Il viavai degli scalpellini

Come ho avuto modo di raccontarvi in più occasioni, il tempo che trascorsi nelle cave di Seravezza fu duro, complicato nonché infruttuoso. Gli scalpellini andavano e venivano a loro piacimento senza che potessi fare alcunché in merito. Li facevo arrivare direttamente da Settignano tranne alcuni molto abili reperiti in loco. Dopo la prima paga però se ne tornavano a casa, lasciandomi senza una parte preziosa della forza lavoro.

In una lettera indirizzata al mi fratello Buonarroto, espressi tutta la mia preoccupazione in merito a questa spinosa faccenda. Gli scalpellini tornando a casa poi parlavano male di me e io avevo sempre più difficoltà a reperirne di nuovi.

Seravezza, 31 luglio 1518

Buonarroto, degli scharpellini che vennon qua, solo c’è restato Meo e cCechone; gli altri se ne sono venuti.

Ebono qua da mme quatro duchati e promessi loro danari chontinuamente da vivere, acciò che e’ potessino sodisfarmi. Ànno lavorato pochi dì e chon dispecto, i’ modo che quel tristerello di Rubechio m’à presso che guasto una cholonna che ò cavata.

Ma più mi duole che e’ vengono costà e danno chactiva fama a mme e alle chave de’ marmi per ischarichare loro, in modo che, volendo poi degl’uomini, no ne posso avere. Vorrei almeno, poi che e’ m’ànno ghabato, che e’ si stessino cheti.

Però io t’aviso, acciò che tu gli facci star cheti chon qualche paura, o di Iachopo Salviati o chome pare a cte, perché questi g[h]ioctoncegli fanno gran danno a quest’opera e anche a me.

Michelagniolo in Seraveza. A Buonarroto di Lodovicho Simoni in Firenze. Data in Via G[h]ibellina, a riscontro alla casa de’ Guardi.

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3 Febbraio: San Biagio

Oggi, 3 Febbraio, si ricorda San Biagio. Un santo di origini armene vissuti fra il III e il IV secolo. Era un medico che a causa della sua fede fu martirizzato dai romani. Non rinnegò mai la sua fede nonostante le torture subite con i pettini adoperati per cardare la lana e alla fine fu pure decapitato.

A questo Santo dedicai una porzione di affresco nel Giudizio Universale che nel corso degli anni fu oggetto di una censura tremenda e peraltro irreversibile. Non ho capito perché certi alti prelati vedano lo scandalo ovunque o forse si, già che ognuno si eleva a giudice adoperando il proprio metro di giudizio.

Daniele da Volterra, come sapete, fu incaricato di coprire le chiappe e i sessi che io avevo preferito non celare in panneggi azzardati. San Biagio e Santa Caterina ebbero sorte ben peggiore. I mal pensanti avevano interpretato le loro posizioni come un qualcosa che potesse ricordare la copula e Daniele dovette scalpellare via le due figure conservando ben poco di quello che io affrescai. Successivamente iniziò a realizzare a buon fresco la nuova testa di San Biagio e le vesti dei due Santi. Si può avere un’idea abbastanza precisa dell’aspetto originale di questa porzione di affresco grazie alla copia del Giudizio Universale che realizzò Marcello Venusti.

“Per meglio fare le persone ridere, l’ha fatta chinare dinanzi a San Biagio con atto poco onesto, il quale, standole sopra coi pettini, par che gli minacci che stia fissa, et ella si rivolta a lui in guisa che dice -che farai?- o simil cosa” scrisse Gilio a papa Carafa, facendo riferimento proprio al gruppo di San Biagio e Santa Caterina.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che spera in un veloce rasserenamento del cielo: oh, oggi c’è la fiera di San Biagio a Pietrasanta e mi ci vorrebbero giusto un paio di mestoli nuovi.

