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Eugenio Battisti, lo storico dell’arte che sfidò le regole: un libro ne riscopre il pensiero

Eugenio Battisti, storico dell’arte, docente, critico e intellettuale dalla curiosità inesauribile, è stato una delle personalità più originali della cultura italiana del Novecento. Il suo lavoro ha attraversato discipline differenti, dalla letteratura alla musica, dal teatro all’architettura, fino alle manifestazioni più contemporanee della creatività.

A riportare l’attenzione sulla sua figura è il volume Oltre la storia dell’arte. Eugenio Battisti nel centenario della nascita (1924-2024), pubblicato da Olschki Editore e curato da Tommaso Casini e Claudio Gamba, in collaborazione con Antonio Soldi.

Un libro nato in occasione del centenario della nascita dello studioso, avvenuta a Torino il 14 dicembre 1924, ma che non è solo dedicato alla sua commemorazione. Si tratta infatti di un articolato progetto scientifico che restituisce la complessità di un intellettuale difficilmente riconducibile a una sola disciplina.

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Eugenio Battisti, una curiosità intellettuale senza confini

Il volume raccoglie i contributi del convegno internazionale organizzato all’Università IULM l’11 e il 12 dicembre 2024, arricchiti da ulteriori interventi maturati durante il lavoro di ricerca.

L’iniziativa ha coinvolto studiosi di generazioni e ambiti differenti, insieme a persone che hanno conosciuto Battisti, collaborato con lui o ne hanno approfondito gli scritti.

La sua produzione attraversa un territorio vastissimo: dalla storia dell’arte antica e moderna alla critica contemporanea, dall’archeologia dell’architettura alla cultura visiva, senza trascurare teatro, musica e letteratura. Anche la sua attività sulle riviste, tra cui Il Mondo, Marcatré, Gran Bazaar e Psicon, testimonia la volontà di partecipare attivamente al dibattito culturale del proprio tempo.

Leggendo i contributi del volume emerge la sua insofferenza verso le classificazioni rigide e le interpretazioni considerate definitive. Battisti preferiva riaprire le questioni he sembravano note, tornare alle fonti e interrogare nuovamente le opere.

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L’Antirinascimento: quando la storia dell’arte cambia prospettiva

Tra i temi centrali del libro non poteva mancare L’Antirinascimento, l’opera pubblicata da Feltrinelli nel 1962 e destinata a diventare uno dei contributi più originali di Battisti.

Con questo studio lo storico dell’arte propose una lettura che si allontanava dalle grandi narrazioni tradizionali del Rinascimento. Non era interessato soltanto ai fenomeni che avevano contribuito a definire l’immagine canonica di quell’epoca, ma anche a tutto ciò che ne restava ai margini: elementi eccentrici, contraddizioni, manifestazioni popolari, aspetti grotteschi e componenti considerate minori.

Era un modo diverso di guardare alla storia, che trovava importanti affinità con il pensiero di Aby Warburg e con la sua attenzione alle connessioni tra immagini, culture e tradizioni.

Il libro di Battisti non ebbe inizialmente una grande accoglienza nell’ambiente accademico italiano. Alcune delle principali riviste della critica d’arte preferirono non occuparsene, mentre altri studiosi ne riconobbero la portata innovativa. Proprio questa vicenda aiuta a comprendere quanto fosse difficile collocare il suo lavoro entro le categorie critiche allora dominanti.

Nel volume, Chiara Smeraldi torna su uno degli aspetti più interessanti di questa ricerca con il contributo Il comico figurativo da e oltre L’Antirinascimento. L’autrice approfondisce in particolare l’attenzione riservata da Battisti alle rappresentazioni comiche del Cinquecento, riconoscendo in quelle immagini un fenomeno meritevole di una vera e propria lettura storico-artistica.

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Il rapporto con me

Un capitolo interessante per me (ma non solo) riguarda il rapporto di Eugenio Battisti con la mia produzione artistica, alla quale dedicò una parte significativa delle proprie ricerche.

Il primo studio risale al 1954, quando pubblicò sulla rivista Rinascimento il saggio La critica a Michelangelo prima di Vasari. L’interesse per me non si esaurì in quell’occasione e continuò a svilupparsi negli anni, fino a confluire nel volume postumo Michelangelo fortuna di un mito. Cinquecento anni di critica letteraria e artistica, pubblicato nel 2012 e curato dalla moglie Giuseppa Saccaro Battisti.

