Il vizio, la virtù e i versi che accompagnavano il disegno del Crocifisso
Vado in cerca della mia salvezza sebbene ogni tanto mi appoggi sul piede destro e a volte sul sinistro. Barcollando tra il bene e il male, cerco di rimanere in equilibrio tra aspirazioni di salvezza e moti di dannazione.
Alla fine dei conti con il destro si riesce a percorrere la retta via che conduce a Dio secondo il pensiero cinquecentesco mentre, il piede sinistro, induce a peccare.

Così ha inizio un mio madrigale che composi anni or sono per regalarlo alla mia amatissima Vittoria Colonna. Lo scrissi proprio in una lettera che le spedii non datata ma probabilmente messa nero su bianco tra il 1539 e il 1541.
Quella lettera e quei versi accompagnavano un disegno o un dipinto di un Crocifisso che donai a Vittoria.
“Fra ’l vizio e la virtute il cor confuso mi travaglia e stanca, come chi ’l ciel non vede, che per ogni sentier si perde e manca“.
In queste parole riecheggiano i versi precedenti in cui volli ribadire il concetto della salvezza contrapponendolo a quello della dannazione.
Tra i vizio e la virtù il cuore confuso mi fa tribolare e si stanca, come colui che non riesce a vedere la direzione indicata in cielo dalle stelle e si perde per i sentieri svenendo meno per la stanchezza.
“Porgo la carta bianca a’ vostri sacri inchiostri, c’amor mi sganni e pietà ’l ver ne scriva:
Mi metto a completa disposizione di te, della mia amata Vittoria Colonna, con la metafora della carta bianca e dei sacri inchiostri ma non solo. Nella dicitura velati inchiostri faccio riferimento anche ai preziosi sonetto che Vittoria mi aveva regalato, sonetti a sfondo sacro e devozionale.
Chiedo a voi, divina Vittoria, se in cielo l’umile peccatore pentito si trovi in una condizione inferiore rispetto a chi in vita è stato giusto.
A seguire vi riporto i versi integrali che composi appositamente per Vittoria Colonna.
Ora in sul destro, ora in sul manco piede
variando, cerco della mie salute.
Fra ’l vizio e la virtute
il cor confuso mi travaglia e stanca,
come chi ’l ciel non vede,
che per ogni sentier si perde e manca.
Porgo la carta bianca
a’ vostri sacri inchiostri,
c’amor mi sganni e pietà ’l ver ne scriva:
che l’alma, da sé franca,
non pieghi agli error nostri
mie breve resto, e che men cieco viva.
Chieggio a voi, alta e diva
donna, saper se ’n ciel men grado tiene
l’umil peccato che ’l superchio bene.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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