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Rinascimento a Ferrara: la pittura del primo Cinquecento in mostra a Palazzo dei Diamanti

E’ in arrivo la mostra Il Cinquecento a Ferrara. Mazzolino, Ortolano, Garofalo, Dosso, seconda tappa di una più ampia e ambiziosa indagine del tessuto culturale e artistico intitolata Rinascimento a Ferrara. 1471-1598 da Borso ad Alfonso II d’Este, ovvero il periodo compreso tra l’elevazione della città a ducato e il suo passaggio dalla dinastia estense al diretto controllo dello Stato Pontificio. 

Ludovico Mazzolino
Adorazione dei Magi con i santi Bernardo e Alberico nel paesaggio, 1512
Olio su tavola, cm 57 x 61
Mamiano di Traversetolo, Fondazione Magnani-Rocca
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L’esposizione racconta le vicende della pittura del primo Cinquecento a Ferrara: dagli anni del passaggio di consegne da Ercole I d’Este al figlio Alfonso (1505) fino alla morte di quest’ultimo (1534), committente raffinato e di grandi ambizioni.

La scomparsa della generazione di Cosmè Tura, Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti aveva lasciato Ferrara alle prese con la difficile sfida di un ricambio artistico di alto livello.

Nel 1496 la scelta di ingaggiare Boccaccio Boccaccino indica la volontà di adottare un linguaggio più moderno, addolcito e morbido. All’inizio del nuovo secolo si sviluppa così una nuova scuola, meno endemica e più aperta agli scambi con altri centri, che ha come protagonisti Ludovico Mazzolino, Giovan Battista Benvenuti detto Ortolano, Benvenuto Tisi detto Garofalo e Giovanni Luteri detto Dosso.

Benvenuto Tisi detto Garofalo
Cristo portacroce, c.  1514 
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Mentre Garofalo e Dosso sono noti al pubblico, e il loro percorso è stato approfondito in maniera organica in diverse occasioni, per Mazzolino e Ortolano si tratta di un debutto assoluto, e quanto mai necessario per illustrare compiutamente e comprendere meglio il variegato panorama della pittura ferrarese dei primi decenni del XVI secolo.

Nati a Ferrara negli stessi anni, i due maestri percorrono strade piuttosto diverse: Ludovico Mazzolino (c. 1480 – c. 1528), formatosi sui modelli di Ercole de’ Roberti e del primo Lorenzo Costa, orienta il suo linguaggio in senso anticlassico, guardando alla pittura e alle incisioni tedesche, da Martin Schongauer ad Albrecht Dürer.

Nonostante dimostri di conoscere Boccaccino e la pittura veneziana, la sua arte è sempre animata da accenti visionari e da una vitalità rumorosa. Si specializza in quadri d’impeccabile fattura destinati al collezionismo privato raffiguranti scene gremite di personaggi dai tratti fisionomici caricati, quasi grotteschi, del tutto insofferenti agli ideali di grazia ed equilibrio predicati da Perugino e dai suoi seguaci.

Francesco Luteri detto Dosso Dossi 
Ercole e i pigmei, c. 1535
Olio su tela, cm 114 x 146,5
Graz, Universalmuseum Joanneum, Alte Galerie
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L’estro bizzarro di Mazzolino spicca con evidenza ancora maggiore quando lo si confronta con l’atteggiamento di Giovan Battista Benvenuti detto Ortolano (c. 1480/85 – c. 1530), caratterizzato invece da un naturalismo convinto.

Dopo l’esordio influenzato dai modi dolci di Boccaccino, Costa e Francesco Francia, Ortolano si orienta dapprima verso la cultura veneziana di Giorgione per poi avvicinarsi alle novità proposte da Raffaello. Accanto alle grandi pale d’altare eseguite nel terzo decennio, veri e propri capolavori connotati da un «classicismo naturalizzato per via del lume illusionistico», come sosteneva Longhi.

Produce numerosi quadri destinati alla devozione privata, dove l’ispirazione raffaellesca si accende di suggestioni venete, evidenti soprattutto nella resa del paesaggio. Impossibile non rimanere incantati dalla spontaneità con cui l’artista si approccia alla realtà: una luce chiara isola i personaggi e indugia silenziosa sugli oggetti.

