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Si è spento Gian Paolo Giovannetti, il pittore delle Apuane, dei cavatori e delle volpi

Quando se ne va un artista, al mondo manca un po’ di bellezza. Manca uno sguardo diverso sulle cose, un modo unico di fermare il tempo, di raccontare la propria terra e manca il lasciare dietro di sé quella scia colorata che è stata la strada percorsa per tutta una vita.

Oggi, 8 ottobre 2026, in questa giornata di pioggia battente, è passato a miglior vita Gian Paolo Giovannetti, pittore e scultore nato a Giustagnana, piccolo paese di collina dell’Alta Versilia, nel comune di Seravezza.

La notizia mi ha colto impreparato.

Ci sono persone che, anche quando non le frequenti assiduamente, finiscono per appartenere al paesaggio della tua memoria. Gian Paolo apparteneva a quello della mia.

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È passato a miglior vita nel mese delle castagne e delle foglie colorate, dei boschi che cambiano livrea, delle giornate che si accorciano e di quei toni bruni, rossastri, ocra e dorati che tante volte hanno scaldato le sue opere.

Oggi piove. Chissà come avrebbe dipinto lui quest’acqua che viene giù dal cielo. Forse l’avrebbe portata dentro un bosco, tra alberi e foglie gialle e rosse mentre una bella volpe, con quell’aria un po’ fiabesca che apparteneva al suo immaginario, cerca riparo.

Nelle opere di Giovannetti c’era la terra, gli uomini, gli animali, la memoria e una specie di fiaba malinconica. Mi ricordo i cavatori con i loro volti stanchi ma forti e quelle mani grandi, i paesi di Giustagnana e Fabbiano, le Apuane, le cave, le donne, i vecchi volti barbuti e quelle volpi che, negli anni, sono diventate una sua firma poetica.

Una vita per la pittura

Gian Paolo Giovannetti era nato a Giustagnana di Seravezza il 14 aprile 1948, figlio di Ezio Giovannetti e Matilde Lorenzoni. Nato in una terra che avrebbe finito per diventare protagonista delle sue opere.

Giustagnana era un antico paese di cavatori e proprio qui, già da bambino, Giovannetti cominciò a mostrare la sua inclinazione per l’arte. Nel 1957, alle scuole elementari del paese, vinse il suo primo premio a un concorso di pittura. Aveva 9 anni ma il talento c’è o non c’è e si vede fin da bimbetti. Poi c’è da coltivarlo, certo, ma la sua presenza non passa mai inosservata.

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Nel 1964 arrivò il primo importante riconoscimento nella scultura, il Premio Cav. Ferdinando Palla, assegnato dall’Istituto Statale d’Arte “Stagio Stagi” di Pietrasanta, scuola nella quale si diplomò Maestro d’Arte nel 1965. Tra i suoi insegnanti ci furono artisti e maestri come Franco Miozzo, Alfredo Catarsini, Uberto Bonetti, Lido Bovecchi, Guido Renai, Giuseppe Flora ed Emilio Paoli.

La sua formazione proseguì poi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove nel 1978 conseguì il diploma nella sezione di scultura con il massimo dei voti.

Gian Paolo è stato anche insegnante, organizzatore culturale, animatore della vita artistica dell’Alta Versilia e uomo profondamente legato alla propria comunità. Per molti anni insegnò Storia dell’Arte, Disegno e Scultura nei corsi di formazione professionale organizzati prima dal Comune di Pietrasanta e successivamente dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Lucca.

Tantissime le mostre che hanno accolto le sue opere.

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La prima personale arrivò nel 1970 proprio a Giustagnana, con Figure e paesaggi. Da allora il suo percorso espositivo lo avrebbe portato in numerose città italiane e anche all’estero: da Genova a Torino, da Milano a Firenze, da Roma a Parigi, fino a New York.

Ma c’è un luogo che più di ogni altro accompagna la sua storia: Fabiano. Vi confesso una cosa: Fabbiano è anche il paese natale del mio alter ego.

Dal 1975 le sue mostre annuali nella frazione montana di Seravezza diventarono un appuntamento importante e quasi rituale. Per decenni Giovannetti tornò a esporre lì, costruendo attraverso i suoi dipinti una sorta di diario visivo della montagna versiliese.

Ma sapete perché spesso dipingeva volpi? Se n’era innamorato in una notte del 1987 quando vide diverse volpi e volpacchiotti uscire dalle tane vicino alle cave dismesse e iniziare a giocare tra di loro.

Le sue opere entrarono anche in collezioni e istituzioni pubbliche, tra cui il Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema e il Museo della Carta di Pescia.

Nel 2003 il Palazzo Mediceo di Seravezza gli dedicò una grande antologica con novantacinque dipinti e cinque disegni, una delle tappe più importanti della sua lunga vicenda artistica.

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Quel ricordo di bambina

L’ultima volta l’ho incontrato quest’estate, in una pasticceria a Querceta, seduto tra i suoi dipinti, perché lì, sono esposte diverse opere sue.

Se chiudo gli occhi lo rivedo lì. E insieme a lui rivedo quei quadri che ho incontrato tante volte nel corso della mia vita. In qualche modo ha accompagnato parte della infanzia e non solo, o meglio, quella della mia alter ego.

Da bimbetta, la mia alter ego e una sua amica erano assidue frequentatrici delle mostre che ogni anno organizzava alla Pubblica Assistenza di Fabiano. Era quasi un appuntamento. Andavamo a vedere quei quadri, quei personaggi, quei paesaggi che allora osservavo con gli occhi semplici e spietatamente sinceri di una bambina.

Ricordo persino che, in quel periodo, venni intervistata da una televisione locale. E diciamo che, con la spontaneità assoluta di una bambina di otto o nove anni, non espressi esattamente un commento lusinghiero sulle opere di Giovannetti.

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Oggi, da adulta, non posso non riconoscere a Gian Paolo Giovannetti un uso sapiente e personalissimo del colore, insieme alla capacità di trasformare la quotidianità della sua terra in una sorta di racconto sospeso fra realtà e memoria.

La sua pittura nasceva dall’osservazione di ciò che aveva intorno e dalla necessità di restituirlo secondo un linguaggio soltanto suo.

Giovannetti aveva scelto di raccontare una terra che conosceva intimamente, una terra aspra e generosa.

Gian Paolo Giovannetti non ha avuto bisogno di inventarsi un mondo: quello che gli serviva era già lì, a portata di mano. Ha saputo guardare e ricordare.

Oggi, mentre fuori continua a piovere e l’autunno comincia a stendere i suoi colori sulla Versilia, penso che Gian Paolo è volato come quelle foglie che si staccano dai castagni per appiccicarsi sui suoi dipinti.

Buon viaggio, Gian Paolo.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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