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La scala del campanile di Pietrasanta e il rosone della Capella

In quel di Pietrasanta ci son dovuto star parecchio ai tempi di Papa Leone X. Lui m’aveva obbligato a cercare i marmi per la facciata di San Lorenzo nelle vicine cave di Seravezza e quindi, indipendentemente dalla mia volontà, dovetti soggiornare a lungo in quei luoghi.

Adesso mi adorano quasi fossi un dio da quelle parti ma quante tribolazioni dovetti sobbarcarmi da vivo! Fatto sta che al giorno d’oggi son tante là le leggende che circolano sul mio conto. Più che altro le dicerie si tramandano di generazione in generazione e riguardano opere presunte mie anche se, fino al momento, non son mai venuti alla luce documenti o carteggi cinquecenteschi attendibili in merito.

Fra le opere più discusse c’è sicuramente il rosone della chiesa di San Martino alla Cappella. E’ una chiesa particolarmente bella, edificata prima dell’anno Mille ma con modifiche che si sono susseguite nei secoli. Il porticato fu fatto nel 1538 e poi distrutto impietosamente dalla furia della Seconda Guerra Mondiale. Si vocifera che anche i capitelli esterni fossero roba mia, tanto per cambiare.

In molti son talmente sicuri che sia mio quel rosone che lo chiamano l’occhio di Michelangelo. Chissà forse il disegno potrebbe essere stato anche mio ma son talmente vecchio che non mi ricordo più. A dirla tutta mi ci vedo poco intento a scolpire quel rosone, peraltro pregevole, con tutta la rabbia che c’avevo in quel momento in corpo. Ero assai impegnato fra cave, cavatori, scalpellini e col Papa che di tempo a disposizione per realizzare qualcosa di concreto ne avevo ben poco.

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Un’altra opera che vorrebbero attribuire a me è la scala coclearia auto-portante che si trova all’interno del campanile di mattoni di Pietrasanta. Le scale edificate in quel modo sono state oggetto di studi approfonditi proprio agli inizi del Cinquecento e si sono cimentati con opere simili dal Bramante a Leonardo da Vinci ma anche Antonio da Sangallo il Giovane, con la sua doppia rampa all’interno del Pozzo di San Patrizio.

La maggior parte degli storici e degli studiosi che si sono avvicendati nell’analizzare nel dettaglio questo progetto propendono per l’attribuzione a Donato Benti mentre coloro che hanno condotto la ricerca presso l’Università di Firenze sostengono sia opera mia. Ciò non toglie che io possa avere in qualche modo contribuito al disegno iniziale.

Secondo gli studi compiuti da Gabriele Morolli, docente di architettura presso l’Università di Firenze, addirittura la scala interna del campanile riprodurrebbe in maniera esatta ma in negativo la forma e le dimensioni della Colonna Traiana. Pura coincidenza?

«Una colonna di vuoto celata nel cuore del campanile, che riproduce esattamente, sotto il profilo sia delle dimensioni, sia delle proporzioni (stessa altezza, stesso diametro, stesso modulo generatore del vuoto interno), il “pieno” marmoreo della colonna romana. Quale architetto trattava allora l’architettura come una vera e propria scultura, chi aveva avuto contatti con tali conoscenze e modelli costruttivi se non Michelangelo, presente a Pietrasanta proprio negli anni in cui il campanile fu costruito?». Questo è quanto sostiene Morolli. Lo studio ha avuto una durata di quattro anni ma forse troppo poco ha tenuto in considerazioni dati inconfutabili quali i pagamenti effettuati al Benti proprio per la realizzazione di quel campanile.

In questi casi la prudenza non è mai troppa. Come già vi dissi tempo fa, mi son visto affibbiare certi lavori nel corso dei secoli così distanti dalla mia maniera di intender l’arte che ancora oggi mi vien da ridere se ci ripenso.

Idea mia o del Benti? Su una cosa sono concordi: chiunque abbia realizzato quel progetto era un abile architetto. Chi era il Benti? Oltre ad essere un abile scultore era anche un po’ il mio uomo di fiducia. in un contratto stipulato nel 1518 lo nominai infatti procuratore mio e sovrintendente per le cave di Seravezza e per il trasporto dei marmi estratti fino a destinazione. Alla fine poi finimmo per non parlarci nemmeno più per quel fattaccio dei canapi spezzati durante la lizza sulle cave dell’Altissimo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta mentre fuori un cielo nero come la pece promette tempesta.

