Sulle ali degli angeli e il cartonetto dell’Annunciazione

Tempo fa un lettore mi scrisse, dopo aver letto il post Angeli Senza Ali, che in realtà qualche angelo con alucce lo disegnai. A riprova di quanto sostenuto mi inviò qualche foto estrapolata da testi che presumo parlassero dei miei tanti lavori. Ebbene, mettendo da parte il fatto che nel post nemmeno menzionai i disegni, di quelli con le ali attribuiti a me non ce ne sono.

Già vi sento bofonchiare. Certo, ce n’è qualcuno ma la loro attribuzione è stata messa fortemente in discussione non da un qualsiasi biroldo ma da Charles del Tolnay. Dovete sapere che del Tolnay ha dedicato quasi tutta la vita a studiare l’opera mia e in maniera particolare i disegni. Quello che ha scritto e detto lui suoi disegni miei è divenuta una sorta di Bibbia che non può non essere considerata attendibile. Probabilmente anche nelle sue attribuzioni ci potrebbero essere delle imprecisioni, errori o datazioni non perfette ma non so se al mondo attualmente ci sia qualcuno che ha conoscenze maggiori di del Tolnay per poter togliermi o darmi l’attribuzione di un disegno.

Fatta questa lunga premessa vi propongo uno dei disegni con tanto di angelo alato attribuito a me dal Wilde ma fortemente messo in discussione da Charles del Tolnay. Si tratta del cartonetto dell’Annunciazione appartenente alle collezioni degli  Uffizi.

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Il foglio è formato da tre pezzi di carta ingiallita incollati fra di loro mentre il disegno è tracciato a carboncino nero.  Viene citato anche dal Vasari che lo riporta come un cartonetto eseguito per Marcello Venusti il quale lo adoperò per dipingere la tavola dell’Annunciazione per San Giovanni in Laterano.

Per realizzare il soggetto con molta probabilità l’ispirazione fu tratta da un sonetto della mia amica Vittoria Colonna: “che in quel virgineo cor sì ben s’impresse”.

La Madonna è in piedi dinnanzi al leggio e con le braccia aperte accoglie la Concezione. La scollatura dell’abito ricorda quella della Vergine nel Tondo Doni mentre la complicata acconciatura in qualche modo ricorda quelle che caratterizzano alcune Teste Divine.

L’angelo non arriva dall’alto ma entra correndo da una porta che si trova sul retro appena accennata. Con la mano sinistra sorregge un lembo di abito che forse già fa da culla al Bambino in arrivo.

La composizione generale, alcune caratteristiche che riportano direttamente al mio modo di realizzare le figure come l’idea di base, le posizioni di entrambe le mani dell’angelo annunciante e altri particolari non possono che far pensare a un lavoro mio. Tuttavia osservando a distanza ravvicinata il disegno si nota che i vari passaggi fra il chiaro e lo scuro sono molto secchi, che la forma del piede sinistro dell’angelo e che le mani di entrambi i soggetti non sono così ben condotte come ero solito fare io.

Dunque di chi è questo disegno? Probabilmente si tratta di una copia tratta da un mio disegno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue discussioni sui disegni

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Se dal cor lieto divien bello il volto

 Se dal cor lieto divien bello il volto,
dal tristo il brutto; e se donna aspra e bella
il fa, chi fie ma’ quella
che non arda di me com’io di lei?
    Po’ c’a destinguer molto
dalla mie chiara stella
da bello a bel fur fatti gli occhi mei,
contr’a sé fa costei
non men crudel che spesso
dichi: – Dal cor mie smorto il volto viene. –
Che s’altri fa se stesso,
pingendo donna, in quella
che farà poi, se sconsolato il tiene?
    Dunc’ambo n’arien bene
ritrarla col cor lieto e ‘l viso asciutto:
sé farie bella e me non farie brutto.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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La cornice del Tondo Doni

Se avete avuto la possibilità di guardare con i vostri occhi il Tondo Doni, certamente non vi sarà sfuggita la sua cornice così particolare e ricca di dettagli assai inusuali. La struttura è complessa e qua e là compaiono palmette, cordoni, ovoli ma anche perle e numerose fusaruole.

