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Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma: a Torino la grande mostra

A quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva dedicata a Giovanni Antonio Bazzi, noto come il Sodoma, una nuova importante rassegna riporta al centro dell’attenzione uno dei protagonisti del Rinascimento italiano.

La mostra organizzata dalla Fondazione Accorsi-Ometto offre al pubblico l’opportunità di riscoprire la fase iniziale della carriera dell’artista vercellese, mettendo in luce il processo creativo che lo condusse a sviluppare un linguaggio pittorico personale e innovativo.

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L’esposizione, curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con un comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, riunisce oltre cinquanta opere provenienti da prestigiose collezioni private e importanti istituzioni museali italiane ed europee.

Tra i prestatori figurano la Pinacoteca di Brera, l’Accademia Carrara, il Musée Jacquemart-André e i Musei Vaticani, oltre alla Galleria Borghese e alla Pinacoteca Nazionale di Siena. Alcuni dipinti presentati sono inediti o mai esposti al pubblico, rendendo la rassegna un appuntamento di particolare interesse per studiosi e appassionati.

La formazione tra Piemonte e Lombardia

Nato a Vercelli nel 1477, Giovanni Antonio Bazzi si formò nella bottega di Giovanni Martino Spanzotti a partire dal 1490. L’ambiente artistico tra Vercelli e Casale Monferrato, vivace e aperto alle influenze lombarde, rappresentò il primo terreno di crescita per il giovane pittore.

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Già alla fine del Quattrocento l’artista iniziò a viaggiare, entrando in contatto con nuove correnti artistiche. La sua presenza a Roma nel 1497 testimonia un precoce inserimento nei grandi circuiti culturali dell’Italia centrale. Intorno al 1500 avrebbe iniziato a lavorare agli affreschi del monastero di Monastero di Subiaco, uno dei primi esempi della sua attività fuori dal Piemonte.

I grandi cicli di affreschi nel Senese

Le prime opere documentate di Sodoma si trovano nel territorio senese. Tra il 1503 e il 1504 realizzò il ciclo di affreschi nel complesso di Sant’Anna in Camprena, seguito poco dopo dalle decorazioni nel chiostro dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore tra il 1505 e il 1508.

In questi lavori emerge con forza la ricchezza culturale dell’artista, che unisce le radici piemontesi con suggestioni lombarde e aggiornamenti leonardeschi. A queste influenze si aggiungono i modelli dell’antichità classica e le suggestioni della pittura centro-italiana, in particolare quella di Pinturicchio e Pietro Perugino.

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L’esperienza romana accanto a Raffaello

Il 1508 segna una svolta decisiva nella carriera del pittore. Sodoma viene chiamato a lavorare nelle Stanze Vaticane durante il pontificato di Papa Giulio II, partecipando alla prima campagna decorativa della Stanza della Segnatura.

In questo contesto l’artista si trovò a collaborare con alcuni dei maggiori pittori del tempo, tra cui Donato Bramantino, Lorenzo Lotto, Cesare da Sesto e soprattutto Raffaello Sanzio, con il quale condivise una delle stagioni più innovative del Rinascimento.

Sempre a Roma realizzò uno dei suoi capolavori più celebri: l’affresco delle Nozze di Alessandro e Rossane nella Villa Farnesina, commissionato dal potente banchiere senese Agostino Chigi. L’opera è considerata una delle più raffinate interpretazioni del linguaggio della “maniera moderna”.

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Il ritorno a Siena e la maturità artistica

Dopo l’esperienza romana, Sodoma tornò stabilmente a Siena, dove proseguì una carriera ricca di commissioni importanti. In città realizzò numerose pale d’altare, affreschi e dipinti destinati alla devozione privata.

Tra i cicli più significativi del periodo senese spiccano gli affreschi dell’Oratorio di Santa Caterina nella chiesa di Basilica di San Domenico, oltre alle decorazioni nel Palazzo Pubblico di Siena. Opere che confermano il ruolo centrale dell’artista nello sviluppo della pittura rinascimentale del Cinquecento.

