donne in rimo piano con estrema cura riportando sull’intonaco fresco il disegno dal cartone preparatorio con la tecnica dello spolvero. Oloferne invece lo affrescai in una sola giornata e lo trasferii con una più rapida incisione mentre l’altro soldato lo realizzai di getto senza alcuna preparazione.
Se vi capiterà di entrare nella Cappella Sistina, cercate con lo sguardo questo pennacchio: vi stupirà per il suo forte impatto scenico.
Il vostro Michelangelo Buonarroti che ha saputo creare stupore e meraviglia con le sue opere senza tempo.


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Pubblicato da Michelangelo Buonarroti
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