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Lezioni di tennis in chiesa

Voilà…dopo gli addii al celibato nel cortile di Palazzo Pitti, le cene a lume di candela ai piedi del David, i matrimoni a Paestum e le lezioni di zumba nel Museo egizio di Torino, ci mancavano anche le lezioni di tennis in chiesa. In effetti sentivamo la mancanza di  una cosa del genere, no?

Sono vecchio, molto vecchio…anzi, già morto da secoli. Perdonatemi se la modernità non la capisco e nemmeno ci tengo così tanto a capirla. Ebbene sì, a Milano, all’interno della chiesa sconsacrata di San Paolo Converso edificata nel 1600 è stato allestito un campo da tennis. Si potrà giocare con racchette e palline fra gli affreschi di Antonio e Giulio Campi. Così anche San Paolo Apostolo potrà tenere il conto dei punti nel tempo che intercorre fra la conversione sua e il battesimo.

La poco felice idea di questo allestimento è stata di Asas Raza: un americano che si spaccia per artista ma che in queste sue trovate di artistico c’è solo la splendida cornice. La chiesa è bellissima, la sua idea è idiota. Sono severo? Potrei esserlo molto di più…tento di darmi un contegno anche se il tale in questione di contegno n’ha avuto pochino.

Ma che roba è? Arte contemporanea? Per piacere…non se ne può più di queste idiozie. Se l’arte è espressione del periodo in cui viene realizzata, sparisco subito e non se ne parla più. Come ho detto già altre volte non tutto può essere chiamato arte, altrimenti se tutto è arte allora niente lo è più.

Quella di San Paolo Converso sarà pure una chiesa sconsacrata ma merita il dovuto rispetto. Non è una scatola vuota che può essere riempita di qualsiasi schifezza. Non capisco, non voglio capire…ma le partite di tennis fra gli affreschi del Seicento no e nemmeno il tè al gelsomino servito prima dell’uscita agli avventori; soprattutto se viene servito al di sopra di un meraviglioso commesso fiorentino, dinnanzi a un tabernacolo ormai vuoto.

Vogliamoci un po’ più bene e facciamola finita subito di attribuire il nome arte a qualsiasi cosa. E’ la storia dei vestiti dell’imperatore che si ripete sempre.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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