Modigliani, scultura da 35 milioni di dollari: Tête all’asta dopo 50 anni
La testa scolpita nella pietra da Amedeo Modigliani, è destinata a diventare una delle opere all’asta più attese della stagione autunnale sul mercato internazionali.
Si intitola Tête, risale al 1911-1912 e potrebbe essere venduta per una cifra compresa tra 28 e 35 milioni di dollari. A proporla sarà Phillips, nella vendita serale di arte moderna e contemporanea in programma a New York il 18 novembre 2026.
L’opera è rimasta per oltre cinquant’anni nella stessa collezione familiare e, secondo quanto annunciato, non è mai stata offerta prima in asta.
È l’occasione per tornare a osservare un capitolo fondamentale, e spesso meno conosciuto, della carriera di Modigliani: quello in cui l’artista cercò nella pietra una forma di bellezza essenziale, lontana dalla riproduzione fedele della realtà.
Una scultura rarissima di Modigliani
Quando si parla di Modigliani, l’immaginario corre immediatamente ai suoi celebri ritratti dipinti, ai colli lunghi, agli occhi enigmatici e ai volti che sembrano sospesi in una dimensione senza tempo. Ma prima di diventare uno dei pittori più riconoscibili del Novecento, l’artista livornese dedicò una parte decisiva della propria ricerca alla scultura.
Le sue teste scolpite sono pochissime rispetto alla produzione pittorica. Si stima che Modigliani abbia realizzato circa 28 sculture in pietra, un corpus limitato e oggi in gran parte conservato in importanti collezioni museali.
Fra le istituzioni che custodiscono opere scultoree dell’artista figurano il Museum of Modern Art e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, la Tate di Londra e il Musée National d’Art Moderne di Parigi.
Con i suoi 73,7 centimetri di altezza, Tête appartiene al gruppo delle teste di maggiori dimensioni ancora in mani private. La stima di 28-35 milioni di dollari riflette la combinazione di rarità, dimensioni, qualità artistica e storia collezionistica.
Il prezzo finale, naturalmente, sarà determinato dall’esito della competizione tra gli offerenti. Ma già prima della vendita la scultura si presenta come uno dei lotti da seguire con maggiore attenzione.
Il volto allungato, gli occhi stilizzati
Basta osservare Tête per riconoscere il linguaggio inconfondibile di Modigliani. Il volto si sviluppa in verticale, il naso è pronunciato, gli occhi sono ridotti a forme essenziali e i lineamenti vengono semplificati fino a perdere ogni dettaglio superfluo. La figura conserva una riconoscibile umanità, ma sembra allo stesso tempo allontanarsi dal ritratto tradizionale.
Non è la somiglianza individuale a guidare la ricerca dell’artista. È piuttosto il rapporto fra le parti, l’equilibrio dei volumi, il ritmo delle linee e la capacità di trasformare un volto in una forma autonoma.
La pietra non viene trattata come una superficie sulla quale riprodurre la realtà. Diventa il mezzo attraverso cui arrivare a una sintesi più radicale.
In questa scultura, la bellezza non dipende dall’espressione del volto o dalla ricchezza dei particolari. Nasce dalla proporzione, dalla verticalità e dalla semplificazione.
È una delle ragioni per cui le teste di Modigliani continuano a esercitare un fascino particolare: sembrano appartenere contemporaneamente a un passato remoto e alla modernità del Novecento.
Modigliani e la scultura: gli anni decisivi a Parigi
Tra il 1911 e il 1912, Modigliani si dedicò intensamente alla scultura, sperimentando una strada diversa da quella che lo avrebbe reso celebre presso il grande pubblico.
Nell’ambiente artistico parigino entrò in contatto con nuove idee sulla forma e sulla funzione dell’opera d’arte. La scultura non doveva più necessariamente imitare il corpo umano o riprodurne fedelmente l’anatomia. Poteva diventare una ricerca autonoma, fondata su volumi, geometrie e rapporti spaziali.
In questo percorso fu importante anche il confronto con Constantin Brancusi, scultore impegnato a ridurre le forme all’essenziale.
Modigliani guardò inoltre a tradizioni artistiche molto lontane dalla cultura figurativa europea del suo tempo, fra cui l’arte egizia e la scultura africana e cicladica. Questi riferimenti contribuirono alla costruzione di un linguaggio personale, nel quale le suggestioni del passato venivano trasformate in una visione profondamente moderna.
Ogni volto diventa una struttura rigorosa, nella quale le singole parti concorrono a creare un insieme armonico.
