Arriva la più grande retrospettiva italiana di Hammershøi
Dal 21 febbraio al 29 giugno 2025 a Rovigo a Palazzo Roverella si terrà la prima mostra italiana dedicata a Vilhelm Hammershøi, il più grande pittore danese, genio dell’arte europea tra fine Ottocento e inizio Novecento.
A promuoverla sarà la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo. La mostra, prodotta da Dario Cimorelli Editore, è curata da Paolo Bolpagni.

Per l’occasione arriverà a Rovigo un nucleo fondamentale di opere, selezionate dal curatore Bolpagni nella rarefatta produzione dell’artista.
Allievo prima di Niels Christian Kierkegaard e Holger Grønvold, poi di Frederik Vermehren alla Kongelige Danske Kunstakademi, e infine di Peder Severin Krøyer, Hammershøi debuttò nel 1885.
Da anni è ormai in atto la sua riscoperta a livello internazionale ma fino a oggi mancava ancora una retrospettiva italiana, che ponesse nel giusto risalto la figura di Hammershøi, protagonista appartato ma fondamentale dell’arte di fine Ottocento e del primo quindicennio del XX secolo. Una lacuna che la grande esposizione di Rovigo ha l’ambizione di colmare.

“La mostra di Palazzo Roverella, tuttavia, non si propone semplicemente di offrire al pubblico del Bel Paese un’occasione per conoscere più da vicino le opere di un pittore straordinario, riconoscibile per l’intimismo minimalista dei suoi interni e per l’atmosfera inquieta che si sprigiona da un apparente rigorismo, ma di scandagliare filoni di ricerca rimasti finora pressoché inesplorati: da una parte il rapporto tra Hammershøi e l’Italia, dall’altra il confronto con artisti europei soprattutto coevi che, con sfumature diverse, praticarono una poetica basata sui temi del silenzio, della solitudine, delle ‘città morte’, dei ‘paesaggi dell’anima‘ – afferma Paolo Bolpagni – Hammershøi viaggiò varie volte nella Penisola, visitò Roma, collezionò cartoline con vedute di città, e soprattutto rifletté sull’antichità classica e guardò ai cosiddetti Primitivi: Giotto, Beato Angelico, Masolino, Masaccio, Luca Signorelli, Desiderio da Settignano.
Benché abbia dipinto una sola opera di soggetto italiano (che sarà in mostra), durante le proprie permanenze esercitò un’attenzione estrema e recepì spunti e insegnamenti, che contribuirono a delineare il suo personalissimo linguaggio. Non bisogna del resto ignorare il ruolo che il canonico soggiorno a Roma rivestiva tradizionalmente nella formazione dei giovani artisti danesi.

La relazione, comunque, funzionò in senso biunivoco: non pochi pittori italiani di differenti provenienze geografiche, infatti, furono suggestionati dalla visione o della conoscenza di opere di Hammershøi, sia a lui contemporanei, sia della generazione successiva. Inoltre alcuni critici, nella Penisola, si interessarono piuttosto precocemente al lavoro di Hammershøi: Vittorio Pica, Ugo Ojetti, Emilio Cecchi, e riviste importanti come «Il Marzocco» ed «Emporium» gli dedicarono articoli”.
Gli spunti di ricerca, insomma, non mancano, e l’obiettivo della mostra è di far luce su di essi, anche sulla base di indagini documentarie che svelino aspetti inediti, e di riflessioni critiche che approfondiscano filoni meritevoli d’interesse, dal topos della figura ritratta di spalle al motivo degli interni silenziosi e dei paesaggi privi di presenze umane, dall’isolamento umano di Hammershøi alla ‘povertà’ cromatica dei suoi dipinti”.
Ad accompagnare la mostra, un ampio catalogo edito da Dario Cimorelli Editore con saggi originali del curatore Paolo Bolpagni e di Claudia Cieri Via, Luca Esposito, Francesco Parisi e Annette Rosenvold Hvidt.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
The largest Italian retrospective of Hammershøi is coming
From 21 February to 29 June 2025 in Rovigo at Palazzo Roverella there will be the first Italian exhibition dedicated to Vilhelm Hammershøi, the greatest Danish painter, a genius of European art between the late nineteenth and early twentieth centuries.
The Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo will promote it, in collaboration with the Municipality of Rovigo and the Accademia dei Concordi, with the support of Intesa Sanpaolo. The exhibition, produced by Dario Cimorelli Editore, is curated by Paolo Bolpagni.
For the occasion, a fundamental nucleus of works will arrive in Rovigo, selected by curator Bolpagni from the artist’s rarefied production.
A student first of Niels Christian Kierkegaard and Holger Grønvold, then of Frederik Vermehren at the Kongelige Danske Kunstakademi, and finally of Peder Severin Krøyer, Hammershøi made his debut in 1885.
His international rediscovery has been underway for years, but until now an Italian retrospective was still missing, which would give due prominence to the figure of Hammershøi, a secluded but fundamental protagonist of the art of the late nineteenth century and the first fifteen years of the twentieth century. A gap that the great exhibition in Rovigo aims to fill.
“The exhibition at Palazzo Roverella, however, does not simply aim to offer the public of the Bel Paese an opportunity to get to know more closely the works of an extraordinary painter, recognizable by the minimalist intimacy of his interiors and the restless atmosphere that emanates from an apparent rigorism, but to explore lines of research that have remained almost unexplored until now: on the one hand the relationship between Hammershøi and Italy, on the other the comparison with European artists, especially contemporaries, who, with different nuances, practiced a poetics based on the themes of silence, solitude, ‘dead cities’, ‘landscapes of the soul’ – states Paolo Bolpagni – Hammershøi traveled several times to the Peninsula, visited Rome, collected postcards with views of cities, and above all reflected on classical antiquity and looked at the so-called Primitives: Giotto, Beato Angelico, Masolino, Masaccio, Luca Signorelli, Desiderio da Settignano.
Although he painted only one work with an Italian subject (which will be on display), during his stays he paid extreme attention and received ideas and teachings that helped shape his very personal language. We must not ignore the role that the canonical stay in Rome traditionally played in the training of young Danish artists.
The relationship, however, worked in a two-way direction: many Italian painters from different geographical origins were influenced by the vision or knowledge of Hammershøi’s works, both contemporary to him and from the following generation. Furthermore, some critics, in the Peninsula, took an interest in Hammershøi’s work rather early: Vittorio Pica, Ugo Ojetti, Emilio Cecchi, and important magazines such as «Il Marzocco» and «Emporium» dedicated articles to him”.
In short, there is no shortage of research ideas, and the aim of the exhibition is to shed light on them, also on the basis of documentary investigations that reveal previously unpublished aspects, and critical reflections that delve into worthy lines of interest, from the topos of the figure portrayed from behind to the motif of silent interiors and landscapes devoid of human presence, from the human isolation of Hammershøi to the chromatic ‘poverty’ of his paintings”.
The exhibition is accompanied by an extensive catalogue published by Dario Cimorelli Editore with original essays by the curator Paolo Bolpagni and Claudia Cieri Via, Luca Esposito, Francesco Parisi and Annette Rosenvold Hvidt.
For the moment, yours truly Michelangelo Buonarroti bids you farewell, making an appointment for the next posts and on social media.











