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Pittura a Napoli dopo Caravaggio: a Forte dei Marmi il Seicento napoletano

Da oggi fino al 27 settembre 2026, il Forte Pietro Leopoldo I a Forte dei Marmi, ospita la mostra ‘Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito‘.

Promossa dal Comune e dalla Fondazione Villa Bertelli, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito, l’esposizione curata da Nadia Bastogi è un racconto intimo, quasi umano, del secolo d’oro napoletano.

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Dopo Caravaggio: la rivoluzione della luce

Tutto parte da lui, Michelangelo Merisi da Caravaggio. Il suo passaggio a Napoli tra il 1606 e il 1610 ha contribuito ad accelerare il passaggio all’epoca successiva nel mondo dell’arte. I pittori napoletani non si limitarono a guardarlo: si “convertirono”, come ricordano gli studi critici, a un nuovo modo di vedere il mondo.

La realtà entra nei dipinti senza filtri, i corpi diventano veri, le emozioni palpabili. E proprio questo passaggio, così radicale, è il filo conduttore della mostra. Non un elenco di opere, ma una narrazione che segue passo dopo passo l’evoluzione di uno sguardo.

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Il racconto di una collezione unica: lo sguardo di Giuseppe De Vito

C’è però un altro protagonista, silenzioso ma decisivo: Giuseppe De Vito. La mostra è anche un viaggio nella sua mente, nel suo modo di osservare, scegliere, studiare.

Come ha ricordato il presidente della fondazione Giancarlo Lo Schiavo, De Vito era uno “scienziato prestato all’arte”, capace di unire rigore e intuizione. “Comprava per studiare e studiava per comprare”: una frase che racconta perfettamente il senso di questa raccolta, costruita senza compromessi, solo attraverso opere di qualità assoluta.

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All’inizio del percorso – o alla fine, secondo la sensibilità del visitatore – documenti, materiali e un video permettono di entrare nella sua storia, comprendendo cosa significhi oggi custodire e trasmettere un patrimonio culturale.

Dai primi caravaggeschi al trionfo del Barocco

Salendo ai piani superiori, la mostra si apre come un racconto in capitoli. Il percorso, volutamente cronologico, permette di seguire con chiarezza gli sviluppi della pittura napoletana.

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Si parte dai pittori del naturalismo, coloro che hanno visto le opere di Caravaggio e ne hanno assorbito la forza. Tra questi emerge Battistello Caracciolo, con il suo intenso San Giovanni Battista, capace di restituire tutta la verità umana del soggetto.

Fondamentale è poi la presenza di Jusepe de Ribera, figura centrale, rappresentato da un capolavoro firmato e datato. Attorno a lui si sviluppa una vera scuola, un dialogo tra artisti che rielaborano il naturalismo aprendosi progressivamente ad altre influenze.

Napoli, del resto, è una città viva, attraversata da stimoli continui. Nelle sale successive si percepisce chiaramente questa apertura verso il classicismo romano, senza mai perdere il legame con la matrice caravaggesca.

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I capolavori che emozionano: Preti, Giordano e la forza della pittura

Il percorso culmina in un’esplosione di energia barocca. Nelle ultime sale, Mattia Preti e Luca Giordano dominano la scena con opere di grande formato e straordinaria intensità.

La Deposizione di Preti colpisce per la sua drammaticità, per quel dolore trattenuto che sembra uscire dalla tela. Poco distante, il Riposo durante la fuga in Egitto di Giordano racconta un’altra dimensione: più luminosa, più fluida, già proiettata verso un Barocco pienamente maturo.

Qui si comprende davvero ciò che la curatrice sottolinea: il naturalismo non scompare, ma si trasforma, evolve, si arricchisce.

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Natura morta, battaglie e figure femminili: i focus che arricchiscono il percorso

Accanto alla narrazione principale, la mostra offre momenti di approfondimento che arricchiscono l’esperienza.

Uno dei nuclei più affascinanti è quello della natura morta, ambito in cui Napoli eccelle. Il Vaso di fiori istoriato di Luca Forte ne è un esempio straordinario: dettagli minuziosi, colori vibranti, una bellezza silenziosa ma potentissima.

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Un altro focus è dedicato alle scene di battaglia, dinamiche e ricche di movimento, mentre nella seconda sala emerge un tema di grande attualità: la rappresentazione femminile. Eroine bibliche, sante, donne forti, in dialogo ideale con figure come Artemisia Gentileschi, protagonista di una stagione artistica sempre più riletta e valorizzata.

