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Avevo tredici anni e l’ammirazione dei fratelli Ghirlandaio

Oggi m’è presa così: ho voglia di ricordare i vecchi tempi e i miei primi approcci con il mondo della pittura. Che ci volete fare, la nostalgia dei tempi andati coinvolge e sconvolge anche me.

Mi piacerebbe tornar fra i vivi per mostrare a troppi presuntuosi come si tengono i pennelli e lo scalpello in mano. Sono tanti gli scultori moderni o presunti tali e l’unico sforzo che fanno è disegnare su carta un progetto più o meno discutibile lasciando la sua realizzazione ad artigiani molto più in gamba di loro. Mah, se questa è la modernità, son contento d’esser morto secoli fa.

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Quando ancora poco più che bimbetto andavo a bottega dai fratelli Ghirlandaio: avevo 13 anni. Mi facevano macinare colori e rifinire i disegni meno importanti. Ero contento come una Pasqua perché finalmente potevo iniziare a studiare i segreti del mestiere.

“Cresceva la virtù e la persona di Michelagnolo di maniera che Domenico stupiva vedendolo fare alcune cose fuor d’ordine di giovane, perché gli pareva che non solo vincesse gli altri discepoli, dei quali aveva egli numero grande, ma che paragonasse molte volte le cose fatte da lui come maestro”.

Vasari nelle Vite
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In quel momento i noti artisti stavano lavorando agli affreschi della cappella centrale di Santa Maria Novella commissionati dalla famiglia Tornabuoni. La Chiesa pareva un cantiere con tutte le funi, i ponteggi e i ragazzi abbarbicati in qua e in là per definire dettagli.

Un giorno, mentre Domenico se ne andò per i fatti suoi, mi misi a disegnare proprio i ponteggi che c’erano lì dentro. Non tralasciai niente e delineai attrezzature, banchi e tutte le persone che si davano da fare per portare a termine in tempi brevi il lavoro.


Domenico Ghirlandaio, fresco in the Cappella Tornabuoni, Santa Maria Novella, Firenze
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Quando Domenico tornò, vide le mie carte e rimase stupito tanto da esclamare “Questo ragazzo ne sa più di me”. Temo che abbia avuto voglia di buttar via pennelli e colori per dedicarsi ad altro vista la sua faccia sconvolta.

Da allora continuai a imparare giorno dopo giorno, fino all’ora della mia morte. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i sui racconti.

I was thirteen and I had the admiration of the Ghirlandaio brothers

Today I took it this way: I want to remember the old days and my first approaches with the world of painting. What you want to do: the memory of times gone by also involves and upsets me. I would like to go back to live to show too many conceited people how to hold brushes and chisels in their hands. There are many modern or presumed sculptors and the only effort they make is to draw on paper a more or less questionable project, leaving its realization to craftsmen much smarter than them. Well, if this is modernity, I am happy to have died centuries ago.

When still little more than a little boy I went to the Ghirlandaio brothers’ shop: I was 13 years old. They made me grind colors and finish less important drawings. I was so happy because I could finally start studying the secrets of the trade.

At that time the famous artists were working on the frescoes in the central chapel of Santa Maria Novella commissioned by the Tornabuoni family. The Church looked like a construction site with all the ropes, scaffolding and children clinging to and fro to define details.

One day, while Domenico went about his business, I started drawing the scaffolding that was there. I left nothing out and outlined equipment, desks and all the people who were working to get the job done quickly.

When Domenico returned, he saw my papers and was so amazed that he exclaimed “This guy knows more than me.” I fear that he had wanted to throw away brushes and colors to devote himself to another sight his shocked face.
Since then I continued to learn day after day, until the hour of my death. Your always Michelangelo Buonarroti and his stories.

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