La Resurrezione prima del Giudizio

La figura del Cristo che risorge che vi propongo oggi è un disegno molto noto. Probabilmente è meno nota la sua destinazione già che avrebbe dovuto essere poi concretizzato in affresco al posto del soggetto che tutti conoscono ovvero il Giudizio Universale.

Il Cristo pare rispondere improvvisamente alla chiamata del Cielo che lo attende. Si eleva verso l’alto mentre il sudario crea una sorta di arco al di sopra della sua testa. Proprio l’atteggiamento ma anche i tratti che delineano la testa ricordano da vicino Giona, ovvero il profeta che si sarebbe trovato immediatamente sopra questa figura, una volta dipinto sulla parete dell’altare della Sistina.

Il disegno in questione si trova pressi la Royal Library del castello di Windsor, a Londra.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi disegni

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Io e Sebastiano del Piombo in una mostra alla National Gallery

Michelangelo e Sebastiano. Un incontro di idee. Così si chiama la mostra che aprirà i battenti al pubblico il 15 di Marzo 2017. Mancano pochi giorni all’inaugurazione della mostra allestita presso la National Gallery di Londra e le opere poco a poco stanno lasciando i loro siti abituali espositivi alla volta della prestigiosa galleria d’oltre manica.

La mostra, con lo scopo di mettere sotto i riflettori la nostra amicizia e soprattutto la nostra stretta collaborazione artistica, proporrà al pubblico settanta differenti opere fra le quali sculture, dipinti, disegni ma anche lettere.

Fra le opere più importanti c’è sicuramente la prima versione del mio Cristo Portacroce, quello con il volto venato per intenderci. E’ arrivato a Londra da Bassano Romano e adesso attende solo di essere ammirato da un vasto pubblico.

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Un’altra opera molto attesa è la cosiddetta Pietà di Viterbo: un dipinto a olio su tavola che Sebastiano del Piombo realizzò adoperando un mio cartone su commissione di Giovanni Botonti per la chiesa di San Francesco di Viterbo. Nonostante la Soprintendenza alle Belle Arti, sulla base della relazione tecnica fornita dall’Istituto Centrale per il Restauro, abbia dato parere negativo riguardo allo spostamento della Pietà, l’opera ha comunque raggiunto Londra. Tutti i lavori e gli oneri relativi al trasporto saranno sostenuti dalla National Gallery e inoltre, lo stesso museo, dovrà farsi carico del monitoraggio costante della tavola. Il museo di Viterbo presso il quale è abitualmente conservare la Pietà, riceverà in cambio un’opera altrettanto importante.

Quando la Pietà di Viterbo oramai era pronta per lasciare il museo, la cassa che avrebbe dovuto accogliere la tavola era troppo piccola e la complessa operazione di incassamento per ovvie ragioni è stata rimandata a qualche giorno più tardi.

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Venticinque anni di amicizia raccontati attraverso il carteggio e le opere nate proprio in quegli anni. La mostra Michelangelo e Sebastiano. Un incontro di idee aprirà come detto prima il 15 di marzo e rimarrà aperta fino al 25 di giugno del 2017.

Se volete guardare il trailer di questa interessante mostra della National Gallery, cliccate qui.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La Deposizione nel Sepolcro

La Deposizione nel Sepolcro è una di quelle opere che fanno molto discutere per la sua attribuzione. Si trova esposta alla National Gallery di Londra e il suo stato di incompletezza rende assai difficile risalire con certezza al’autore. Fatto sta che in molti sostengono che sia mia tenendo in considerazione differenti fattori come documenti dell’epoca, copie delle pose dei personaggi da parte di celebri artisti ( quando si tratta di copiare c’è sempre Raffaello in mezzo), disegni, stesura dei colori e scelta della tavolozza.

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Si presume che questa tavola possa essere quella citata in un documento bancario che attesta il fatto che io, il 2 Settembre del 1500, venni pagato dai frati agostiniani sessanta ducati per un dipinto su tavola da collocare in Sant’Agostino a Roma. In un altro registo agostiniano si faceva riferimento a quest’opera come pala d’altare destinata alla cappella di Giovanni Ebu, vescovo di Crotone. In tutti i documenti rinvenuti non c’è alcun accenno al soggetto della tavola però, dato che si trattava di una cappella funebre, una Pietà o una Deposizione mi pare più che appropriata.