La raccolta comprende tredici saggi e affronta la fortuna dell’artista attraverso differenti epoche e interpretazioni.

Uno degli aspetti più stimolanti del pensiero di Battisti riguarda proprio il modo in cui io è stato accolto e reinterpretato dalla cultura contemporanea. Non soltanto attraverso gli studi specialistici, ma anche tramite i mezzi di comunicazione, le riletture popolari e persino quelle manifestazioni che potrebbero essere considerate kitsch.

Si tratta di un’osservazione ancora attuale: La fortuna di un artista non si costruisce certo solo nelle università e nei musei ma anche attraverso l’immaginario collettivo, le immagini che circolano e i significati che ogni generazione attribuisce alle sue opere.

Nella visione di Battisti, non ero un artista che apparteneva al passato. Continuavo e continuo tutt’oggi a essere una presenza capace di stimolare l’immaginazione e di suggerire nuove possibilità interpretative.

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Arte contemporanea, contestazione e libertà creativa

Un altro aspetto affrontato nella pubblicazione riguarda l’attenzione di Battisti per il sistema dell’arte contemporanea e per le sue trasformazioni durante gli anni della contestazione.

Il contributo di Valentina Bartalem, ‘Una funzione da riscoprire? Eugenio Battisti e il sistema dell’arte contemporanea negli anni della contestazione‘, prende in esame alcuni scritti, anche inediti, prodotti tra gli anni Sessanta e Settanta.

Ne emerge uno studioso attento anche alle strutture che regolano il mondo dell’arte, ai rapporti tra artisti, istituzioni e pubblico e alle contraddizioni del sistema culturale.

La sua posizione era caratterizzata da una forte libertà intellettuale, che trovava espressione anche nell’interesse per l’utopia e per le esperienze creative non convenzionali.

Non è casuale che Battisti abbia fondato l’Associazione internazionale di studi sulle utopie, già attiva dal 1983 e formalmente costituita nel 1989. Anche in questo ambito emergeva il desiderio di superare le barriere del pensiero tradizionale e immaginare nuove forme di organizzazione culturale e sociale.

Una posizione che si ritrova anche nelle sue riflessioni sull’anarchia e sulla creatività: non accettare passivamente le interpretazioni degli altri, verificare le fonti, ripercorrere i ragionamenti e non considerare mai concluso un problema.

Il ricordo di chi lo ha conosciuto: Eugenio Battisti oltre lo studioso

Nel volume dedicato a Battisti sono riportante anche importanti testimonianze personali, capaci di avvicinare il lettore all’uomo dietro la figura dello storico dell’arte.

Particolarmente significativa è quella di Marisa Dalai Emiliani, che ricorda Battisti come una persona sorridente e accogliente, ma anche difficile da avvicinare completamente sul piano umano. Il suo racconto restituisce alcuni episodi della loro conoscenza, compreso un viaggio in treno durante il quale Battisti, intento a lavorare, non si accorse di aver oltrepassato la propria fermata.

Frammenti di vita quotidiana che contribuiscono a rendere meno distante una personalità così complessa. Accanto al ricercatore instancabile compare un uomo con le proprie eccentricità, le proprie abitudini e un modo particolare di stare nel mondo.

Il volume pubblicato da Olschki Editore ha il merito di non trasformare il centenario in una semplice occasione celebrativa e di tornare su una figura che ha ancora molto da dire alla cultura contemporanea.

Per Battisti la storia dell’arte non poteva essere un territorio chiuso, separato dal resto della cultura. Le immagini dialogano con la letteratura, la società, la politica, la filosofia e persino con le manifestazioni più inattese della vita quotidiana.

Oltre la storia dell’arte. Eugenio Battisti nel centenario della nascita (1924-2024) è una pubblicazione preziosa per storici dell’arte, studiosi, studenti e lettori interessati a comprendere come si sia trasformato il pensiero critico nel Novecento.

Ma è anche un invito a riscoprire uno studioso che non aveva paura di mettere in discussione ciò che sembrava acquisito.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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