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Il mordi e fuggi, i grandi numeri e ciò che rimane

Il turismo mordi e fuggi nelle città d’arte non mi piace o meglio, credo che a poco serva alla fine, se non a far cassa.

Mi lasciano perplesso i rinnovamenti fatti in alcuni musei che accentrano le opere di punta in una zona assai ristretta. A parte il fatto che è più facile ingorgare le sale durante i periodi di maggiore afflusso ma poi che utilità pratica hanno se non quella di favorire le visite rapidissime mordi e fuggi?

Rimasi assai stuputo quando una guida mi disse che alla Galleria dell’Accademia accompagna i turisti solo a vedere il David e molto rapidamente i Prigioni, tralasciando tutto il resto. “Eh, sa… se in quattro ore vogliono vedere la Galleria dell’Accademia, Palazzo Vecchio e Santa Maria del Fiore bisogna far così”.

Che senso ha visitare veri e propri templi della cultura così frettolosamente e superficialmente? Cosa rimane a chi in questo modo sceglie di entrare agli Uffizi così come ai Musei Vaticani o in altri luoghi simbolo?

Certo, la possibilità di dire: quel coso lì l’ho visto anch’io…di scattare magari qualche foto e poco più. Nemmeno il tempo di emozionarsi rimane in venti o trenta minuti scarsi di visita che già bisogna correre in un altro luogo. Perchè la quantità è più importante della qualità? A che pro?

Incrementando questo sistema con cui non posso essere d’accordo, quello che si favorisce non è l’approfondimetno culturale, la conoscenza e la voglia di promuovere un immenso patrimonio ma solo quello di far cassa senza sé ne’ ma.

Io ci voglio stare ore in un museo, godermelo dall’inizio alla fine. Mi siedo quando le mie gambe più non mi reggono e magari mentre me ne sto lì su quei comodi divanetti prendo pure carta e matita per annotarmi qualcosa che vale la pena ricordare o disegno ciò che ho davanti. A passo di lumaca vago per le sale e se davanti a un’opera celeberrima c’è ressa, aspetto che il gruppo si allontani per guardarla meglio e apprezzarne i particolari più minuti.

Sono antico, lo so…ma le cose belle meritano rispetto e non possono essere trattate così, come una qualsiasi roba da consumare in fretta. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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