Sulla sua superficie sembrano rincorrersi motivi dorati che si alternano fra facce mostruose e fogliame quasi come si trattassero di grottesche scolpite.

Cinque teste sporgono dalla cornice con espressioni differenti. La testa posta proprio sopra il dipinto è all’unanimità data per certa come quella di Cristo, le altre rimangono un po’ avvolte nel mistero. Solitamente vengono identificate come teste di due profeti quelle più alte mentre quelle in basso dovrebbero raffigurare altrettante sibille mentre c’è chi, nelle figure più femminili, tende a vedere due angeli.

Fatto sta che è una gran bella cornice. Son morto da secoli, lo sapete. Oramai non ricordo più se fui io a disegnarla ma credo proprio di sì. La realizzazione invece è dei Tasso, gli stessi che realizzarono tutto l’arredo della camera Doni.

Sono sicuro che la prossima volta che rivedrete il Tondo Doni, presterete un po’ più di attenzione alla cornice.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Sulla questione del Corridoio Vasariano

I privilegi non c’entrano proprio un bel niente con questa storia dello smantellamento del Corridoio Vasariano. Pare ci vogliano rendere più dolce la medicina da mandar giù dicendo così. Mi meraviglio assai di tutti quelli che dicono “beh, il Corridoio Vasariano non è nato come galleria d’arte”. Già, perché invece gli Uffizi sono nati come galleria d’arte? Il Bargello forse è stato pensato per contenere alcune delle più belle sculture che sono mai state realizzate? A me non risulta eppure, questi luoghi, sono noti in tutto il mondo per la loro esposizione permanente di opere d’arte.

Le cose negli anni cambiano e togliere tutte le opere dal Vasariano mi pare una cosa proprio assurda fatta per far cassa. Volete rendere più fruibile il Corridoio? Regolate meglio gli ingressi. Mi pare sciocco aprire il percorso solo in poche occasioni con biglietti che hanno un costo proibitivo. Fate come a Galleria Borghese dove se non si prenota non si entra e possono accedere piccoli gruppi alla volta per un tempo limitato.

Mi pare la soluzione più consona per salvare capra e cavoli. Lo spostamento della collezione più importante al mondo di autoritratti chissà dove mi pare una delle ultime trovate bestiali.

No, questa scelta non mi piace ma pare che oramai ci sia poco da discutere. Son tutti d’accordo, sindaco compreso, e opporsi pare inutile. Quando è il dio denaro a comandare perdono tutti il senno.

Il vostro Michelangelo Buonarroti, più inquieto e più arrabbiato del solito.

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Lo smantellamento del Corridoio Vasariano

Il Corridoio Vasariano è uno dei luoghi più suggestivi e belli che possano essere visitati. Fu realizzato dal Vasari su commissione di Cosimo I de’ Medici nel 1565 e collega Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti. Consente di avere una visuale insolita e assai suggestiva sulla città.

Al suo interno c’è la collezione più nota e preziosa di autoritratti, conosciuta nel mondo intero per la qualità e per il numero di opere esposte.

L’accesso al corridoio attualmente è molto limitato. Viene aperto periodicamente e i biglietti hanno un costo non proprio alla portata di tutti. Cliccate qui se volete saperne un po’ di più sul magnifico Corridoio Vasariano.

Le cose sembra stiano per cambiare presto ma ahimè non in maniera positiva. Schmidt, il neo direttore della Galleria degli Uffizi che da quando è entrato non ha fatto altro che trattare la prestigiosa galleria come un qualsiasi prodotto da monetizzare, vuole creare un unico percorso museale che unisca gli Uffizi al Giardino di Boboli. “Cammino del Principe” lo chiama. La motivazione di tutto questo trambusto? Rendere accessibile il corridoio a tutti. Niente più Balla, Delaroix, Velasquez, Rembrand e De Chirico ma solo una galleria vuota per ammirare il panorama e un biglietto unico per gli Uffizi e il Corridoio. A parte il fatto che il Corridoio svuotato perde parte del suo fascino e del suo valore artistico, ma poi non si potrebbero invece cambiare le costosissime modalità di accesso di adesso e aprirlo un po’ più spesso?

