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Il Bacco: la realizzazione narrata dal Condivi

Il Bacco che oggi vedete al Museo Nazionale del Bargello mi fu commissionato nel 1496 dal cardinale Riario dietro un compenso di 150 fiorini d’oro.

Al tempo era una cifra altissima per un scultore considerando anche che il fatto che fossi ancora alle prime armi. A seguire vi riporto quanto volle scrivere nella mia biografia il Condivi. Addirittura fa riferimento all’età dei due protagonisti della scena mettendo nero su bianco che il satiretto mostra circa sette anni, come il Bacco diciotto.

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…gli fece fare in casa sua un Bacco di marmo, di palmi dieci, la cui forma e aspetto corrisponde in ogni parte all’intenzione delli scrittori antichi.
La faccia lieta e gli occhi biechi e lascivi, quali soglion essere quelli che soverchiamente dall’amor del vino son presi. Ha nella destra una tazza, in guisa di d’un che voglia bere, ad essa remirando come quel che prende piacere di quel liquore di ch’egli è stato inventore; per il quale rispetto ha cinto il capo d’una ghirlanda di viti.

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Nel sinistro braccio ha una pelle di tigre, animale ad esso dedicato, come quel che molto si diletta dell’uva; e vi fece più tosto la pelle che l’animale, volendo significare che, per lasciarsi cotanto tirar dal senso e dall’appetito di quel frutto e del liquor d’esso, vi lascia ultimamente la vita.

Colla mano di questo braccio tiene un grappolo d’uva, qual un satiretto, che a piè di lui è posto, furtivamente si mangnia, allegro e snello, che mostra circa sette anni, come il Bacco diciotto.

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Il libro

Se volete leggere per intero la biografia che il Condivi scrisse su di me, la trovate QUA in formato Kindle.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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