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Facile scolpire adesso!

Certo che la modernità ne ha portate di innovazioni e adesso scolpire è un gioco da ragazzi paragonato a quello che significava scolpire ai miei tempi.

Adesso ci sono trapani elettrici a disposizione, dischi diamantati, martelli pneumatici con tanto di scalpello, smerigliatrici e luci artificiali. Facile la vita no?

Le cose non erano così semplici nel tempo in cui c’ero io alle prese con i blocchi di marmo da scolpire.

Dar vita al freddo marmo è sempre stato un lavoro di fatica e ogni singolo gesto richiedeva forza ma anche controllo assoluto. Usando solo la forza il rischio era quello di far saltar via qualche gamba o qualche altro pezzo di modeste dimensioni.

Una delle difficoltà maggiori era quella di dover lavorare a un’opera senza la luce naturale del giorno. Soprattutto in inverno di luce ce n’era pochina. Le giornate corte non erano d’aiuto e le commissioni andavano portate comunque a termine. Lavorare alla luce tremolante dei lumi a olio non era la migliore delle soluzioni eppure c’era da accontentarsi e mettersi all’opera così.

Vita dura quella dello scultore nel Cinquecento però, nonostante le uniche forze che avessimo a disposizione fossero quella delle braccia e della mente, io e i miei colleghi rinascimentali abbiamo creato opere che tutt’ora vengono ammirate in tutto il mondo.

Adesso tocca a voi dei tempi moderni. Create con i vostri marchingegni moderni qualcosa di memorabile, che faccia commuovere per secoli le genti che popolano la terra. Se noi con così poco abbiamo fatto così tanto, voi cosa ci regalerete?

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che lancia una sfida agli scultori moderni che lavorano il marmo con cose che nemmeno mi immaginavo potessero esistere.

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Immagine presa dal laboratorio di Massimo Galleni, Pietrasanta

http://www.gallenimassimo.it/

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Lettera a un futuro papa della casata Medici

Ecco a voi una lettera che scrissi a Giulio de’ Medici, allora ancora cardinale ma che da lì a pochi anni sarebbe salito sul trono di San Pietro con nome di Papa Clemente VII.

Una lettera di normale amministrazione fra beghe, speranze e marmi da cavare a Carrara e a Pietrasanta, o meglio, a Seravezza per la facciata del San Lorenzo a Firenze, tutt’oggi incompleta.

Firenze, 18 Novembre 1518 

Mon(signor)e reverendissimo,

per l’opera di San Lorenzo, a Pietrasanta si chava forte, e trovando e’ Charraresi più umili che e’ non sogliono, anchora ò ordinato chavare là gran quantità di marmi, i’ modo che alle prime aque spero averne in Firenze buona parte, e non credo manchar niente di quello che ò promesso io.

Dio me ne dia gratia, perché non fo stima d’altro al mondo che di piacervi.

Chredo arò bisogno, infra un mese, di mille duchati; prego Vostra S(igniori)a reverendissima non mi lasci manchare ‘ danari.

Anchora aviso Vostra S(igniori)a reverendissima chom’io ò cercho e non ò mai trovato una chasa chapace da farvi tucta questa opera, cioè le figure di marmo e di bronzo, e mMacteo Bartoli a questi dì m’à trovato un sito mirabile e utile per farvi una stanza per simile opera, e quest’è la piaza che è inanzi alla chiesa d’Ogni Santi; e e’ frati, sechondo mi dice Macteo, son per vendermi le ragioni v’ànno su, e ‘l popolo tucto se ne chontenta, sechondo decto Macteo, che è de’ Sindachi.