Non ci sono soldi per la sorveglianza? Quelli per pagare progetti, architetti e la sorveglianza a un nuovo museo allestito con gli autoritratti però mi dite da dove saltano fuori? Ovvio, sarebbe un problema tante persone in un luogo stretto a diretto contatto con queste opere ma le soluzioni ci sono, basta metterle in pratica e regolare gli accessi permettendo solo un tot di visite al giorno.

Niente da fare! Si smantella tutto!

La cosa che più mi scandalizza e che mi fa inorridire è che il ministro Franceschini è entusiasta di questa proposta. Già, che ci vuole! Stravolgiamo tutto e trasferiamo gli oltre 1000 dipinti chissà dove. Che vuoi che sia un Rembrandt o un Canova portato in altra sede espositiva. Oppure chiudiamo tutto nei depositi che già sono più sovraffollati delle carceri italiane.

I lavori, stando alle dichiarazioni del direttore degli Uffizi, partirebbero prima della fine dell’anno e già gli architetti sono in fase di progettazione e si stanno occupando di richiedere tutte le autorizzazioni del caso. Per favore, negate ogni autorizzazione.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che spera nelle dimissioni di Franceschini in tempi brevi per salvare il salvabile e nel ritorno di Natali alla direzione degli Uffizi.

Abbiate pietà di noi

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Il passaggio del Corridoio Vasariano all’interno di Santa Felicita

Le meraviglie celebri e meno note di Firenze

Firenze è una delle poche città che potete visitare una volta ogni due giorni e sempre sarà in grado di sorprendervi con qualcosa che ancora non avevate visto, che non avevate visitato prima.

Dagli affreschi di Masaccio e Masolino nella Cappella Brancacci alla Tribuna della Galleria degli Uffizi, dalla sorprendete galleria di arte moderna di Palazzo Pitti all’incantevole Giardino di Boboli. E poi c’è la superba Santa Maria del Fiore con il campanile di Gitto, la cupola del Brunelleschi, il Battistero di san Giovanni e l’attiguo Museo dell’Opera del Duomo che fra poco riaprirà i battenti al pubblico in una veste completamente rinnovata.

Che dire della Galleria dell’Accademia? Lì ci sono i miei prigioni, il David e meravigliose opere di altri artisti che ha Firenze hanno lasciato il segno.

Il Bargello e le sue opere, casa mia in via Ghibellina e quella di Dante. Come si può resistere alla tentazione di visitare in lungo e in largo una città che ha avuto in dote dal passato un’eredità unica al mondo?

Certo Roma è meravigliosa ma Firenze le tiene testa eccome! Se poi volete rilassarvi e sedervi ad ammirare tutto quello che vi circonda, andate al Giardino delle Rose.Per chi invece preferisce scoprire qualcosa poco noto, c’è il giardino Torrigiani. si trova fra le antiche mura di viale Petrarca e via dei Serragli ed è stato concepito in chiave massonica. Sei ettari di verde creati da Digny dove non mancano statue allegoriche e suggestive costruzioni. Poi c’è il parco del museo Stibbert, accessibile gratuitamente e suddiviso in tre parti: quella romantica, quella botanica e quella dedicata alle simbologie esoteriche strettamente legate alla massoneria.

