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Monna Margherita e il mio agente Fattucci

Giovan Francesco Fattucci era il cappellano di Santa Maria del Fiore e spesso faceva da intermediario fra me e papa Clemente VII curando i miei interessi.

Nel corso degli anni il nostro rapporto si rinsaldò talmente tanto che lui si prendeva la briga di andare a trovare i miei familiari quando me ne stavo a Roma.

Nella lettera che mi scrisse il il 18 maggio del 1538 da Firenze mi rendeva noto il fatto che fosse stato nella casa di famiglia a Settignano a trovare Margherita e il mi fratello Giovan Simone.

Particolare della Pietà Bandini
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Chi era Margherita?

Era la donna che dava una mano in casa già al mi babbo Lodovico e proprio lui mi aveva raccomandato di prendermi cura di lei una volta che il buon Dio l’avesse richiamato al suo cospetto. Il mi fratello Giovan Simone invece era un caso disperato e mi duole dirlo perché era pur sempre sangue del mio sangue.

Capriccioso come un bimbetto, insofferente e pure scialacquatore, faceva dannare pure la domestica che volentieri lo avrebbe lasciato da solo.

Particolare della Pietà Bandini
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A seguire vi propongo uno stralcio di quella lettera che mi scrisse il Fattucci il 18 maggio 1538 da Firenze.

…et domenica andai a Settignano a vedere mona Margherita, et la confortai a patientia con Giovan Simone, il quale senpre la combatte, or d’una cosa or d’un’altra, et maxime del mangiare o d’altro, io non lo so bene.
Trova’la mal contenta; lascia’la assai di buona voglia. Prega’la che la tornassi in Firenze: disse di no, perché conbatte manco in villa, perc’e’vi viene di rado. Per altro sta bene; le sue gambe sono alquanto meglio, cioè gli dolgono
manco. À fatto grande allegreza delli danari, et si gli mandò la vostra lettera.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi ricordi e i suoi racconti

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