Il sogno del “tempio della bellezza”
L’artista immaginava un progetto ampio, un ideale tempio della bellezza in cui le teste e le figure femminili, concepite anche come cariatidi, potessero dialogare all’interno di un unico spazio architettonico.
Era un’ambizione che non riuscì a realizzare, ma che aiuta a comprendere il significato delle sue sculture.
Le teste partecipavano a una visione nella quale la forma umana poteva assumere una funzione quasi architettonica e spirituale.
La loro verticalità, la semplificazione dei tratti e la frontalità evocano una presenza solenne, lontana dall’immediatezza del ritratto naturalistico.
In Tête, questa tensione si percepisce nella capacità di trasformare un volto in qualcosa di più di una rappresentazione individuale. La scultura sembra cercare una bellezza che non appartenga a una persona precisa, ma a un’idea universale della figura umana.
Dalla pietra ai celebri ritratti: l’altra faccia di Modigliani
La stagione scultorea occupa una parte relativamente breve della carriera di Modigliani, ma è essenziale per comprendere anche la sua pittura.
Le proporzioni allungate, i lineamenti semplificati e la ricerca di un equilibrio tra riconoscibilità e astrazione ricompaiono nei suoi dipinti. Quello che nella pietra diventa volume, nella pittura si trasforma in linea, colore e superficie.
La scultura permette di cogliere con particolare chiarezza il processo attraverso cui Modigliani costruisce il proprio linguaggio. Il volto non viene semplicemente osservato: viene reinventato.
Tête merita attenzione al di là della cifra milionaria. La vendita riporta al centro un artista che non fu soltanto il pittore dei celebri ritratti dagli occhi enigmatici, ma anche uno dei protagonisti della ricerca scultorea dei primi decenni del Novecento.
Dove vedere Tête prima dell’asta di New York
Prima della vendita del 18 novembre 2026, Phillips ha programmato una presentazione internazionale della scultura.
Il calendario annunciato prevede tre tappe:
- Londra: dal 13 al 15 ottobre 2026.
- Parigi: dal 17 al 21 ottobre 2026.
- New York: dal 7 al 18 novembre 2026, presso la sede Phillips al 432 di Park Avenue.
Il percorso permette a collezionisti e appassionati di osservare da vicino un’opera rimasta per decenni lontana dal mercato pubblico.
Le teste false di Modigliani: la beffa di Livorno
Parlando delle teste scolpite di Modigliani, è impossibile non ricordare uno degli episodi più clamorosi della storia dell’arte italiana.
Nel 1984, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita dell’artista, furono ripescate dai fossi di Livorno alcune sculture che vennero inizialmente attribuite al maestro livornese.
La vicenda si trasformò presto in una clamorosa beffa: tre studenti, Pietro Luridiana, Michele Ghelarducci e Pierfrancesco Ferrucci, dichiararono di aver realizzato una delle teste per dimostrare quanto fosse facile ingannare gli esperti, mentre un’altra scultura fu realizzata da Angelo Froglia, pittore e scultore livornese.
L’episodio suscitò un enorme clamore mediatico e riaccese il dibattito sull’autenticità delle opere d’arte. Una storia che ricorda quanto il fascino delle teste di Modigliani possa spingere persino gli specialisti a confrontarsi con il confine, talvolta insidioso, tra capolavoro e falso.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Modigliani, $35 Million Sculpture: Tête Heads to Auction After 50 Years
This stone-carved head by Amedeo Modigliani is set to become one of the most anticipated auction lots of the international autumn season.
Titled Tête and dating back to 1911–1912, the piece could fetch between $28 million and $35 million. It will be offered by Phillips during its Modern and Contemporary Art evening sale, scheduled for November 18, 2026, in New York.
The work has remained in the same family collection for over fifty years and, according to the announcement, has never before been offered at auction.
This is an opportunity to revisit a fundamental—and often lesser-known—chapter of Modigliani’s career: the period when the artist sought a form of essential beauty in stone, far removed from the faithful reproduction of reality.
An Exceptionally Rare Modigliani Sculpture
When Modigliani is mentioned, thoughts immediately turn to his famous painted portraits—with their elongated necks, enigmatic eyes, and faces that seem suspended in a timeless dimension. Yet, before becoming one of the most recognizable painters of the 20th century, the artist from Livorno dedicated a crucial part of his creative practice to sculpture.
His carved heads are few in number compared to his paintings. It is estimated that Modigliani created approximately 28 stone sculptures—a limited body of work, much of which is now housed in major museum collections.
Institutions holding the artist’s sculptures include the Museum of Modern Art and the Solomon R. Guggenheim Museum in New York, the Tate in London, and the Musée National d’Art Moderne in Paris. Standing 73.7 centimeters tall, Tête belongs to the group of larger-scale heads still in private hands. Its estimated value of $28–35 million reflects a combination of rarity, size, artistic quality, and provenance.