Firenze vi aspetta con le sue meraviglie. Appena passate di qua ricordatevi di venire a salutarmi presso la mia dimora eterna. Mi trovate nella Chiesa di Santa Croce, assieme ad altri personaggi passati a miglior vita dei tempi andati. Vi aspetto lì, portatemi un pensiero.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Parco Stibbert

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Giardino Torrigiani

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Ricostruzione della Fontana di Sala Grande di Bartolomeo Ammannati, Museo del Bargello

Direttori stranieri: consentitemi qualche perplessità

In questi giorni ho avuto parecchio da fare e non ho avuto modo di scrivere molto ma adesso colgo l’opportunità per dirvi la mia riguardo alle nomine dei nuovi direttori dei 20 musei statali. Oh, tutti hanno avuto qualcosa da dire in merito e volete che non vi renda nota la mia idea? Al limite fermatevi qua e non leggete oltre: nessuno vi obbliga a farlo.

Se ne parlava anche ieri col Canova seduti con le gambe sotto il tavolino davanti ai bicchieri ormai vuoti: è mai possibile una roba del genere? Non sono per niente d’accordo che sette su venti nuovi direttori siano stranieri. Non disquisisco sulla loro competenza o meno sulla gestione di questi templi della cultura eterna ma mi fa arrabbiare il fatto che in questo modo si penalizzino tutte quelle persone italianissime che quel posto se lo meritavano eccome!

Saranno sicuramente preparatissimi, agguerriti, pieni di voglia di migliorare le cose ma non mi sta bene. L’arte è il punto di forza del nostro paese, come possiamo darlo in mano a gente che nemmeno ha il passaporto italiano?

Ma che c’entrano questi personaggi qui, bravi quanto volete, nella gestione di un patrimonio di valore mondiale presente

Dite sia campanilista? E chi se ne importa! Son fiorentino di nascita e mi sento in qualche modo derubato di un pezzetto di casa mia. Mi girano le scatole. Son sanguigno, mi conoscete e mi schiero sempre da una parte o dall’altra: le mezze tinte non mi son mai piaciute e mai le ho adottate in nessuna circostanza.

Ho letto le prime interviste e le prime dichiarazioni dei direttori che arriveranno dall’estero e pare già vogliano rivoluzionare tutto. Eike Schmidt, il nuovissimo direttore tedesco della Galleria degli Uffizi, ha dato modo di credere che aumenterà la tecnologia nelle sale per rendere più gradevole la visita al pubblico.

Ora dico io… ma che vuole mettere davvero i tablet per le consultazioni delle informazioni sulle opere dentro la Galleria? E no eh! Di citrulli in giro sempre con gli smartphone e altre robe del genere che ne sono già troppi… non vorrei che per andare a spulciare la storia di un’opera lo spettatore si perdesse il gusto di ammirarla come si deve.

E poi vuole pure ridurre le code di chi attende di entrare negli Uffizi. Ecco, a me piace da matti andare a guardare i volti delle persone che aspettano di entrare in quel posto fuori dal tempo. Li osservo mentre parlano fra loro, mentre si annoiano e immaginano tutto quello che potranno vedere dopo i controlli di sicurezza. Ma perché tutto deve essere necessariamente consumato in fretta? Che senso ha?

Sarò anche all’antica ma a me Natali, il direttore in carica fino a qualche giorno fa, piaceva eccome. Almeno non affittava sale degli Uffizi per organizzare eventi privati!

Avrei preferito di gran lunga che i sette musei adesso in mano a direttori stranieri fossero affidati a competenze italiane.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che non ama vedere un patrimonio strettamente legato all’immagine italiana nel mondo sia gestito da stranieri.

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Tutti a Firenze per la settimana michelangiolesca

Ancora non siete partiti alla volta di Firenze? Cosa state aspettando ancora? Da domani fino al 19 di luglio 2015 la città sarà tutta impegnata a celebrare la mia vita e le mie opere con una serie di iniziative interessanti. Il programma è ricco di concerti, eventi, lezioni, mostre ma anche spettacoli multimediali e performance urbane.

La Settimana Michelangiolesca è promossa dal Comune di Firenze e dal Mercato Centrale di Firenze in stretta collaborazione col MIBACT e con il Polo Museale Fiorentino , Opera Medicea Laurenziana, Accademia delle Arti del Disegno, Associazione Mus.e, Assessorato alla Cultura del Comune di Carrara, Liceo Galileo di Firenze.

