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Quella volta in cui chiesi di non lavorare più per la Fabbrica di San Pietro

Ero stanco e gli anni che avevo mi pesavano tutti sul groppone, facendomi piegare la schiena e le gambe. Eppure continuavo a lavorare incessantemente per il papa e anche per diletto mio.

Un conto però è lavorare per i fatti propri, senza dover render conto a nessuno, un altro conto è dover far fronte alle critiche feroci di chi volentieri m’avrebbe messo fuori dai giochi oppure essere sempre all’altezza del nome che si ha.

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Messer Francesco Bandini mi venne a dire che il cardinale Rodolfo Pio da Carpi s’era parecchio lamentato sull’andamento dei lavori alla Fabbrica di San Pietro. Ero da tempo inchiodato a quel progetto, per altro senza stipendio alcuno.

Era stato male informato il cardinale: i lavori proseguivano degnamente ma volentieri avrei chiesto a Santità di Nostro Signore(…) sia contenta liberarmi da questa molestia. Figuriamoci, papa Pio IV non ci pensava proprio a mettere il progetto in mani altrui.

Vi riporto la lettera integrale che scrissi proprio all’incontentabile cardinale Rodolfo Pio da Carpi

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13 settembre del 1560

Illustrissimo et reverendissimo signor et padron mio colendissimo.

Messer Francesco Bandini mi ha detto hieri che Vostra Signoria illustrissima et reverendissima gli disse che la fabrica di San Pietro non poteva andare peggio di quello che andava cosa che veramente mi è molto doluta, sì perché ella non è stata informata del vero, come anchora che io, come io debbo, desidero più de tutti gl’altri huomini ch’ella vadi bene, et credo, s’io non mi gabbo, poterla con verità assicurare che, per quanto in essa hora si lavora, la non potrebbe meglio passare.

Ma perciò che forse il proprio interesse et la mia grave vecchiezza mi possano facilmente ingannare, et così contra l’intentione mia fare danno o pregiuditio alla prefata fabrica, io intendo, come prima potrò, domandare licenza alla Santità di Nostro Signore anzi, per avanzare tempo, voglio supplicare, come fo, Vostra Signoria illustrissima et reverendissima che sia contenta liberarmi da questa molestia, nella quale per li comandamenti de’ papi, come ella sa, volentieri so’ stato gratis già XVII anni – nel qual tempo si può manifestamente vedere quanto per opra mia sia stato fatto nella sudetta fabrica -, tornandola efficacemente a pregare di darmi licenza, che per una volta non mi potrebbe fare la più singulare gratia.

Et con ogni reverenza humilmente bascio le mano a Vostra Signoria illustrissima et reverendissima.Di casa, in Roma, il dì XIII di settembre del LX.Di Vostra Signoria illustrissima et reverendissima humile servo.All’illustrissimo et reverendissimo signor et padron mio colendissimo il signor cardinal di Carpi.

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social

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