Cosa non da poco, gli esecutori delle volontà testamentarie del vescovo Ebu, erano molto vicini a Riario che in quel frangente era proprio il mio protettore. La tavola in questione però mai fu collocata nella cappella di destinazione e restituì i danari ricevuti. Perché non consegnai il lavoro ai committenti? Forse non l’avevo concluso per lasciar spazio a commissioni più importanti? E’ probabile…e la Deposizione della National Gallery è incompleta. Un caso? Forse, ma io al caso mica c’ho mai creduto.

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Nella collezione Farnese, in un inventario del 1644, la tavola compare autografa mia con la dicitura “Christo condotto al sepolcro“. Successivamente venne venduta a Robert Macpharson e poi entrò, anni dopo, alla National Gallery. Fu Zeri il primo a mettere in dubbio che quest’opera l’avessi realizzata io. Successivamente, studi approfonditi condotti da Hirst e da altri esperti, hanno invece confermato la paternità.

Esiste anche un disegno mio conservato al Louvre che raffigura la donna in ginocchio in primo piano. Ci sarebbe da scrivere per ore analizzando tutti i unti che sono stati presi in considerazione per l’attribuzione di questa pala. Voi scervellatevi ancora nel capire se quest’opera sia mia o meno, io mi vado a preparare un caffè ma parecchio corretto visto che la colonnina di mercurio è scesa di parecchio sotto la soglia di guardia.

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La cacciata dei mercanti dal tempio

Questo disegno a carboncino non è fra i miei più noti ed è conservato presso il British Museum di Londra ma ve lo voglio far conoscere perché è degno di nota.

Cristo al centro della scena col braccio destro alzato fa schioccare il flagello contro il popolo che lo circonda. Un paio di figure portano sul capo delle ceste piene di roba da vendere: se aguzzate la vista vi accorgerete che su capo di una venditrice ci sono pure un paio di vispe galline con tanto di cresta.

Seduto di schiena c’è il mercante che tenta in malo modo di sorreggere il banco di legno che Cristo con gesto potente del braccio sinistro gli ha appena rovesciato.

Ci sono diversi fogli miei , tutti peraltro appartenenti allo stesso periodo, della cacciata dal tempio. Anche il recto del foglio è riccamente illustrato con il medesimo soggetto. Son vecchio, la memoria mia talvolta non è più così buona come quella di un tempo. Chissà cosa avevo in mente di realizzare e per chi!

Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: “La Scrittura dice: la mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne frete una spelonca di ladri“- dal vangelo di Matteo

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi numerosi disegni.

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Una giovane donna per insegnare a disegnare

Questo disegno è uno dei tanti che sono stati acquistati dal British Museum di Londra direttamente dai miei successori. Raffigura una giovane donna abbigliata con una semplice camicia arricchita da un corsetto che le cinge la vita. Sul petto sfoggia una spilla decorata con una testa alata che con il pensiero rimanda a un putto. Questa figura ricorda vagamente una Parca avente uno sguardo a metà fra il triste e il rassegnato.

In un primo momento il disegno in questione venne attribuito a uno dei ragazzi che lavorava per me. Il Berenson lo ribattezzò col nome di Andrea di Michelangelo Qualche anno più tardi il giovane che avrebbe disegnato questa donna sarebbe stato identificato in Stefano Lunetti.

Tuttavia, in epoca più moderna, dopo alcuni ritrovamenti significativi riguardanti la medesima figura copiata più volte da mani diverse, il foglio è stato attribuito in via definitiva a me. Lo avevo realizzato con l’intento di destinarlo all’insegnamento del disegno: un po’ come il foglio di Oxford che realizzai per Andrea Quaratesi affinché si esercitasse nella pratica del disegno. Il modo con il quale condussi questa chioma ricciola è comune anche il altri disegni che avevo tracciato proprio per l’insegnamento.

Questo foglio è stato datato tra i 1525 e il 1530 da uno dei miei più grandi conoscitori di sempre: Charles del Tonlay.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta: deve tornare ai suoi affanni quotidiani.

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Disegni per la Pietà Warwick

Conoscete la mia Pietà Warwick? Beh forse no, non è così nota come altri miei lavori e se ne sta chiusa al riparo dalla luce. La carta è troppo delicata per rimanere permanentemente esposta e i secoli che porta addosso le pesano eccome!