Gran parte delle iniziative si svolgeranno sul sagrato della Basilica di San Lorenzo ma verranno coinvolti anche altri luoghi significativi per me quali Piazza di Santa Croce e Piazza della Signoria.

Durante la presentazione dell’evento al pubblico e alla stampa, il sindaco Nardella ha precisato che “Nata lo scorso anno come un’esperimento, quest’anno Michelangiolesca ambisce a diventare un vero e proprio festival durante il quale Firenze può celebrare uno dei suoi geni. E’ un modo di ricordare vita e opere del Buonarroti, ma anche di portare e diffondere cultura in città e nei quartieri. Per questo appoggio in pieno l’idea del camper dell’arte che dalla prossima settimana si sposterà nelle periferie per raccontare le principali opere michelangiolesche”.

Perché questa settimana tutta per me avrà inizio proprio il 14 di Luglio? Il 14 luglio del 1564 Firenze fu listata a lutto per le mie esequie effettuate nella basilica di San Lorenzo. E’ un modo come un altro per ricordare il mio passaggio terreno.

Durate i prossimi giorni non verranno celebrate solamente le mie opere e le doti artistiche che ebbi in dono ma anche la mia ideologia cristiana, le mia sfaccettature politiche e etiche che sempre mi distinsero. Insomma, vi consiglio vivamente di venire a Firenze per rivivere atmosfere cinquecentesche. Verrà ricordato il trafugamento delle mie spoglie a Roma e il loro arrivo a Firenze con un carro trainato da buoi che da Piazza Santa Croce arriverà fino alla Basilica di San Lorenzo. Ci saranno ospiti speciali molto vicini a me come la Acidini e verranno letti brani tratti dagli scritti del Condivi.

Domani sera alle 19.00 in punto, in Piazza della Signoria verrà mostrato un blocco di marmo di 40 tonnellate, alto cinque metri. Ha le medesime dimensioni di quello che adoperai per dar vita al David.

Ricordatevi che durante queste giornate a me dedicate, la facciata del San Lorenzo verrà animata da elaborazioni multimediali che hanno a che fare con le mie opere.

Se desiderate scaricare il programma completo dei vari eventi, consultate la pagina web

http://www.mercatocentrale.it/eventi/michelangiolesca-2015/

Il vostro Michelangelo Buonarroti vi aspetta tutti a Firenze

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Tre giorni per vedere le mie opere a Firenze

Stanotte ho dormito poco e nulla. Per non perder tempo mi son messo a scrivere per voi un itinerario ideale da effettuare a Firenze per conoscere le opere che ho lasciato in questa città senza tempo. In nove tappe da effettuare in tre giorni potrete vedere gran parte dei lavori che consegnai in mano all’eternità. Siete pronti a partire? Vi accompagno io in questo tour dentro la bellezza e al di fuori della storia.

Casa Buonarroti

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Nel cuore del quartiere di Santa Croce, per l’esattezza in via Ghibellina, c’è casa mia. In realtà non vissi mai lì ma questo palazzo fu fatto costruire dal mi’ nipote Lionardo e venne passato in mano di erede in erede fino a quando il ramo della famiglia si estinse. Qui potrete ammirare alcune delle mie prime opere come la Battaglia dei Centauri e la Madonna della Scala ma anche alcuni modelli importanti come la facciata lignea del San Lorenzo. Pensate che la collezione più grande di disegni miei si trova proprio a casa Buonarroti. Per motivi di conservazione ne vengono esposti solo pochi per volta e a rotazione.

Chiesa di Santo Spirito

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Mettetevi l’animo in pace e attraversate l’Arno per raggiungere la Chiesa di Santo Spirito. E’ un luogo simbolo per la mia crescita artistica e non solo. Fu proprio il priore di Santo Spirito ad accogliermi dopo la morte di Lorenzo il Magnifico e fu sempre lui a permettermi di studiare e dissezionare i cadaveri provenienti dall’ospedale attiguo. Per ringraziare il priore di tante attenzioni e riguardi volli scolpire per lui e la sua Chiesa un crocifisso in tiglio. Il crocifisso dopo varie vicissitudini si trova ancora nella Sagrestia di Santo Spirito e guardandolo avrete l’impressione che quel corpo non sia fatto di legno ma di carne.