The final price will, of course, be determined by the competition among bidders. Yet, even before the sale, the sculpture stands out as one of the lots to watch most closely.
The elongated face, the stylized eyes
One need only look at Tête to recognize Modigliani’s unmistakable style. The face is vertically elongated, the nose is prominent, the eyes are reduced to essential forms, and the features are simplified, stripped of all superfluous detail. The figure retains a recognizable humanity, yet simultaneously seems to move away from traditional portraiture.
It is not individual likeness that drives the artist’s quest; rather, it is the relationship between parts, the balance of volumes, the rhythm of lines, and the ability to transform a face into an autonomous form.
The stone is not treated merely as a surface upon which to reproduce reality; it becomes the medium through which a more radical synthesis is achieved.
In this sculpture, beauty does not depend on facial expression or a wealth of detail; it arises from proportion, verticality, and simplification.
This is one reason why Modigliani’s heads continue to exert a unique fascination: they seem to belong simultaneously to a distant past and to the modernity of the twentieth century.
Modigliani and sculpture: the decisive years in Paris
Between 1911 and 1912, Modigliani devoted himself intensely to sculpture, exploring a path distinct from the one that would eventually bring him widespread fame. Within the Parisian art scene, he encountered new ideas regarding the form and function of the work of art. Sculpture no longer had to necessarily imitate the human body or faithfully reproduce its anatomy; it could become an autonomous pursuit grounded in volumes, geometric shapes, and spatial relationships.
His engagement with Constantin Brancusi—a sculptor dedicated to distilling forms to their essence—also played a significant role in this journey.
Modigliani also looked to artistic traditions far removed from the European figurative culture of his time, including Egyptian art and African and Cycladic sculpture. These influences contributed to the development of a personal artistic language, in which echoes of the past were transformed into a deeply modern vision.
Each face becomes a rigorous structure, where individual elements combine to create a harmonious whole.
The dream of the “Temple of Beauty”
The artist envisioned an ambitious project—an ideal temple of beauty—where female heads and figures (including those conceived as caryatids) could interact within a unified architectural space.
Although he never realized this ambition, it helps us understand the significance of his sculptures.
These heads were part of a vision in which the human form could take on an almost architectural and spiritual function.
Their verticality, the simplification of features, and their frontal orientation evoke a solemn presence, far removed from the immediacy of naturalistic portraiture.
In Tête, this tension is palpable in the work’s ability to transform a face into something more than an individual likeness. The sculpture seems to seek a beauty that belongs not to a specific person, but to a universal idea of the human figure.
From stone to celebrated portraits: the other side of Modigliani
His period of sculpting represents a relatively brief chapter in Modigliani’s career, yet it is essential for understanding his painting as well.
Elongated proportions, simplified features, and a quest for balance between recognizability and abstraction reappear in his paintings. What manifests as volume in stone transforms into line, color, and surface in his paintings.
Sculpture offers a particularly clear view of the process by which Modigliani developed his artistic language. The face is not merely observed; it is reinvented.
Tête merits attention beyond its multi-million-dollar price tag. The sale brings back into the spotlight an artist who was not only the painter of famous portraits with enigmatic eyes but also a key figure in the sculptural explorations of the early 20th century.
Where to see Tête before the New York auction
Ahead of the sale on November 18, 2026, Phillips has organized an international tour for the sculpture.
The announced schedule includes three stops:
London: October 13–15, 2026.
Paris: October 17–21, 2026.
New York: November 7–18, 2026, at the Phillips headquarters at 432 Park Avenue.
This tour offers collectors and enthusiasts the chance to view up close a work that has remained absent from the public market for decades. Modigliani’s Fake Heads: The Livorno Hoax
When discussing Modigliani’s sculpted heads, it is impossible not to recall one of the most sensational episodes in the history of Italian art.
In 1984, during celebrations marking the centenary of the artist’s birth, several sculptures were retrieved from the canals of Livorno and initially attributed to the master from the city.
The affair soon turned into a sensational hoax: three students—Pietro Luridiana, Michele Ghelarducci, and Pierfrancesco Ferrucci—claimed to have created one of the heads to demonstrate how easy it was to fool the experts, while another sculpture was the work of Angelo Froglia, a painter and sculptor from Livorno.
The incident sparked a massive media frenzy and reignited the debate regarding the authenticity of artworks. It is a story that reminds us how the allure of Modigliani’s heads can lead even specialists to confront the sometimes treacherous boundary between masterpiece and forgery.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti, bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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