Giovanni Battista Benvenuti detto Ortolano
Natività, c. 1506
Olio su tavola, cm 58 x 49
Parigi, Musée du Louvre, département des peintures
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Tra i riferimenti di Ortolano figura certamente Benvenuto Tisi detto Garofalo (1481 – 1559). Formatosi presso Domenico Panetti e Boccaccino, dimostra fin da giovane una grande intelligenza figurativa, che gli consente di misurarsi tempestivamente con tutte le novità che andavano affiorando nei maggiori centri della penisola. Durante il primo decennio del Cinquecento si accosta alla pittura veneziana e a Giorgione, per poi spostare il baricentro dei propri interessi verso l’Italia centrale. Nel corso della sua lunga carriera, Garofalo è il principale interprete e divulgatore ferrarese dello stile di Raffaello, di cui comprende perfettamente la portata e di cui segue lo svolgimento con attenta diligenza. Le sue pale d’altare, dalla maniera pacata ed elegante, popolano le chiese cittadine, mentre i preziosi dipinti da cavalletto sono presenti in gran numero nelle collezioni private.

Parallelamente a Garofalo si muove Giovanni Luteri detto Dosso (c. 1486 – 1542), uno degli artisti di punta della corte di Ferrara sotto i governi di Alfonso I e di Ercole II. Nato nel piccolo ducato di Mirandola, esordisce a Mantova e nel 1513 si trasferisce a Ferrara dove lavora al celebre polittico Costabili nella chiesa di Sant’Andrea, oggi alla Pinacoteca Nazionale.

Durante la giovinezza la sua pittura risente dell’influenza di Giorgione e Tiziano, dai quali trae una magnifica profondità di colore e una luce tutta veneziana. All’epoca della sua prima opera sicuramente datata, la spettacolare Madonna col Bambino in gloria e santi per il duomo di Modena (1521), è già avvenuto un contatto con me e la cultura romana: da qui in poi Dosso sviluppa uno stile personale, colto e divertito, grazie anche a una particolare sintonia con Alfonso I. Se Garofalo monopolizza le commissioni ecclesiastiche, Dosso è padrone del campo delle imprese ducali, in cui affronta temi allegorici e mitologici, desunti spesso dall’Ariosto.

Ludovico Mazzolino
Adorazione del Bambino con san Giovannino, 1526 ?
Olio su tavola trasportato su tela, cm 40 x 32
Collezione Grimaldi Fava
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La scena della pittura cittadina non sarebbe infine completa senza le opere di Domenico Panetti, Boccaccio Boccaccino, Lazzaro Grimaldi, Niccolò Pisano, il Maestro dei Dodici Apostoli: grazie al contributo di questi maestri, presenti assieme ad altri (Fra’ Bartolomeo, Romanino, Amico Aspertini, Albrecht Dürer) nel percorso espositivo, che avrà una naturale estensione nelle sale della Pinacoteca Nazionale al piano nobile di Palazzo dei Diamanti, la mostra accompagnerà il visitatore attraverso una stagione incredibilmente ricca, dove l’antico e il moderno, il sacro e il profano, la storia e la fiaba si fondono in un mondo figurativo che può definirsi, in una parola, ferrarese.

Benvenuto Tisi detto Garofalo
Minerva e Nettuno (Allegoria di Alfonso I), 1512
Olio su tavola, cm 211 x 140
Dresda, Staatliche Kunstsammlungen, Gemäldegalerie Alte Meister
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IL CINQUECENTO A FERRARA 

Mazzolino, Ortolano, Garofalo, Dosso 

Ferrara, Palazzo dei Diamanti

12 ottobre 2024 – 16 febbraio 2025 

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi pot e sui social.

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Renaissance in Ferrara: early sixteenth-century painting on display at Palazzo dei Diamanti

The exhibition Il Cinquecento in Ferrara is coming soon. Mazzolino, Ortolano, Garofalo, Dosso, second stage of a broader and more ambitious investigation of the cultural and artistic fabric entitled Renaissance in Ferrara. 1471-1598 from Borso to Alfonso II d’Este, i.e. the period between the elevation of the city to a duchy and its transition from the Este dynasty to the direct control of the Papal State.

The exhibition recounts the events of painting in the early sixteenth century in Ferrara: from the years of the handover from Ercole I d’Este to his son Alfonso (1505) until the death of the latter (1534), a refined client with great ambitions.

The passing of the generation of Cosmè Tura, Francesco del Cossa and Ercole de’ Roberti had left Ferrara grappling with the difficult challenge of high-level artistic turnover.

In 1496 the choice to hire Boccaccio Boccaccino indicates the desire to adopt a more modern, softened and soft language. At the beginning of the new century, a new school developed, less endemic and more open to exchanges with other centres, whose protagonists were Ludovico Mazzolino, Giovan Battista Benvenuti known as Ortolano, Benvenuto Tisi known as Garofalo and Giovanni Luteri known as Dosso.