Il museo del Bargello

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Fra le opere più conosciute che abitano in questo palazzone c’è sicuramente il mio Bacco. Lo scolpii per il cardinale Raffele Riario nel 1496, durante il mio primo momento romano. Ah, ricordatevi che la coppa che il Bacco sostiene non è originale. Quella già non c’era più nel momento in cui la scultura venne esposta nel giardino delle antichità del cardinale. Il Bargello conserva altre mie opere importanti come il Tondo Pitti, il David-Apollo, il busto del Bruto e da qualche anno anche il cosiddetto crocifisso Gallino che tanto ha fatto discutere i critici d’arte.

La Galleria dell’Accademia

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Se le mie sculture vi appassionano questa tappa farà breccia nel vostro cuore e nella vostra mente. Affrontate la lunghissima coda dinnanzi all’Accademia e quello che vedrete con i vostri occhi vi ripagherà di ogni minuto di attesa. Attraversate il corridoio ammirando uno a uno i prigioni e il San Matteo e alla fine vi ritroverete ai piedi del David. Soffermatevi quanto tempo desiderate per ammirare ogni suo dettaglio. Che ve ne pare? Avete mai visto niente di simile? Via, giù.. ammettetelo: son stato proprio bravo, altro che storie.

La Galleria degli Uffizi

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Per ammirare tutti i capolavori che sono presenti all’interno degli Uffizi non è sufficiente una sola giornata. Verrete storditi da tanta bellezza che a volte potrebbe mancarvi il fiato. Rilassatevi, respirate profondamente e godetevi questo luogo surreale.  Qui troverete anche il mio Tondo Doni: l’unica opera pittorica mia su supporto mobile data per certa. Da poco è stato creato per questa tavola un allestimento tutto nuovo che val bene una visita attenta e appassionata.

Palazzo Vecchio

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Ricordatevi che siete a Firenze, non vorrete mica non visitare il centro del potere civile attuale? Palazzo Vecchio non è solo la sede del comune ma è anche uno scrigno di tesori artistici. Avete presente la Giuditta di Donatello? Dal 1988 si trova dentro questo palazzo, all’interno della Sala dei Gigli. Perché vi nomino quest’opera? Da Donatello ho imparato tanto e non posso che essergli grato. Quando arriverete al maestoso Salone dei Cinquecento, vi sarà difficile non notare il mio Genio della Vittorio. Questa scultura avrebbe dovuto far parte della Tomba di Giulio II ma da secolo fa bella mostra di sé a Palazzo Vecchio.

San Lorenzo

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Camminate qualche passo a piedi in direzione della Basilica di San Lorenzo.  Con questo edificio ho un legame assai particolare legato a tante situazioni diverse. La facciata che avrei dovuto realizzare non c’è e quella che potete ammirare non è altro che la controfacciata nuda e cruda. Entrando dal retro della Chiesa prima attraverserete la cripta del Duomo e poi arriverete prima alla Cappella dei Medici ricca di marmi policromi e poi alla Sagrestia Nuova, la mia Sagrestia. Sia la struttura architettonica che le opere conservate dentro la Sagrestia Nuova sono mie. Le quattro ore della notte, i due duchi, la Madonna con Bambino e i santi Cosma e Damiano attendono di guardare i vostri volti sorpresi da cotanto splendore. Non mi credete? Provate a entrare e poi mi saprete ridire. Ah, dimenticavo un dettaglio importante. C’è una parte sotterranea nascosta o meglio, non visibile al pubblico per una ragione conservativa nella quale ho disegnato col carboncino figure che poi avrei riproposto nella Cappella Sistina, ganzo, no?

