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Il Giorno visto con gli occhi di Argan

Il possente Giorno poggia il suo peso sul sarcofago in cui riposa Giuliano de’ Medici, duca di Nemours. Il suo volto barbuto ha un aspetto indefinito dovuto alla sua incompiutezza.

Nel corso dei secoli gli esperti si sono sbizzarriti sull’interpretazione di questa figura: c’è chi ha saputo leggerci la personificazione del dolore, chi dell’ira e chi addirittura il simbolo della luce cristiana.

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Il dibattito sul non finito del Giorno ma anche sulle altre opere mie che non portai a compimenti mica è terminato.

Lo feci di proposito? Non le terminai per sopraggiunti impegni?

Scrisse Giulio Carlo Argan in merito al Giorno: “Sono scabre alcune parti delle figure, per esempio il volto del Giorno, perché la sostanza del tempo è ambigua, da un lato domina il destino dei mortali, dall’altro è l’eternità stessa. Perciò il non finito invade a tratti, per frammenti le forme, in altre parti levigate fino a essere specchianti: è come una scorza terrena da cui le figure non si sono ancora totalmente liberate”.

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