Arisa, una vespa sotto la gonna e una voce straordinaria: notte magica alla Versiliana
Ci sono concerti che iniziano con le luci che si abbassano e la tensione che sale, con il pubblico che trattiene il fiato e l’artista che arriva sul palco. Anche quello di Arisa sembra avere un inizio simile ma poi arriva la vespa malandrina che ha voluto la sua parte di ribalta.
È successo ieri sera, 7 agosto, sul palco del Festival La Versiliana, dove Arisa è arrivata accompagnata dai suoi musicisti per regalare al pubblico una serata di musica, racconti, risate, confessioni e grandi emozioni, in quello che si è trasformato in un concerto lungo circa due ore e mezza, capace di attraversare i grandi successi della sua carriera e le nuove canzoni del suo percorso più recente, alternando momenti di grande intensità ad altri decisamente più divertenti e sorprendenti.
E la vespa, naturalmente, merita un capitolo tutto suo.

“Domani sarò su tutti i giornali”
Arisa sta cantando sul palco quando mentre canta, una vespa si infila sotto la sua gonna di voile e la punge. Lei fa finta di niente e continua a cantare senza che le tremi la voce, fino all’ultima nota.
Terminato il brano, racconta al pubblico ignaro cosa è appena accaduto: un omicidio, o meglio, un vespicidio.
Dietro le quinte viene chiamato il costumista per cercare di liberarla dall’insetto che si è impigliato da qualche parte, e Arisa, con la sua irresistibile ironia, commenta la situazione con una frase che sembra già pronta per diventare il titolo di un giornale: “Domani sarò su tutti i giornali: Arisa ammazza la vespa che le ha punto il culo”.
“No no toglietela, io mica voglio cantare con un cadavere addosso”.
Ed è solo l’inizio di una serata che si rivelerà densa di emozioni.
Arisa porta alla Versiliana la sua parte più intima
Arisa accompagna il pubblico dentro il proprio mondo, non soltanto attraverso le canzoni, ma anche attraverso racconti personali, ricordi, confessioni e riflessioni che contribuiscono a creare fin dall’inizio un’atmosfera molto intima e complice.
È la stessa voce di Arisa, fuori campo, a introdurre il concerto, raccontandolo come una sorta di esplorazione dell’identità femminile, del dolore affrontato e del potere salvifico dell’amore e della musica, preparando così il pubblico a uno spettacolo nel quale le canzoni diventano soltanto una parte di un racconto più ampio.
Arisa parla, racconta, scherza e con la sua ironia si mette sempre in gioco.

Tra canzoni e confessioni, Arisa si racconta
Nel corso della serata sono tanti i momenti nei quali Arisa sceglie di raccontare qualcosa della propria vita, riuscendo a passare con estrema naturalezza da argomenti profondi a situazioni capaci di far sorridere il pubblico.
Parla dei suoi due cani maltesi, racconta con una buona dose di autoironia il suo rapporto con gli uomini e ammette, senza troppi giri di parole, di non essere proprio una campionessa nel campo delle relazioni sentimentali.
Proprio la sua spontaneità la renderla così vicina alle persone che la ascoltano. Non appare mai sul palco come una figura irraggiungibile, ma come una donna che racconta le proprie esperienze con sincerità, trasformando persino le proprie fragilità in qualcosa da condividere.
Perché Arisa canta in lingerie
Tra i momenti più curiosi c’è anche quello legato all’abbigliamento scelto per questo tour, con Arisa che si presenta sul palco in lingerie e decide di spiegare direttamente al pubblico il motivo di questa scelta.
La risposta è assolutamente personale. Così che la voleva il fidanzato che aveva prima, quando si trovavano a casa da soli, e che, dal momento che l’ultimo album “Foto Mosse” è ispirato proprio a quella relazione, ha deciso di portare sul palco anche quell’immagine.
Ancora una volta, Arisa riesce a fare quello che le riesce meglio: trasformare la propria vita in racconto e il racconto in musica.