Non ci è altri che ci abbi da far niente, se non gl’Ufitiali della Torre, che sono padroni del muro d’Arno, al quale sono apoggiate tucte le chase di Borg’Ogni Santi, e questi mi daranno licentia, chon la stanza che io farò, mi v’appoggi anchora io.

Resta solo che e’ frati arebon charo una lectera della Vostra S(igniori)a reverendissima, che mostrassi che questa chosa gli è in piacere, e sarebe facto ogni chosa.

Però, quando paia a quella farne schrivere dua versi o a’ frati o a Macteo, lo facci. Servo della Vostra S(ignori)a reverendissima Michelagniolo.

mon(signor)e reverendissimo de’ Medici in Roma.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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In un laboratorio di scultura del vostro tempo

Era da parecchio che mi chiedevo come oggi vengono realizzate le sculture in marmo. Mai però m’ero intrufolato in qualche laboratorio per guardare con i miei occhi dei bravi artigiani al lavoro. Come vi potrete ben immaginare ai miei tempi si lavorava solo di scalpello battuto con mazzuoli e mazze, trapani a mano, raspe e abrasivi come la pomice, lo smeriglio e fatica tanta. I tempi di realizzazione di una scultura erano assai lunghi ma d’altro canto gli arnesi elettrici son venuti molto dopo.

Beh, ora è assai diversa la questione e il lavoro, almeno in parte, è facilitato dalla tecnologia. Ieri con un travestimento più che riuscito sono entrato in un laboratorio piuttosto conosciuto della cittadina di Pietrasanta. A Pietrasanta c’ero stato pure quando ancora ero fra voi mortali e l’ho trovata parecchio cambiata dall’ultima volta che l’ho vista. Tanto per mettere un po’ di sale sulla coda di qualcuno potrei raccontarvi di certe oscenità spacciate per opere d’arte che han messo nel centro delle rotonde ma credo lo farò in un’altra occasione: avrei preferito veder fiori invece di quelle robe strane.

Divagazioni sul tema a parte mi son fatto spiegare perbene le tecniche moderne di scultura da chi lì dentro ci lavora da anni. E’ sempre un bel vedere guardare gente brava all’opera che si dedica a far bene il proprio lavoro. Il laboratorio di scultura di Massimo Galleni sembra un posto fuori dal tempo ma con radici ben ancorate nella storia. C’è tanta esperienza e lavoro appassionato e i risultati si vedono. Certo mi sa tanto che qualche volta anche a loro capiterà di dover dar vita a progetti non troppo entusiasmanti ideati da presunti artisti ma d’altro canto il pane sul tavolo in qualche modo ci va messo.

Curiosando qua e la ho visto roba mia. Non nego che ho aguzzato la vista alla ricerca di imperfezioni ma, con gran piacere, ne ho trovate pochine pochine, trascurabili direi. Fino al momento a questo laboratorio di scultura si sono rivolti artisti contemporanei ma anche facoltosi personaggi che in casa desideravano avere copie di opere celeberrime come Apollo e Dafne del grande Bernini.

Tornato ieri sera qui in Santa Croce non ho saputo resistere all’idea di raccontare al Canova che nel laboratorio di Massimo Galleni di Pietrasanta stanno lavorando a una copia di una sua opera. Per farlo stare sulle spine non gli ho detto quale fosse e adesso muore dalla voglia di andare a vederla di persona.

Se v’ho incuriosito e desiderate avere un assaggio del laboratorio di Massimo Galleni questo è il link al sito

www.gallenimassimo.it

 A seguire vi lascio qualche foto scattata da uno bravo, non da me… guardate questa riproduzione del mio Bacco: bella vero? E pensare che il loro Bacco nemmeno ha la brutta venatura sul viso che ha il mio!

