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Opere perdute e ritrovate

Gli anni passano uno ad uno e fagocitano opere, nascondono quadri e fanno scomparire sculture come se niente fosse. Il tempo ha portato via con se molte delle mie opere giovanili e mi dispiace assai che rimangano sconosciute al grande pubblico.

Tuttavia, seppur raramente, può capitare che qualche opera meno sfortunata delle altre riemerga dopo secoli di oblio con grande sorpresa degli addetti ai lavori. Nell’Ottobre del 1995, la Brandt, una esperta di scultura cinquecentesca, si accorse che il mio Fanciullo Arciere era stato posizionato nel bel mezzo di una fontana presso la sede della cultura francese a New York.

Subito furono aperte una serie di indagini conoscitive atte a scoprire se davvero l’opera in questione fosse stata mia o meno. Come succede sempre in questi casi, ci furono anche molte critiche aspre alla teoria della Brandt ma alla fine lei ebbe la meglio. L’anno successivo finalmente l’opera mi venne attribuita in maniera del tutto ufficiale e la cosa che più mi piacque fu il sostegno morale dato alla Brandt da Nicholas Penny, il direttore del settore rinascimentale della National Gallery di Londra:

“Visto l’alto numero delle opere giovanili di Michelangelo che sono andate disperse è ragionevole pensare che alcune statue saranno ritrovate, magari proprio sotto il naso”.

Il vostro Michelangelo.

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Lost and found works

The years pass one by one and engulf works, hide paintings and make sculptures disappear as if nothing had happened. Time has taken away with me many of my youthful works and I am very sorry that they remain unknown to the general public.

However, albeit rarely, it can happen that some less unfortunate works than the others re-emerge after centuries of oblivion to the great surprise of the experts. In October 1995, Brandt, a sixteenth-century sculpture expert, noticed that my Boy Archer had been placed in the middle of a fountain at the headquarters of French culture in New York.

Immediately a series of cognitive investigations were opened to find out if the work in question had really been mine or not. As always happens in these cases, there were also many harsh criticisms of the Brandt theory but in the end she got the better of it. The following year the work was finally attributed to me in a completely official way and the thing I liked most was the moral support given to Brandt by Nicholas Penny, the director of the Renaissance sector of the National Gallery in London:

“Given the high number of Michelangelo’s early works that went missing, it is reasonable to think that some statues will be found, perhaps right under the nose.”

Your Michelangelo.

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