Tutti citano Vasari sul David, ma cosa voleva dire davvero?
Quando Giorgio Vasari, mio caro amico e testimone acuto del nostro tempo, scrisse delle mie opere nelle sue Vite, non lo fece con leggerezza. Ogni parola che dedicò al David nasceva da uno sguardo attento, consapevole di trovarsi davanti a qualcosa che non apparteneva soltanto al suo secolo, ma all’eternità.
Eppure, dietro quelle frasi tanto alte, vi è un pensiero più profondo, che oggi desidero chiarire io stesso, affinché chi guarda il David non si limiti ad ammirarlo, ma lo comprenda.
Le parole di Vasari sul David
Vasari scrisse:
«…Perché in essa sono contorni di gambe bellissime et appiccature e sveltezza di fianchi divine; né ma’ più s’è veduto un posamento sì dolce né grazia che tal cosa pareggi, né piedi, né mani, né testa che a ogni suo membro di bontà d’artificio e di parità, né di disegno s’accordi tanto. E certo chi vede questa non dee curarsi di vedere altra opera di scultura fatta nei nostri tempi o negli altri da qual si voglia artefice…»
Queste non sono parole di adulazione ma sono un reale giudizio artistico.
Cosa intende Vasari parlando dei “contorni di gambe bellissime”
Quando Vasari parla dei contorni, non allude soltanto alla bellezza esteriore. Io ho sempre creduto che la forma dovesse nascere dall’interno, come se il corpo fosse mosso da un’anima viva.
Le gambe del David non sono ferme: reggono una tensione, quella dell’attimo prima dell’azione. È il peso spostato, il contrapposto, a dare verità al corpo. Non è un eroe che ha già vinto, ma un uomo che sta per decidere.
La “sveltezza di fianchi divine” e il movimento trattenuto
I fianchi sono il centro dell’equilibrio umano. Renderli svelti significa dar loro vita e prontezza, non rigidità. In quel punto ho voluto concentrare il passaggio invisibile ma percettibile tra quiete e movimento.
La divinità di cui parla Vasari non è quella degli dèi pagani, ma quella della perfezione naturale, quando l’uomo, creato, sembra per un istante pari al suo creatore.
Il “posamento sì dolce”: l’attimo sospeso
Il posamento è la postura. Vasari coglie ciò che molti non vedono: la dolcezza non è debolezza, ma armonia assoluta.
Il David non urla, non minaccia, non si agita. Sta. E in quello stare è contenuta tutta la forza possibile. Ho sempre pensato che la vera potenza fosse nel controllo, non nell’eccesso.
Mani, piedi e testa: nessuna parte è minore
Quando Vasari dice che né piedi, né mani, né testa possono essere superati, riconosce un principio fondamentale del mio lavoro: nessun dettaglio è secondario.
Ogni membro obbedisce a un’unica legge: quella del disegno, l’origine di ogni arte.
Perché, secondo Vasari, non serve vedere altra scultura
L’ultima frase è la più audace, e Vasari lo sapeva:
«…chi vede questa non dee curarsi di vedere altra opera di scultura…»
Non significa che le altre opere non abbiano valore. Significa che nel David ho cercato di riunire tutto ciò che la scultura può essere: natura, intelletto, misura, tensione morale e bellezza. Se un’opera riesce a contenere tutto questo, allora diventa metro di paragone, non per vanità, ma per necessità storica.
Il David oggi: non solo una scultura ma una domanda
Ancora oggi, chi guarda il David non guarda soltanto un corpo di marmo. Guarda una domanda silenziosa:
che cosa significa essere uomo, prima di agire?
Se dopo aver letto Vasari e aver ascoltato me, qualcuno di voi si ferma davanti a quell’opera con maggiore consapevolezza, allora il marmo continua a vivere.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Everyone quotes Vasari about the David, but what did he really mean?
When Giorgio Vasari, my dear friend and a keen observer of our times, wrote about my works in his Lives, he did not do so lightly. Every word he dedicated to the David was born of a careful gaze, aware of being before something that belonged not only to his century, but to eternity.
And yet, behind those lofty words lies a deeper thought, which I wish to clarify today, so that those who look at the David will not merely admire it, but understand it.
Vasari’s words about the David
Vasari wrote:
«…Perché in essa sono contorni di gambe bellissime et appiccature e sveltezza di fianchi divine; né ma’ più s’è veduto un posamento sì dolce né grazia che tal cosa pareggi, né piedi, né mani, né testa che a ogni suo membro di bontà d’artificio e di parità, né di disegno s’accordi tanto. E certo chi vede questa non dee curarsi di vedere altra opera di scultura fatta nei nostri tempi o negli altri da qual si voglia artefice…»
These are not words of flattery but a true artistic judgment.
What does Vasari mean when he speaks of the “contours of beautiful legs”?
When Vasari speaks of contours, he isn’t just referring to external beauty. I have always believed that form should arise from within, as if the body were moved by a living soul.
David’s legs are not still: they hold a tension, that of the moment before action. It is the shifted weight, the contrapposto, that gives truth to the body. He is not a hero who has already won, but a man about to make a decision.
The “divine slenderness of hips” and the restrained movement
The hips are the center of human balance. Making them slender means giving them life and alertness, not rigidity. At that point, I wanted to concentrate the invisible yet perceptible transition between stillness and movement.
The divinity Vasari speaks of is not that of the pagan gods, but that of natural perfection, when man, created, seems for a moment equal to his creator.
The “sweet pose”: the suspended moment
The pose is the posture. Vasari captures what many fail to see: sweetness is not weakness, but absolute harmony.
The David does not shout, does not threaten, does not agitate. He stands. And in that standing lies all the strength possible. I have always believed that true power lies in control, not in excess.
Hands, feet, and head: no part is lesser
When Vasari says that neither feet, nor hands, nor head can be surpassed, he acknowledges a fundamental principle of my work: no detail is secondary.
Every limb obeys a single law: that of design, the origin of all art.
Because, according to Vasari, there is no need to see other sculpture.
The last sentence is the boldest, and Vasari knew it:
«…chi vede questa non dee curarsi di vedere altra opera di scultura…»
This doesn’t mean the other works are worthless. It means that in David I tried to bring together everything that sculpture can be: nature, intellect, restraint, moral tension, and beauty. If a work manages to contain all this, then it becomes a benchmark, not out of vanity, but out of historical necessity.
David Today: Not Just a Sculpture, but a Question
Even today, those who look at David don’t just look at a marble body. They look at a silent question:
What does it mean to be human, before acting?
If, after reading Vasari and listening to me, some of you pause before that work with greater awareness, then the marble lives on.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and invites you to join him in future posts and on social media.

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