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, osservatore osservato

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Dettaglio della riproduzione del mio Bacco del laboratorio di Massimo Galleni, Pietrasanta417428_1832982681247_516280171_n

Vista d’insieme di parte del laboratorio di Massimo Galleni, Pietrasanta

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Stefano Lazzerini al lavoro sulla copia del mio Bacco presso il laboratorio di Massimo Galleni, Pietrasanta

Per informazioni e contatti:

Galleni Massimo scultore

Via Torraccia, 5
55045 Pietrasanta (LU)
P. Iva: 1628750463

tel: 0584 793527
fax: 0584 793527

email: mgalleni@yahoo.it

Io e la Versilia a New York

Sapevate che attualmente è in corso una mostra su di me, su parte del mio operato e sui marmi versiliesi a New York? A pensare che quand’ero vivo, la possibilità di trovare una terra così lontana come gli USA, sembrava fantascienza!  In realtà Cristoforo Colombo arrivò a toccare quello che oggi chiamate continente americano nel 1492, ero poco più che un ragazzo. nel medesimo anno morì di gotta pure Lorenzo il Magnifico e in quel momento era quella la notizia principale che avrebbe segnato i miei giorni a venire.

Nessuno sapeva ancora della nova terra…

Fatto sta che da pochi giorni, ovvero il 4 dicembre 2014, è stata inaugurata l’esposizione “Michelangelo e la Versilia” presso l’istituto di cultura italiana a New York ubicato nella zona di Park Avenue.

Si tratta di una celebrazione del marmo a tutto tondo che spazia fra epoche e stili diversi. All’allestimento hanno preso parte i comuni della Versilia storica quali Seravezza, Forte dei Marmi, Pietrasanta e Stazzema che hanno esportato oltre oceano la tradizione sia dell’estrazione marmifera che della lavorazione dei marmi.

La mostra rimarrà aperta fino al 4 gennaio 2014 e fra le altre cose esposte, potrete ammirare alcuni miei disegni originali.

L’inziativa è stata sponsorizzata dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca e sostenuta dal Consolato generale d’Italia di New York. Hanno partecipato anche il Consorzio Cosmave e l’associazione Artigianart Pietrasanta.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, pure mezzo americano… d’adozione, s’intende!

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Pietrasanta mi rende omaggio? Mah…

Pietrasanta ha deciso di ricordare i 450 anni dalla mia morte con una serie di iniziative di stampo artistico, o definite tali da qualcuno. Io ringrazio di cuore tutti coloro che si sono messi in gioco per regalarmi un anno di eventi ma a dire il vero, non ho capito molto cosa c’entrano i passeggini con il mio personale modo di interpretare l’arte in tutte le sue sfaccettature. Sarò pure vecchio e rincolgionito, scorbutico e poco incline alle innovazioni ma prima di esprimere un qualsiasi giudizio mi son recato su posto sotto mentite spoglie. Mi sarei messo volentieri a piangere quando mi sono ritrovato in mezzo a piazza del Duomo.

In una cornice del genere, fra palazzi datati, un campanile che contribuii a rendere unico, il bellissimo Duomo di San Martino, adesso i cittadini e i turisti si trovano a fare i conti con una serie di dodici passeggini ideati per portare a spasso il bimbo di Polifemo di tutti i colori. Io non ce l’ho con Nari Ward, il giamaicano che li ha realizzati, ma con tutti quelli che hanno pensato di rendere omaggio a me con questa istallazione.

Non è questione di polemizzare su tutto ma vedo assai ardito accostamento fra me e un negozio a cielo aperto di articoli giganteschi per bimbi.

Ho letto da qualche parte una definizione di questo evento che suona più o meno così: “l’attuale che permette di interaire con la storia”. Suvvia,siate seri!

E pensare che a Pietrasanta ci son fior di artisti e artigiani….pure dall’estero dovevano andare a pescare un artista che mettesse un piedi un allestimento del genere in una cornice storica favolosa?

Cara amministrazione comunale, avrei preferito non ricevere alcun omaggio e ritenetevi fortunati che non venga a protestare in prima persona. Il mio stato attuale me lo impedisce ma fidatevi: se fossi vivo, una cosa del genere non l’avreste mai nemmeno pensata.

il vostro Michelangelo Buonarroti, sempre più perplesso e sconcertato

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