Giovanni Antonio Bazzi morì a Siena nel febbraio del 1549, lasciando un’eredità artistica che lo consacra tra i protagonisti della pittura italiana della prima età moderna. La mostra della Fondazione Accorsi-Ometto rappresenta oggi un’occasione preziosa per riscoprire le origini e la formazione di un maestro che seppe fondere tradizioni diverse in uno stile unico e profondamente innovativo.

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento

31 marzo – 6 settembre 2026

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Giovanni Antonio Bazzi, known as Sodoma: a major exhibition in Turin

Nearly eighty years after the last major retrospective dedicated to Giovanni Antonio Bazzi, known as Sodoma, a major new exhibition brings one of the protagonists of the Italian Renaissance back into the spotlight. Organized by the Accorsi-Ometto Foundation, the exhibition offers the public the opportunity to rediscover the early stages of the Vercelli-born artist’s career, highlighting the creative process that led him to develop a personal and innovative pictorial language.

The exhibition, curated by Serena D’Italia, Luca Mana, and Vittorio Natale, with an advisory committee composed of Roberto Bartalini, Francesco Frangi, and Edoardo Villata, brings together over fifty works from prestigious private collections and important Italian and European museums. Lenders include the Pinacoteca di Brera, the Accademia Carrara, the Musée Jacquemart-André, and the Vatican Museums, as well as the Galleria Borghese and the Pinacoteca Nazionale di Siena. Some of the paintings presented are unpublished or have never been exhibited before, making the exhibition particularly interesting for scholars and enthusiasts.

Education between Piedmont and Lombardy

Born in Vercelli in 1477, Giovanni Antonio Bazzi trained in the workshop of Giovanni Martino Spanzotti starting in 1490. The artistic environment between Vercelli and Casale Monferrato, vibrant and open to Lombard influences, represented the young painter’s first formative years.

By the end of the 15th century, the artist began traveling, coming into contact with new artistic movements. His presence in Rome in 1497 testifies to his early involvement in the major cultural circles of central Italy. Around 1500, he began working on the frescoes of the Monastero di Subiaco monastery, one of the first examples of his activity outside Piedmont.

The Great Fresco Cycles in the Siena Area

Sodoma’s first documented works are found in the Siena area. Between 1503 and 1504, he created the fresco cycle in the Sant’Anna in Camprena complex, followed shortly thereafter by the decorations in the cloister of the Abbey of Monte Oliveto Maggiore between 1505 and 1508.

These works clearly demonstrate the artist’s cultural richness, combining his Piedmontese roots with Lombard influences and Leonardo’s updating. These influences are complemented by models from classical antiquity and influences from Central Italian painting, particularly that of Pinturicchio and Pietro Perugino.

The Roman Experience with Raphael

1508 marked a decisive turning point in the painter’s career. Sodoma was called to work in the Vatican Rooms during the pontificate of Pope Julius II, participating in the first decorative campaign for the Stanza della Segnatura.

In this context, the artist collaborated with some of the greatest painters of the time, including Donato Bramantino, Lorenzo Lotto, Cesare da Sesto, and especially Raphael, with whom he shared one of the most innovative periods of the Renaissance.

It was also in Rome that he created one of his most celebrated masterpieces: the fresco of the Marriage of Alexander and Roxane in the Villa Farnesina, commissioned by the powerful Sienese banker Agostino Chigi. The work is considered one of the most refined interpretations of the “maniera moderna” language.

The Return to Siena and Artistic Maturity

After his Roman experience, Sodoma returned permanently to Siena, where he continued a career brimming with important commissions. In the city, he created numerous altarpieces, frescoes, and paintings intended for private devotion.

Among the most significant cycles of his Sienese period are the frescoes in the Oratory of Santa Caterina in the Basilica of San Domenico, as well as the decorations in Siena’s Palazzo Pubblico. These works confirm the artist’s central role in the development of 16th-century Renaissance painting.

Giovanni Antonio Bazzi died in Siena in February 1549, leaving behind an artistic legacy that establishes him as a leading figure in early modern Italian painting. The exhibition at the Accorsi-Ometto Foundation today represents a precious opportunity to rediscover the origins and training of a master who blended diverse traditions into a unique and profoundly innovative style.

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and invites you to join him in future posts and on social media.

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