While Garofalo and Dosso are known to the public, and their path has been explored in an organic manner on several occasions, for Mazzolino and Ortolano it is an absolute debut, and more necessary than ever to fully illustrate and better understand the varied panorama of Ferrara painting of the first decades of the 16th century.

Born in Ferrara in the same years, the two masters followed rather different paths: Ludovico Mazzolino (c. 1480 – c. 1528), trained on the models of Ercole de’ Roberti and the first Lorenzo Costa, oriented his language in an anti-classical sense, looking to German painting and engravings, from Martin Schongauer to Albrecht Dürer.

Although he demonstrates knowledge of Boccaccino and Venetian painting, his art is always animated by visionary accents and a noisy vitality. He specializes in paintings of impeccable workmanship intended for private collections depicting scenes full of characters with loaded, almost grotesque physiognomic features, completely intolerant of the ideals of grace and balance preached by Perugino and his followers.

Mazzolino’s bizarre flair stands out even more clearly when compared with the attitude of Giovan Battista Benvenuti known as Ortolano (c. 1480/85 – c. 1530), characterized instead by a convinced naturalism.

After his debut influenced by the sweet ways of Boccaccino, Costa and Francesco Francia, Ortolano first oriented himself towards the Venetian culture of Giorgione and then approached the innovations proposed by Raphael. Alongside the large altarpieces executed in the third decade, true masterpieces characterized by a “naturalized classicism due to the illusionistic light”, as Longhi claimed.

He produces numerous paintings intended for private devotion, where the Raphaelesque inspiration lights up with Venetian suggestions, evident above all in the rendering of the landscape. It is impossible not to be enchanted by the spontaneity with which the artist approaches reality: a clear light isolates the characters and lingers silently on the objects.

Among Ortolano’s references is certainly Benvenuto Tisi known as Garofalo (1481 – 1559). Trained under Domenico Panetti and Boccaccino, from a young age he demonstrated great figurative intelligence, which allowed him to promptly measure himself with all the innovations that were emerging in the major centers of the peninsula. During the first decade of the sixteenth century he approached Venetian painting and Giorgione, and then moved the center of gravity of his interests towards central Italy. Over the course of his long career, Garofalo was the main Ferrara interpreter and popularizer of Raphael’s style, whose scope he perfectly understood and whose development he followed with careful diligence. His altarpieces, with a calm and elegant manner, populate the city churches, while the precious easel paintings are present in large numbers in private collections.

Giovanni Luteri known as Dosso (c. 1486 – 1542), one of the leading artists of the court of Ferrara under the governments of Alfonso I and Ercole II, moved in parallel with Garofalo. Born in the small duchy of Mirandola, he made his debut in Mantua and in 1513 moved to Ferrara where he worked on the famous Costabili polyptych in the church of Sant’Andrea, now in the Pinacoteca Nazionale.

During his youth his painting was influenced by Giorgione and Titian, from whom he drew a magnificent depth of color and an entirely Venetian light. At the time of his first certainly dated work, the spectacular Madonna and Child in Glory and Saints for the Cathedral of Modena (1521), there was already a contact with me and Roman culture: from here on Dosso develops a personal style, cultured and amused, thanks also to a particular harmony with Alfonso I. If Garofalo monopolized ecclesiastical commissions, Dosso mastered the field of ducal undertakings, in which he tackled allegorical and mythological themes, often taken from Ariosto.

Finally, the city’s painting scene would not be complete without the works of Domenico Panetti, Boccaccio Boccaccino, Lazzaro Grimaldi, Niccolò Pisano, the Master of the Twelve Apostles: thanks to the contribution of these masters, present together with others (Fra’ Bartolomeo, Romanino, Amico Aspertini, Albrecht Dürer) in the exhibition itinerary, which will have a natural extension in the rooms of the National Art Gallery on the main floor of Palazzo dei Diamanti, the exhibition will accompany the visitor through an incredibly rich season, where the ancient and the modern, the sacred and the profane, history and fairy tale merge in a figurative world that can be defined, in a word, Ferrarese.

THE SIXTEENTH CENTURY IN FERRARA

Mazzolino, Ortolano, Garofalo, Dosso

Ferrara, Diamond Palace

12 October 2024 – 16 February 2025

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1 commento »

  1. Caro Michelangelo, ti ricordi quando venisti a Ferrara nel 1529, e il duca Alfonso ti chiese di dipingere una Leda? E poi tu ti offendesti quando il messo ducale la criticò, e quindi tu ti rifiutasti di consegnarla? Quindi il quadro (che non esiste più) in mostra non ci sarà, ma di te si parlerà molto, sebbene in absentia.MD

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