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La storia dei colori raccontata da Pastoureau

Michel Pastoureau è un grande studioso riconosciuto a livello internazionale come il massimo esperto della storia dei colori.

Ha dedicato tutta la vita allo studio approfondito dell’evoluzione dei significati e delle associazioni culturali legate proprio ai colori nel corso dei secoli.

Una porzione del più grande murales realizzato da una sola persona: Las Etnias di Kobra, un’opera di 9750 metri quadrati a Rio de Janeiro
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L’ossessione per i colori

Pastoureau è riuscito a trasformare un’ossessione personale per i colori in una disciplina accademica di tutto rispetto. Le sue ricerche si concentrano principalmente sulla storia dei colori in Europa anche se le sue analisi hanno un respiro molto più ampio, toccando diverse culture e periodi storici.

Cosa rende unica la ricerca di Pastoureau?

Lo studioso unisce strumenti storici, semiotici e sociologici per analizzare il colore. Non si limita a descrivere le sfumature, ma indaga il modo in cui i colori sono stati usati per comunicare idee, valori e identità.

Per Pastoureau, il colore non è un elemento puramente estetico, ma uno strumento sociale. I colori sono stati utilizzati per classificare, associare, creare codici e sistemi di segni, proprio come facciamo oggi con i documenti che ordiniamo in faldoni colorati.

Ha dedicato monografie a colori specifici come il blu, il rosso, il verde e il nero, svelando l’evoluzione di questi colori dal Medioevo ai giorni nostri. Pur essendo uno studioso accademico, Pastoureau ebbe un grande talento per la divulgazione. I suoi libri sono ricchi di aneddoti e curiosità, rendendo la storia dei colori accessibile a un pubblico vasto.

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L’importanza dello studio della storia dei colori

Secondo Pastoureau, conoscere la storia dei colori ci permette di capire meglio la nostra cultura. I colori che ci circondano non sono casuali, ma portano con sé un bagaglio di significati che rispecchiano la nostra storia e la nostra società.

Essere consapevoli delle associazioni culturali legate ai colori ci favorisce in una migliore interpretazione dei messaggi che ci vengono trasmessi attraverso le immagini. Ogni cultura ha un proprio modo di percepire e utilizzare i colori.

Dopo questa premessa vi propongo i libri monografici che lo storico, antropologo e saggista francese nato nel 1947 a Parigi, ha dedicato ai differenti colori.

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Rosso. Storia di un colore

Nella civiltà occidentale, il rosso è il primo colore che viene usato sia in pittura che in tintoria. Probabilmente è per questo che è stato a lungo il colore per eccellenza, il più ricco dal punto di vista sociale, artistico e simbolico.

Nell’Antichità è stato il simbolo della guerra, della ricchezza e del potere. Nel Medioevo ha assunto una forte connotazione religiosa, evocando sia il sangue di Cristo che le fiamme dell’Inferno, ma nella dimensione profana è stato anche il colore dell’amore, della gloria e della bellezza e la Rivoluzione francese lo farà diventare anche un colore ideologico e politico. Il primo colore che l’uomo abbia padroneggiato, fabbricato, riprodotto e dunque quello sul quale lo storico, il sociologo o l’antropologo hanno più cose da dire che su tutti gli altri.

Un testo ricchissimo, che considera il rosso lungo un orizzonte temporale molto ampio e sotto tutti i punti di vista: una bussola che ci permetterà di orientarci nel labirinto cromatico di questo colore archetipico della storia e della cultura occidentale.

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Rosa. La storia di un colore

Benché presente nel mondo naturale, dai vegetali ai minerali e agli animali, il rosa è stato prodotto dagli esseri umani in epoca relativamente tarda.

In Europa prima del XIV secolo lo si incontra raramente, sia nella cultura materiale sia nell’arte, mentre appare con una certa frequenza nell’abbigliamento alla fine del Medioevo grazie a una tintura importata inizialmente dalle Indie e poi dal Nuovo Mondo, il legno di brasile.

La moda del rosa raggiunge il suo apice attorno alla metà del XVIII secolo, quando questo colore viene associato al romanticismo e alla femminilità e diviene simbolo di dolcezza, piacere e felicità. Nello stesso periodo, i floricultori riescono a produrre delle rose rosa, e con un successo tale che il nome del fiore finisce per designare il colore che fino a quel momento era stato confinato nella gamma dei gialli o dei rossi.

Oggi il rosa è meno presente nella vita quotidiana rispetto all’epoca romantica, e si caratterizza per una certa ambivalenza: se secondo alcuni è di cattivo gusto, secondo altri è un colore emblematico della modernità, e lo troviamo nella pop art o nella cosiddetta pink culture, ma anche in due fenomeni di grande successo: il rosa Barbie e la Pantera rosa.

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Nero. Storia di un colore 

Per secoli, nella storia dell’occidente, il nero è stato considerato un colore come qualsiasi altro.

All’inizio dell’epoca moderna, grazie all’invenzione della stampa e alla diffusione dell’incisione e della riforma protestante, si è addirittura guadagnato uno statuto particolare, accanto al suo antipode, il bianco.

Qualche decennio più tardi, però, la scoperta dello spettro cromatico da parte di Newton ha introdotto una nuova gerarchia dei colori, dalla quale erano esclusi sia l’uno sia l’altro. Giunti infine al XX secolo, grazie all’arte prima, al costume e infine alla scienza, il nero ha riconquistato finalmente il suo status originario.

Alla lunga e affascinante storia del nero nelle società europee è dedicato questo libro di Michel Pastoureau. Esso mette l’accento sia sulle pratiche sociali legate al colore sia sui suoi aspetti propriamente artistici.

