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Piango e parlo del mio morto Urbino

Per croce e grazia e per diverse pene
son certo, monsignor, trovarci in cielo;
ma prima c’a l’estremo ultimo anelo,
goderci in terra mi parria pur bene.
    Se l’aspra via coi monti e co ‘l mar tiene
l’un da l’altro lontan, lo spirto e ‘l zelo
non cura intoppi o di neve o di gelo,
né l’alia del pensier lacci o catene.
    Ond’io con esso son sempre con voi,
e piango e parlo del mio morto Urbino,
che vivo or forse saria costà meco,
    com’ebbi già in pensier. Sua morte poi
m’affretta e tira per altro cammino,
dove m’aspetta ad albergar con
seco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti co’ suoi versi

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