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31 gennaio 1512: la lettera che scrissi al mi babbo

Faceva un freddo che nemmeno ve lo sto a raccontare. Le giornate più gelide dei vostri giorni sono quelle meno fredde dei nostri inverni cinquecenteschi. Era il 31 gennaio del 1512 e mi trovavo in quel di Roma temporaneamente.

Presi carta e penna per scrivere al mi babbo che stava a Firenze in merito a un podere a Prato che volevo acquistare. Mi sarebbe garbato parecchio ma del proprietario del momento mi fidavo poco così raccomandai al mi babbo di stare in guardia e di non lasciarsi abbindolare. Vi riporto la lettera a seguire. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti.

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Roma, 31 gennaio 1512

Carissimo padre, io ò ricievuto dua vostre lectere e una di Buonarroto d’un medesimo tenore. Vero è che per quella di Buonarroto intendo chome siate iti a vedere un podere in quello di Prato, che è una chosa bella, e chome siate dietro al sodo, e se fie buono farete ‘1 merchato.

A me piacerebbe assai che e’ si comperassi, ma io chonoscho di chi egli è, e non mi va per la fantasia che la sia chosa necta. Però aprite gli ochi e non ve ne impacciate, se non siate sicuro. De’ chasi di Roma c’è stato qualche sospecto, e anchora c’è, ma non tanto. Stimasi che le cose s’achonceranno che Dio ce ne dia la gratia.

Non v’ò da dire altro. Questa state stimo esser costà a ogni modo. Vostro Michelagniolo scultore in Roma. A Lodovicho di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze.

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