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Duomo di Milano: le vetrate variopinte

Il Duomo di Milano è ricco di opere d’arte e per ammirarle tutte un giorno interno non basta davvero. Oltre alle guglie che si elevano verso l’alto, le mirabili sculture come il San Bartolomeo Scorticato di Marco d’Agrate giusto per citarne una, vale la pena dedicare attenzioni alle sue cinquantacinque vetrate monumentali.

Queste grandi vetrate permettono ai raggi del sole di illuminare gli interni della cattedrale con giochi di luce colorati a dir poco spettacolari.

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La storia delle vetrate va di pari passo con quella del duomo. A soli vent’anni di distanza dalla sua fondazione, si cominciò a lavorare ai grandi finestroni decorati dell’abside. Era l’inizio del Quattrocento e poco a poco anche quei grandi vetri colorati prendevano forma grazie alle mani di abilissimi artigiani. Di queste prime vetrate però oggi rimangono solo pochi frammenti.

Già nel Cinquecento, un secolo dopo, molte di queste vetrate furono ricostruite. All’epoca risalgono sei busti di vegliardi che provengono dalla vetrata distrutta di Santa Giuditta e oggi inseriti all’interno di quella di San Martino. Queste preziose e antiche figure sono state attribuite al noto miniatore Michelino da Besozzo.

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Dopo il 1450, la Veneranda Fabbrica del Duomo acquistò due forni proprio per consentire la realizzazione delle vetrate in loco. Le maestranze italiane quali Stefano da Pandino, Maffiolo da Cremona, Niccolò da Varallo, Franceschino Zavattari e Cristoforo de’ Mottis furono affiancate da grandi maestri di respiro internazionale che già avevano lavorato alle vetrate delle cattedrali della renana e delle Fiandre.

Chi si fece carico di commissionare e pagare quelle grandiose vetrate?

Ebbene, la maggior parte delle vetrate più antiche furono fatte realizzare dai Visconti, allora duchi di Milano, tanto che spesso ne narravano le proprie imprese e recavano gli stemmi di famiglia.

Nei secoli a seguire furono le diverse corporazioni delle arti e dei mestieri di Milano a finanziare la realizzazione delle grandi opere in vetro. Il collegio dei notai pagò la vetrata di San Giovanni Evangelista, gli speziali tirarono fuori le palanche per quella di Santa Giuditta mentre gli orafi si fecero carico di quella di Sant’Eligio.

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La realizzazione dei grandi vetri variopinti proseguiva con il proseguire del lavori per l’edificazione del Duomo di Milano. Nel Cinquecento furono realizzate quelle delle absidi nord e sud per poi procedere con i finestroni della navata principale.

Per l’occasione arrivò a Milano Corrado Mochis direttamente dal cantiere del duomo di Colonia mentre da Lovanio giunse in città il maestro vetraio Valerio Perfundavalle. In alcune circostanze le vetrate furono realizzate partendo da un disegno mentre in altre si traspose direttamente sul vetro il cartone realizzato da importanti artisti quali l’Arcomboldo, Carlo Urbino e Pellegrino Tibaldi.

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Nella prima metà dell’Ottocento fu eseguito il quasi completo rifacimento dei grandi finestroni dell’abside principale e quelle che decorano i transetti.

In quell’epoca non si adoperava più il vecchio sistema che prevedeva l’assemblaggio dei vetri colorati sui quali veniva riportato in disegno con la lavorazione a grisaille. I disegni venivano realizzati invece con la metodologia della pittura a fuoco che è molto più simile alla pittura. In questo modo i colori si fissavano sui vetri, originariamente di colore neutro. Le vetrate così realizzate venivano terminate con tempi inferiori ma inferiore era anche la loro luminosità e la loro varietà cromatica.

Solo in un secondo momento, nel Novecento, Aldo Carpi e Janos Hajnal visto gli effetti ottenuti dai predecessori, recuperarono la vecchia tecnica per realizzare vetrate con la composizione dei vetri colorati alla stregua di un mosaico

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Milan Cathedral: the colorful stained glass windows

The Duomo of Milan is full of works of art and to admire them all one full day is not really enough. In addition to the spiers that rise upwards, the admirable sculptures such as the San Bartolomeo Scorticato by Marco d’Agrate just to name one, it is worth paying attention to its fifty-five monumental stained glass windows.

These large windows allow the sun’s rays to illuminate the interior of the cathedral with spectacular colored light effects.

The history of stained glass goes hand in hand with that of the cathedral. Just twenty years after its foundation, work began on the large decorated windows of the apse. It was the beginning of the fifteenth century and little by little even those large colored glasses were taking shape thanks to the hands of highly skilled craftsmen. Of these first stained glass windows, however, only a few fragments remain today.

Already in the sixteenth century, a century later, many of these stained glass windows were rebuilt. Six busts of old men date back to the time, coming from the destroyed window of Santa Giuditta and now inserted inside that of San Martino. These precious and ancient figures have been attributed to the well-known miniaturist Michelino da Besozzo.

After 1450, the Veneranda Fabbrica del Duomo purchased two ovens precisely to allow the creation of the stained glass windows on site. Italian craftsmen such as Stefano da Pandino, Maffiolo da Cremona, Niccolò da Varallo, Franceschino Zavattari and Cristoforo de’ Mottis were joined by great international masters who had already worked on the stained glass windows of the cathedrals of the Rhineland and Flanders.

Who took charge of commissioning and paying for those grandiose stained glass windows?
Well, most of the oldest stained glass windows were commissioned by the Visconti family, then dukes of Milan, so much so that they often narrated their exploits and bore the family crests.

In the following centuries it was the various guilds of the arts and crafts of Milan that financed the creation of the great glass works. The college of notaries paid for the stained glass window of San Giovanni Evangelista, the apothecaries brought out the palanquins for that of Santa Giuditta while the goldsmiths took charge of that of Sant’Eligio.

The creation of the large colored glass continued with the continuation of the works for the construction of the Milan Cathedral. In the sixteenth century those of the north and south apses were built and then proceeded with the large windows of the main nave.

For the occasion, Corrado Mochis arrived in Milan directly from the construction site of the Cologne cathedral, while the master glassmaker Valerio Perfundavalle arrived in the city from Louvain. In some circumstances the stained glass windows were created starting from a drawing while in others the cardboard made by important artists such as Arcomboldo was transposed directly onto the glass. Carlo Urbino and Pellegrino Tibaldi.

In the first half of the 19th century, the almost complete renovation of the large windows of the main apse and those that decorate the transepts was carried out.

At that time, the old system was no longer used which provided for the assembly of colored glass on which it was reported in the design with the grisaille technique. The drawings were instead made with the method of fire painting which is much more similar to painting. In this way the colors were fixed on the glass, originally of a neutral colour. The windows made in this way were completed in less time, but their luminosity and chromatic variety were also less.

Only later, in the twentieth century, Aldo Carpi and Janos Hajnal, seeing the effects obtained by their predecessors, recovered the old technique for making stained glass with the composition of colored glass like a mosaic

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