Canova e il Perseo: la scultura che sfidò Napoleone e gli antichi
Il Perseo con la testa di Medusa è un’opera che mette assieme mitologia, politica e innovazione artistica e molto racconta della genialità del maestro neoclassico.
L’incontro tra Canova e la contessa Tarnowska: nascita di un capolavoro
Il 5 dicembre 1803 la contessa Valeria Tarnowska annota nel suo diario un momento destinato a entrare nella storia dell’arte: l’incontro con Antonio Canova, già allora universalmente riconosciuto come il più grande scultore vivente. Lo descrive semplice, modesto, quasi ignaro della propria immortalità.
Da quell’incontro nasce il desiderio della contessa di possedere un’opera dell’artista: una versione in marmo del Perseo con la testa di Medusa, firmata da Canova con un contratto datato 14 aprile 1804.
Quella commissione non darà origine a una semplice replica, ma a una delle sculture più simboliche e politicamente cariche del Neoclassicismo europeo.
Il Perseo di Canova: un dialogo diretto con l’antichità
Il Perseo con la testa di Medusa (1797–1801) rappresenta il manifesto dell’ideale canoviano: competere con l’arte antica senza imitarla servilmente. La statua guarda chiaramente all’Apollo del Belvedere, capolavoro classico sottratto da Napoleone al Vaticano nel 1797 e trasferito a Parigi.
La posa frontale, il passo maestoso, la compostezza eroica rimandano all’Apollo, ma Canova introduce un elemento narrativo decisivo: lo sguardo di Perseo è rivolto alla testa mozzata di Medusa, ispirata alla celebre Medusa Rondanini. Non più un dio astratto, ma un eroe consapevole della propria impresa.
Un gesto politico: perché il Perseo sostituì l’Apollo del Belvedere
Quando Papa Pio VII acquista la prima versione del Perseo e la colloca esattamente nella nicchia lasciata vuota dall’Apollo del Belvedere, il gesto assume un valore che va oltre l’arte. È una dichiarazione di resistenza culturale: l’Italia non ha solo un glorioso passato, ma anche un presente capace di eguagliare gli antichi.
Non a caso, l’anno successivo Canova viene nominato Ispettore generale delle Antichità e delle Belle Arti dello Stato Pontificio, ruolo chiave nella difesa del patrimonio italiano dopo le spoliazioni napoleoniche.
Il rigore filologico di Canova: miti, fonti e dettagli
Accanto al Perseo, nello studio romano di Canova, era esposta una lunga etichetta esplicativa: una vera lezione di mitologia classica. L’artista cita Omero, Igino, Suida, descrive l’elmo di Plutone, la falce ricurva (harpé), i sandali alati di Mercurio.
Questo zelo quasi archeologico rivela due aspetti fondamentali ovvero la ricerca ossessiva dell’autenticità e l’interesse del pubblico colto per la correttezza iconografica.
Curiosamente, Canova omette lo scudo riflettente, elemento cruciale nel mito di Perseo: una scelta che privilegia la purezza formale rispetto alla narrazione letterale.
La versione per la contessa Tarnowska: una replica non identica
La contessa richiese una statua “in tutto simile” a quella vaticana, ma Canova stesso ammise piccole varianti. La versione destinata alla Polonia presenta un torso leggermente più slanciato, un movimento più fluido del drappeggio e l’eliminazione di un supporto marmoreo sotto il braccio sinistro.
Queste differenze riflettono una prassi tipica di Canova: perfezionare le repliche, rendendole spesso più eleganti e tecnicamente avanzate dell’originale.
Come lavorava Canova: gessi, bottega e mano del maestro
Canova partiva sempre da modelli in argilla, poi tradotti in gessi a grandezza naturale, utilizzati come riferimento per il marmo. Anche se disponeva di una vasta bottega, i committenti si aspettavano che fosse lui a intervenire personalmente nelle fasi finali.
Non a caso, Canova specificò nel contratto che il Perseo sarebbe stato scolpito da lui.
Il viaggio del Perseo in Polonia e la Medusa a lume di candela
Completata entro il 1806, la statua intraprende un lungo viaggio verso la Polonia. Temendo che il pavimento del palazzo Tarnowski non reggesse il peso, l’opera viene collocata nella tenuta di Horochów.
In una lettera sorprendente, Canova suggerisce alla contessa di sostituire la testa di Medusa in marmo con una in gesso e inserire una candela all’interno di quella originale, scavata appositamente. Il risultato? Un oggetto decorativo inquietante e teatrale.