Di questa particolare Pietà sono rimasti due studi: quello più completo fu acquistato in un’asta del 1896 indetta da Cristie’s dal British Museum di Londra mentre il foglio riguardante lo studio di una sola figura di tutto il complesso è conservato attualmente presso la Royal Library del castello di Windsor.

Questa Pietà tracciata con carboncino nero deve il suo nome che suona forestiero al Duca che l’ha posseduta fino al momento della vendita all’asta. La composizione è assai inusuale. Solitamente le Pietà mica venivano raffigurate così.

Se guardate bene vedrete la Vergine sedere a terra quasi fosse una di quelle Madonne dell’Umiltà cinquecentesche. Il Cristo morto le riposa in grembo: in fondo è sempre il Figlio da cullare, da stringere a sé e da confortare nonostante tutto e tutti.

Accanto e dietro a queste due figure predominanti disegnai altri personaggi fra i quali potete distinguere Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea e San Giovanni.

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La figura a seguire invece è lo studio eseguito per il personaggio inginocchiato che si trova a destra della Vergine ovvero San Giovanni che mai manca nelle commissioni fiorentine.

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Entrambi i disegni dovrei averli eseguiti fra il 1532 e il 1534. La composizione tendenzialmente larga e piuttosto bassa sembra essere ideata per un tondo in marmo che probabilmente mai ebbi modo di concretizzare.

Chissà, forse un giorno salterà fuori da qualche parte, perduto chissà dove e attribuito a chissà chi, questo tondo dimenticato per secoli sotto cumuli di polvere stantia. Sarebbe un bel regalo non solo per me ma anche per chi apprezza i  miei lavori.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti sempre perso fra disegni e scartoffie da leggere e rileggere.

I bronzi di Michelangelo? Neanch’io sapevo di aver realizzato questi cosi

Ieri sera sono andato a letto assai tardi. M’ero messo a guardare una trasmissione sul Bernini e dopo un po’ Morfeo ha avuto la meglio. Stamani mi son ritrovato addormentato sulla cassetta della frutta rovesciata a guisa di divano improvvisato.

Come se non bastasse ho dormito pure male e ho avuto degli strani incubi. La mia mente s’è immaginata nel sonno che in un museo di Cambridge qualcuno avesse avuto la brillante idea di attribuirmi due opere in bronzo. Due uomini nudi che cavalcavano a pelo un par di pantere. La notizia in pochi minuti aveva fatto il giro del mondo conquistandosi addirittura la prima pagina della cultura su noti giornali a tiratura internazionale. Due opere altre quasi un metro che a detta loro avrei dovuto fondere fra la conclusione del David e l’inizio degli affreschi della Cappella Sistina.

Da tanto che questi qui erano convinti che le avessi fatte io gli avevano anche fatto i raggi x per confermare le loro ipotesi. Erano proprio convinti fosse roba mia quella lì.

Ma siamo sicuri che quello sia stato un sogno? Bah, m’è parso più che altro un incubo.

Come già sapete da tempo io non ho alcuna intenzione di rivelarvi la paternità o meno delle mie opere perché mi garba parecchi vedervi tutti intenti a discutere, ad arrovellarvi il cervello e disquisire su questioni che mi riguardano.

Questa delle du’ pantere in bronzo con i cavalieri però m’ha fatto ridere davvero. Ma se d’animali n’avrò scolpiti e disegnati un paio in tutta la mi’ vita, quelle fiere lì sarebbero mie? E poi il bronzo… ma lo san tutti che ‘un ero bono a lavorarlo come si deve e anche per fare la fusione del Giulio II bolognese mi avvalsi della collaborazione di un omo che sapeva maneggiare bene quella materia. Secondo i loro conti queste fusioni le avrei addirittura fatte prima del Giulione colossale… ma dai, se avevate bisogno di un po’ di pubblicità ci son modi migliori di questo, suvvia!

A onor di cronaca vi faccio vedere questi due cosi…belli, per carità, ma sarebbero miei? Io non me li ricordo e vi assicuro che sbronzo non sono mai stato.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, da oggi pure esperto di fusione, almeno secondo il parere di qualcuno.

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