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Aveva fretta e non sentiva ragioni

Giulio II aveva fretta e non sentiva ragioni: voleva veder conclusa la sua volta in tempi brevissimi. Appena aveva un attimo di tregua, fra una battaglia e l’altra, me lo vedevo comparire sui ponteggi e già dallo sguardo si capiva che non era lì per declamare qualche elogio che fra l’altro non mi sarebbe dispiaciuto.

S’arrampicava agilmente e con fare imperioso mi domandava quando avrei completato l’opera. Nonostante dipingessi a ritmo frenetico dall’alba al tramonto e a volte anche dopo, non era mai contento…voleva mi dessi più da fare. Ah, i committenti: tutti ugualmente impazienti e privi di buon senso!

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Mano a mano che mi avvicinavo all’altare le figure le figure divenivano più imponenti e riuscivo a realizzarle in poche giornate. Non so se altro mortale avesse a quel tempo (ma nemmeno ai tempi vostri) la mia abilità e rapidità che conquistai io nella parte terminale della volta.

Finalmente nell’ottobre del 1512 terminai il lavoro e tirai un sospiro di sollievo.

“Io ò finita la cappela che io dipignevo: el papa resta assai ben sodisfato, e l’altre cose non mi riescono a me come stimavo; incolpone e’ tempi, che son molto contrari all’arte nostra” scrissi poi in una lettera a mio padre proprio dopo aver dato le ultime pennellate a quegli affreschi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e la fretta che mi mise il papa

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