Questo episodio rivela un aspetto poco noto di Canova: la sua attenzione all’effetto della luce, tanto da consigliare spesso di osservare le sue sculture a lume di candela.
Il Perseo con la testa di Medusa che parla di potere, identità culturale, competizione con l’antico e modernità. Canova non copia il passato ,ma quasi lo sfida con un linguaggio che è insieme ideale, politico e profondamente umano.
L’opera realizzata per la contessa Tarnowska oggi è custodita al Metropolitan Museum di New York.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Canova and Perseus: The Sculpture That Challenged Napoleon and the Ancients
Perseus with the Head of Medusa is a work that combines mythology, politics, and artistic innovation, revealing much of the genius of the Neoclassical master.
The Meeting Between Canova and Countess Tarnowska: Birth of a Masterpiece
On December 5, 1803, Countess Valeria Tarnowska noted in her diary a moment destined to go down in art history: her encounter with Antonio Canova, already universally recognized as the greatest living sculptor. She described him as simple, modest, almost unaware of his own immortality. From that meeting, the countess’s desire to own a work by the master was born: a marble version of Perseus with the Head of Medusa, signed by Canova in a contract dated April 14, 1804.
That commission would not simply result in a replica, but in one of the most symbolic and politically charged sculptures of European Neoclassicism.
Canova’s Perseus: A Direct Dialogue with Antiquity
Perseus with the Head of Medusa (1797–1801) represents the manifesto of Canova’s ideal: to compete with ancient art without slavishly imitating it. The statue clearly harks back to the Apollo Belvedere, a classical masterpiece stolen by Napoleon from the Vatican in 1797 and transferred to Paris.
The frontal pose, the majestic stride, and the heroic composure all hark back to Apollo, but Canova introduces a decisive narrative element: Perseus’s gaze is directed at the severed head of Medusa, inspired by the famous Medusa Rondanini. No longer an abstract god, but a hero conscious of his own deed.
A Political Gesture: Why Perseus Replaced the Apollo Belvedere
When Pope Pius VII purchased the first version of Perseus and placed it precisely in the niche left empty by the Apollo Belvedere, the gesture took on a significance that went beyond art. It is a declaration of cultural resistance: Italy has not only a glorious past, but also a present capable of rivaling the ancients.ù
It is no coincidence that the following year Canova was appointed Inspector General of Antiquities and Fine Arts of the Papal States, a key role in defending Italy’s heritage after the Napoleonic plundering.
Canova’s Philological Rigor: Myths, Sources, and Details
Next to the Perseus, in Canova’s Roman studio, a long explanatory label was displayed: a true lesson in classical mythology. The artist quotes Homer, Hyginus, and Suidas, describing Pluto’s helmet, the curved sickle (harpé), and Mercury’s winged sandals.
This almost archaeological zeal reveals two fundamental aspects: an obsessive search for authenticity and the cultured public’s interest in iconographic accuracy.
Curiously, Canova omits the reflective shield, a crucial element in the Perseus myth: a choice that prioritizes formal purity over literal narrative.
The version for Countess Tarnowska: a replica not identical
The countess requested a statue “entirely similar” to the Vatican one, but Canova himself admitted to small variations. The version intended for Poland features a slightly more slender torso, a more fluid movement of the drapery, and the elimination of a marble support under the left arm.
These differences reflect Canova’s typical practice: perfecting replicas, often making them more elegant and technically advanced than the original.
How Canova worked: plaster casts, the workshop, and the master’s hand
Canova always started from clay models, which were then translated into life-size plaster casts, used as references for the marble. Although he had a large workshop, clients expected him to personally intervene in the final stages.
It’s no coincidence that Canova specified in the contract that the Perseus would be sculpted by him.
Perseus’s Journey to Poland and the Medusa by Candlelight
Completed by 1806, the statue embarked on a long journey to Poland. Fearing that the floor of the Tarnowski Palace would not support its weight, the work was placed on the Horochów estate.
In a surprising letter, Canova suggested to the countess that she replace the marble Medusa’s head with a plaster one and insert a candle inside the original, which had been hollowed out specifically for this purpose. The result? A disturbing and theatrical decorative object.
This episode reveals a little-known aspect of Canova: his attention to the effect of light, so much so that he often recommended viewing his sculptures by candlelight.
The Perseus with the Head of Medusa speaks of power, cultural identity, competition with antiquity, and modernity. Canova doesn’t copy the past, but almost challenges it with a language that is at once idealistic, political, and profoundly human.
The work created for Countess Tarnowska is now housed at the Metropolitan Museum of Art in New York.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and invites you to join him in future posts and on social media.

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