Visitando la mostra si ha la sensazione di attraversare il Seicento napoletano da diretti protagonisti. Di vedere nascere, trasformarsi e compiersi un linguaggio artistico che ancora oggi parla con forza.

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Forte dei Marmi, per sei mesi, diventa così un luogo in cui la pittura non si limita a essere osservata, ma si fa esperienza. Un viaggio nella luce e nell’ombra, nella fede e nella materia, nella bellezza più autentica.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Painting in Naples after Caravaggio: 17th-Century Neapolitan Art in Forte dei Marmi

From today until September 27, 2026, Forte Pietro Leopoldo I in Forte dei Marmi hosts the exhibition “Painting in Naples after Caravaggio. The 17th Century in the De Vito Foundation Collection.”

Promoted by the Municipality and the Villa Bertelli Foundation, in collaboration with the Giuseppe and Margaret De Vito Foundation, the exhibition curated by Nadia Bastogi is an intimate, almost human account of Neapolitan art’s golden age.

After Caravaggio: The Revolution of Light

Everything begins with him, Michelangelo Merisi da Caravaggio. His stay in Naples between 1606 and 1610 helped accelerate the transition to the next era in the art world. Neapolitan painters didn’t just observe him: they “converted,” as critical studies recall, to a new way of seeing the world.

Reality enters the paintings unfiltered, bodies become real, emotions palpable. And this very radical transition is the underlying theme of the exhibition. Not a list of works, but a narrative that follows the evolution of a gaze step by step.

The story of a unique collection: the gaze of Giuseppe De Vito

But there is another protagonist, silent yet decisive: Giuseppe De Vito. The exhibition is also a journey into his mind, into his way of observing, choosing, and studying.

As the foundation’s president, Giancarlo Lo Schiavo, recalled, De Vito was a “scientist turned to art,” capable of combining rigor and intuition. “He bought to study and studied to buy”: a phrase that perfectly captures the meaning of this collection, built without compromise, using only works of the highest quality.

At the beginning of the exhibition—or at the end, depending on the visitor’s sensibility—documents, materials, and a video allow visitors to delve into his story, understanding what it means today to preserve and transmit a cultural heritage.

From the Early Caravaggio School to the Triumph of the Baroque

Ascending to the upper floors, the exhibition unfolds like a narrative in chapters. The intentionally chronological itinerary allows for a clear understanding of the development of Neapolitan painting.

It begins with the painters of Naturalism, those who saw Caravaggio’s works and absorbed their power. Among these, Battistello Caracciolo stands out, with his intense Saint John the Baptist, capable of conveying the full human truth of the subject.

The presence of Jusepe de Ribera, a central figure, is also crucial, represented by a signed and dated masterpiece. Around him, a true school developed, a dialogue between artists who reworked Naturalism while gradually opening up to other influences.

Naples, after all, is a vibrant city, constantly traversed by stimuli. In the following rooms, this openness to Roman classicism is clearly evident, without ever losing its connection to Caravaggio’s influence.

Masterpieces that Move: Preti, Giordano, and the Power of Painting

The exhibition culminates in an explosion of Baroque energy. In the final rooms, Mattia Preti and Luca Giordano dominate the scene with large-format works of extraordinary intensity.

Preti’s Deposition is striking for its drama, for the restrained pain that seems to emerge from the canvas. Nearby, Giordano’s Rest on the Flight into Egypt reveals another dimension: brighter, more fluid, already projected towards a fully mature Baroque.

Here we truly understand the curator’s emphasis: naturalism does not disappear, but transforms, evolves, and enriches itself.

Still Life, Battles, and Female Figures: the Focuses that Enrich the Exhibition

Alongside the main narrative, the exhibition offers moments of in-depth exploration that enrich the experience.

One of the most fascinating sections is that of still life, a field in which Naples excels. Luca Forte’s Vase of Flowers is an extraordinary example: meticulous details, vibrant colors, a silent yet powerful beauty.

Another focus is on battle scenes, dynamic and full of movement, while the second room explores a highly topical theme: the representation of women. Biblical heroines, saints, and strong women, in ideal dialogue with figures like Artemisia Gentileschi, a protagonist of an increasingly reinterpreted and valued artistic period.

Visiting the exhibition gives the sensation of experiencing seventeenth-century Naples as a direct protagonist. You witness the birth, transformation, and fulfillment of an artistic language that still speaks powerfully today.

For six months, Forte dei Marmi thus becomes a place where painting is not merely observed, but experienced. A journey through light and shadow, faith and matter, and the most authentic beauty.

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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