Quando la Vergine consegna il Rosario a San Domenico: un capolavoro barocco del 1697
Tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, la scultura sacra italiana conosce una stagione di intensa vitalità, in cui la devozione popolare, la teatralità barocca e la raffinatezza tecnica si fondono in opere di grande impatto visivo e spirituale.
A questo contesto appartiene il rilievo marmoreo della Vergine che consegna a San Domenico la corona del Rosario, realizzato nel 1697 dagli scultori carraresi Andrea e Tommaso Lazzoni, una delle testimonianze più significative della diffusione del culto del rosario attraverso l’arte.
L’opera è collocata all’interno della cattedrale di San Pietro Apostolo e San Francesco d’Assisi di Massa.
Un’opera tra fede, dottrina e immagine
Il soggetto raffigurato affonda le sue radici nella tradizione domenicana: secondo la leggenda, fu la Vergine Maria stessa a consegnare la corona del Rosario a San Domenico di Guzmán, affidandogli il compito di diffonderne la recita come strumento di meditazione dei misteri della fede e di difesa contro l’eresia.
Nel rilievo dei Lazzoni, questo episodio non è trattato come una semplice scena narrativa, ma come un evento sacro sospeso nel tempo, carico di significati simbolici e teologici. La Vergine appare come mediatrice divina, mentre San Domenico è rappresentato nel gesto dell’accoglienza reverente, sottolineando il passaggio della missione spirituale dalla sfera celeste a quella terrena.
Analisi iconografica: gesti, simboli e composizione
Dal punto di vista iconografico, l’opera segue uno schema consolidato, ma arricchito da soluzioni formali tipiche del linguaggio barocco maturo romano. La Vergine Maria è raffigurata con un atteggiamento solenne e materno, spesso collocata in posizione leggermente sopraelevata, a sottolinearne la natura divina. Il gesto della mano che porge il Rosario diventa il fulcro visivo della composizione.
San Domenico, riconoscibile dall’abito dell’Ordine dei Predicatori, è rappresentato in atteggiamento umile e contemplativo, con lo sguardo rivolto verso Maria.
La corona del Rosario, scolpita con estrema attenzione al dettaglio è il reale centro simbolico dell’opera: strumento di preghiera, arma spirituale, segno di protezione mariana.
La composizione è studiata per guidare l’occhio dello spettatore lungo una linea diagonale, creando un dialogo visivo e spirituale tra le due figure.
Il marmo come materia viva
Uno degli aspetti più affascinanti del rilievo è l’uso del marmo, trattato con una sensibilità che rivela l’alta competenza tecnica dei Lazzoni. Le superfici alternano zone levigate a passaggi più vibranti, capaci di catturare la luce e amplificare il senso di movimento.
Il rilievo, pur mantenendo una certa profondità plastica, evita l’eccesso di tridimensionalità: le figure sembrano emergere dalla pietra, quasi fossero rivelazioni graduali, un espediente che rafforza il carattere mistico della scena.
Andrea e Tommaso Lazzoni: una bottega tra tradizione e barocco
Andrea e Tommaso Lazzoni operano in un contesto artistico in cui la scultura religiosa risponde a esigenze precise: educare i fedeli, emozionare, rendere visibile il mistero. La loro produzione si inserisce nel solco della tradizione tardo-barocca, ma mostra anche una particolare attenzione alla chiarezza narrativa e alla leggibilità iconografica.
Nel rilievo del 1697, la collaborazione tra i due artisti si traduce in un equilibrio tra rigore compositivo, intensità espressiva e una mirabile finezza esecutiva.
Devozione del Rosario e arte nel Seicento
Il XVII secolo è un periodo di straordinaria diffusione del culto del Rosario, sostenuto dalla Chiesa come risposta spirituale e catechetica alle sfide della modernità e delle divisioni religiose. Opere come questa non sono semplici decorazioni, ma veri e propri strumenti di evangelizzazione visiva.
Collocato probabilmente in un contesto ecclesiastico domenicano o in un altare dedicato alla Madonna del Rosario, il rilievo fungeva da punto focale per la preghiera comunitaria, rafforzando il legame tra immagine, parola e rito.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
When the Virgin Gives the Rosary to Saint Dominic: a Baroque Masterpiece from 1697
Between the late 17th and early 18th centuries, Italian religious sculpture experienced a period of intense vitality, in which popular devotion, Baroque theatricality, and technical refinement blended into works of great visual and spiritual impact.
This context includes the marble relief of the Virgin Giving the Rosary to Saint Dominic, created in 1697 by the Carrara sculptors Andrea and Tommaso Lazzoni, one of the most significant testimonies to the spread of the cult of the rosary through art.
The work is located inside the Cathedral of Saint Peter the Apostle and Saint Francis of Assisi in Massa.
A Work of Faith, Doctrine, and Image
The subject depicted has its roots in Dominican tradition: according to legend, it was the Virgin Mary herself who gave the Rosary to Saint Dominic de Guzmán, entrusting him with the task of spreading its recitation as a means of meditating on the mysteries of faith and defending against heresy.
In the Lazzoni relief, this episode is not treated as a simple narrative scene, but as a sacred event suspended in time, charged with symbolic and theological meaning. The Virgin appears as a divine mediator, while Saint Dominic is depicted in a gesture of reverent welcome, emphasizing the passage of the spiritual mission from the celestial to the earthly sphere.
Iconographic Analysis: Gestures, Symbols, and Composition
From an iconographic perspective, the work follows a consolidated scheme, yet enriched with formal solutions typical of the late Roman Baroque style. The Virgin Mary is depicted in a solemn and maternal pose, often placed in a slightly elevated position, to emphasize her divine nature. The gesture of the hand holding out the Rosary becomes the visual fulcrum of the composition.
Saint Dominic, recognizable by his habit of the Order of Preachers, is depicted in a humble and contemplative pose, his gaze turned toward Mary.
The Rosary, sculpted with meticulous attention to detail, is the true symbolic center of the work: an instrument of prayer, a spiritual weapon, a sign of Marian protection.
The composition is designed to guide the viewer’s eye along a diagonal line, creating a visual and spiritual dialogue between the two figures.
Marble as a Living Material
One of the most fascinating aspects of the relief is the use of marble, treated with a sensitivity that reveals the Lazzonis’ high technical expertise. The surfaces alternate smooth areas with more vibrant passages, capable of capturing the light and amplifying the sense of movement.
The relief, while maintaining a certain plastic depth, avoids excessive three-dimensionality: the figures seem to emerge from the stone, almost as if they were gradual revelations, a device that reinforces the mystical nature of the scene.
Andrea and Tommaso Lazzoni: A Workshop Between Tradition and Baroque
Andrea and Tommaso Lazzoni worked in an artistic context in which religious sculpture responded to specific needs: to educate the faithful, to move the soul, and to make mystery visible. Their work is rooted in the late Baroque tradition, but also demonstrates a particular attention to narrative clarity and iconographic readability.
In the 1697 relief, the collaboration between the two artists translates into a balance between compositional rigor, expressive intensity, and admirable executive finesse.
Devotion of the Rosary and Art in the 17th Century
The 17th century was a period of extraordinary diffusion of the devotion to the Rosary, supported by the Church as a spiritual and catechetical response to the challenges of modernity and religious divisions. Works like this are not simple decorations, but true tools of visual evangelization.
Probably placed in a Dominican ecclesiastical context or on an altar dedicated to Our Lady of the Rosary, the relief served as a focal point for community prayer, strengthening the connection between image, word, and ritual.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and invites you to join him in future posts and on social media.

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