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Giallo. Storia di un colore

Come interpretare il giallo? Colore chiaro, caldo, luminoso, oppure elusivo, malsano, traditore? Il limitato interesse che suscita nella vita quotidiana dura da almeno cinque secoli, benché avesse goduto in passato di un notevole prestigio.

Colore della luce e della ricchezza per gli Antichi, di grande importanza religiosa per i Greci e i Romani, simbolo dell’oro e dell’immortalità per Celti e Germani, non era caduto in disgrazia fino al Medioevo. È

in quell’epoca che in contrapposizione al giallo felice dell’oro, del miele e del grano, del potere e dell’abbondanza si fa strada il giallo demoniaco della falsità, della malattia e della follia.

Anche nella cultura materiale il giallo perde importanza: lo disprezzano la Riforma protestante, la Controriforma cattolica e la borghesia ottocentesca. Benché la scienza lo annoveri fra i colori primari, non riesce a ritrovare il suo prestigio. L’ambivalenza simbolica sopravvive ai nostri giorni.

Un giallo che tende al verde ci appare sgradito o minaccioso, forse addirittura tossico. Tutto l’opposto di quando si avvicina all’arancio e diviene allegro, sano e vivificante.

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Bianco. Storia di un colore

Per le scienze umane il bianco è un colore a tutti gli effetti, così come lo sono il rosso, il blu, il verde e il giallo.

E questa sua condizione, prima della fine del XVII secolo, non era mai stata messa in discussione. Difatti, dai tempi più antichi fino alla metà del Medioevo, il bianco aveva formato insieme al rosso e al nero una triade cromatica che ricopriva un ruolo di primo piano nella vita quotidiana e nel mondo delle rappresentazioni.

Analogamente, in nessuna lingua era mai esistita, per parecchi secoli, una sinonimia tra «bianco» e «incolore»; al contrario, le lingue europee utilizzavano spesso una varietà di termini per esprimere le diverse sfumature del bianco. D’altro canto, il bianco non è da sempre l’opposto del nero.

Fino all’inizio dell’età moderna, infatti, i contrari del bianco erano due: il rosso da una parte, il nero dall’altra. È solo con l’invenzione della stampa che la coppia bianco/nero prende il sopravvento su ogni altro abbinamento. La qual cosa determinerà, col passare dei secoli, lo sviluppo di una ricca simbologia del bianco, per lo più positiva nel mondo occidentale: si vedono nel bianco qualità come la purezza, la verginità, l’innocenza, la saggezza, la pace, la pulizia, la salute, la modernità. Non è così in altre parti del mondo, dove può capitare che il bianco sia mal visto, in ragione, soprattutto, dei suoi legami con la morte.

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Blu. Storia di un colore 

La storia del blu è un autentico rebus storico: per i popoli dell’antichità, questo colore contava poco; per i romani era il colore dei barbari e aveva connotazioni negative.

Oggi, il blu è di gran lunga il colore preferito in tutta Europa e la sua popolarità distanzia di molto quella del verde e del rosso.

C’è stato, dunque, nel corso dei secoli, un rovesciamento completo dei valori. Il libro si concentra su tale rovesciamento. Mostra dapprima il disinteresse per il blu nelle società dell’antichità e dell’alto Medioevo; poi segue in tutti i campi l’ascesa progressiva e la considerevole valorizzazione dei toni blu a partire dal XII secolo, soprattutto nell’abbigliamento e nella vita quotidiana.

Enfatizza i valori sociali, morali, artistici e religiosi di questo colore fino al periodo romantico. Infine mette in risalto il trionfo del blu nell’epoca contemporanea, stende un bilancio dei suoi usi e dei suoi significati e si interroga sul suo futuro. 

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Verde. Storia di un colore

Colore ambiguo e capriccioso, il verde: da un lato simbolo di speranza, fortuna, natura e libertà, dall’altro tinta associata al veleno, al denaro e addirittura al diavolo.

Giudizi altamente contrastanti, che si sono avvicendati nel corso dei secoli e che sono lo specchio di un cambiamento dell’orizzonte culturale della società che li ha prodotti.

Un’opera di ampio respiro, che spazia dall’arte, alla scienza al costume e che, di tassello in tassello, restituisce un altro affascinante e avvincente capitolo della storia dell’Occidente, dall’antichità ai giorni nostri.

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The history of colors told by Pastoureau

Michel Pastoureau is a great scholar recognized internationally as the greatest expert in the history of colors.

He has dedicated his entire life to the in-depth study of the evolution of meanings and cultural associations linked to colors over the centuries.

The obsession with colors

Pastoureau has managed to transform a personal obsession with colors into a highly respected academic discipline. His research focuses mainly on the history of colors in Europe, although his analyses have a much broader scope, touching on different cultures and historical periods.

What makes Pastoureau’s research unique?

The scholar combines historical, semiotic and sociological tools to analyze color. He does not limit himself to describing shades, but investigates the way in which colors have been used to communicate ideas, values ​​and identities.

For Pastoureau, color is not a purely aesthetic element, but a social tool. Colors have been used to classify, associate, create codes and systems of signs, just as we do today with the documents we organize in colored folders.

He dedicated monographs to specific colors such as blue, red, green and black, revealing the evolution of these colors from the Middle Ages to the present day. Although he was an academic scholar, Pastoureau had a great talent for popularization. His books are full of anecdotes and curiosities, making the history of colors accessible to a wide audience.

The importance of studying the history of colors

According to Pastoureau, knowing the history of colors allows us to better understand our culture. The colors that surround us are not random, but carry with them a baggage of meanings that reflect our history and our society.

Being aware of the cultural associations linked to colors helps us to better interpret the messages that are transmitted to us through images. Each culture has its own way of perceiving and using colors.

For the moment, the always your Michelangelo Buonarroti bids you farewell, making an appointment with you in the next posts and on social media.

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