I grandi successi e le nuove canzoni
Musicalmente, la serata attraversa diversi momenti della carriera di Arisa, alternando i grandi successi che il pubblico conosce e canta insieme a lei alle canzoni più recenti, comprese quelle legate al nuovo percorso artistico di “Magica favola”, presentato anche a Sanremo 2026.
La scaletta diventa così una sorta di viaggio nella sua storia musicale, con il passato che dialoga con il presente e con ogni canzone che sembra portare con sé un frammento della donna che Arisa è stata e di quella che sta diventando.
Ma sopra ogni cosa c’è la voce, quella di un usignolo. Fragile e potente allo stesso tempo, riempie lo spazio, passando da una nota quasi sussurrata a un’esplosione vocale senza perdere quella particolare sensibilità che la rende immediatamente riconoscibile.
La sua delicatezza vocale procede di pari passo con quella dell’animo che lascia intravedere durante i suoi racconti, e più la serata va avanti più diventa evidente quanto Arisa sia amata dal pubblico e quanto, allo stesso tempo, lei sembri amare profondamente le persone che sono venute ad ascoltarla.

Il pubblico fa parte dello spettacolo
Uno degli aspetti più belli del concerto è proprio il rapporto che Arisa riesce a costruire con la platea, perché la distanza tra il palco e il pubblico sembra progressivamente ridursi fino quasi a scomparire.
A un certo punto Arisa si accorge che tra gli spettatori c’è una ragazzina che festeggia il compleanno e decide di cantarle gli auguri, trasformando un momento personale in una piccola festa collettiva; poco dopo arriva anche il desiderio di un’altra ragazza, che non chiede altro che poter salire sul palco e cantare insieme a lei.
Arisa la accontenta. Sono gesti semplici, ma sono proprio questi momenti a raccontare meglio di qualsiasi discorso il rapporto che si è creato quella sera alla Versiliana.

Due ore e mezza che passano troppo velocemente
Il tempo scorre tra canzoni, racconti, risate, emozioni e applausi, fino a quando ci si accorge che sono trascorse circa due ore e mezza e che la mezzanotte è ormai vicinissima.
Il concerto termina a pochi minuti dalla mezzanotte e Arisa saluta il pubblico, lasciando pensare che sia arrivato davvero il momento dei titoli di coda.
Ma non è ancora finita.
Quando ormai molti spettatori hanno quasi smesso di sperare in un ritorno sul palco, Arisa ricompare.
E questa volta non sembra farlo soltanto per aggiungere un’ultima canzone alla scaletta.
Torna per salutare, abbracciare, per ricevere un fiore, per firmare qualche autografo, per stringere ancora una volta la mano a chi è rimasto fino alla fine.
Arisa non cerca di nascondere le proprie fragilità e non costruisce intorno a sé una figura perfetta e irraggiungibile, ma sceglie di mostrarsi con le proprie contraddizioni, con le esperienze sentimentali che l’hanno segnata, con l’ironia, con le debolezze e con quella sensibilità che sembra essere contemporaneamente la sua più grande vulnerabilità e la sua più grande forza.
Sul palco porta tutto questo e lo trasforma in musica.

La voce di Arisa è arte
Quando finalmente lascio la platea del Teatro La Versiliana, la serata è ormai finita, ma dentro di me continua a risuonare quella voce che per due ore e mezza ha attraversato il teatro, passando dalla delicatezza alla potenza, dalla malinconia all’ironia, dalla confessione alla musica.
Rimane soprattutto la sensazione di aver incontrato un’artista capace di trasformare la propria sensibilità in una forma di comunicazione potentissima, perché la voce di Arisa non è soltanto bella: è una voce che racconta un’anima.
Forse un’anima tormentata, certamente un’anima sensibile, ma soprattutto un’anima delicata, capace di entrare in contatto con le persone proprio perché non ha paura di mostrare le proprie fragilità.
Una voce che è arte.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
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Meravigliosa descrizione di questo concerto 👌👌👌👍👍👍👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏
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Grazie… meraviglioso anche il concerto :-*
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