Opera del Duomo

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Il museo dell’opera del Duomo attualmente è chiuso ma riaprirà il 29 di Ottobre completamente rinnovato e ampliato. Non perdete l’occasione di visitare questo museo perché la storia del Duomo di Santa Maria del Fiore è tutta racchiusa lì. Troverete anche la mia Pietà Bandini: quella che presi a martellate, per intenderci. E’ emotivamente impattante e val bene un’attenta osservazione da parte vostra.

Santa Croce

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Prima di tornarvene nelle vostre città, non dimenticatevi di venirmi a trovare. Dove sono? Beh, non scappo: son sepolto da secoli in Santa Croce all’interno del sepolcro che ha disegnato per me il Vasari.

La protezione del David e delle altre opere durante la Seconda Guerra Mondiale

I venti di guerra erano sempre più impetuosi e oramai si percepiva che presto un nuovo e sanguinoso conflitto avrebbe avuto inizio. Il 5 giugno del 1940 Giovanni Poggi, l’allora soprintendente delle gallerie fiorentine, ricevette una circolare urgente e riservatissima direttamente dal ministero di Roma. In questa missiva veniva ordinato di mettere subito in atto tutti i provvedimenti predisposti per tutelare il patrimonio artistico in caso di conflitto armato. Solo cinque giorni più tardi l’Italia sarebbe entrata in via ufficiale in guerra.

Le misure da prendere erano state già decise da tempo mediante cicli di conferenze e pubblicazioni che iniziarono quando la Prima Guerra Mondiale ancora era in corso. La legge 1089/1939 stabiliva quali fossero le misure da attuare che a dirla tutta non erano solo atte a proteggere effettivamente le opere ma venivano sfruttate come macchina di propaganda fascista. Avevano bisogno di paventare un’efficienza assoluta in ogni campo, compreso quello della protezione del patrimonio.

Nelle fasi iniziali della guerra il pericolo dei bombardamenti dei centri storici delle città era abbastanza remoto. Più che altro il pericolo era costituito dalle schegge di proiettili della contraerea e dalle vibrazioni che a lungo andare avrebbero potuto staccare porzioni importanti di prestigiosi affreschi.

Si iniziò a proteggere le sculture con gabbie in legno e sacchi di sabbia, coprendo poi la sommità con tettoie di eternit. Le fondamenta di alcune Chiese e palazzi storici furono rinforzate come ad esempio quelle della Basilica di San Lorenzo a Firenze.

Mano a mano che passava il tempo si capì che con molta probabilità sarebbero stati bombardati anche centri storici importanti come quello di Firenze e le misure prese fino a quel momento per la protezione del patrimonio artistico parevano davvero inadeguate.

Dall’autunno del 1942 le protezioni con il legname e i sacchi di sabbia dovettero essere sostituite con apposite coperture in muratura. Il corridoio della Galleria dell’Accademia che porta alla tribuna del David assunse un aspetto a dir poco surreale. I prigioni, la pietà Palestrina, il San Matteo e il David vennero incapsulati dentro ogive fatte di mattoni e cemento.

La soprintendenza fiorentina si trovò a fare i conti con migliaia di opere da proteggere custodite fino al momento nei musei, nelle chiese e nelle collezioni private della città. Secondo quanto riportato negli archivi della Soprintendenza Speciale per il patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, già nel giugno del 1940 il nucleo di opere più importanti degli Uffizi venne trasferito presso la Villa di Poggio a Caiano mentre nei mesi successivi altri capolavori vennero inviati al Palazzo Pretorio di Scarperia e di Poppi e nel convento di Camaldoli.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che si augura di non dover rivedere mai più cose del genere anche se lo dubita fortemente.

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la realizzazione dell’ogiva in muratura

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La protezione in muratura del David

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Questo è il corridoio della Galleria dell’Accademia di Firenze che precede la tribuna del David durante la Seconda Guerra Mondiale. L’opera che vedete senza protezione è una copia di un mio schiavo che si trova al Louvre: ecco perché non è stata coperta.

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Questo invece è il sistema di protezione con i sacchi di sabbia che si era scelto in  un primo momento

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