Le parole della grafica: il potere delle parole nella costruzione del sapere artistico
Il libro ‘Le parole della grafica. Manuali, cataloghi, inventari’, curato da Giovanni Maria Fara ed Emanuele Pellegrini pubblicato da Olschki Editore, rappresenta uno dei contributi più interessanti degli ultimi anni per gli studi sulla grafica e sulla storia della cultura visiva.
Oltre a esplorare il mondo delle incisioni, dei disegni e delle stampe, nel volume viene affrontato un tema meno evidente e sorprendentemente centrale: il potere delle parole nella costruzione del sapere artistico.
Fin dalle prime pagine emerge un assunto chiaro: inventari, cataloghi e manuali non sono semplici strumenti amministrativi o repertori neutri, ma strumenti culturali che possono influenzare la percezione, la classificazione e la trasmissione delle opere grafiche nel tempo.
Il valore intrinseco di manuali, cataloghi e inventari
Uno degli aspetti più originali del volume è l’attenzione rivolta alle fonti scritte che accompagnano la produzione e la conservazione della grafica. Spesso considerati documenti tecnici, questi testi vengono presi in considerazione come luoghi di elaborazione critica e specchi delle trasformazioni del gusto, del mercato e delle istituzioni.
L’inventario è una forma di scrittura tutt’altro che neutra. La scelta delle parole, l’ordine delle opere, la gerarchia delle informazioni contribuiscono a costruire un sistema di valori. Il libro mostra come la descrizione di una stampa o di un disegno sia un atto interpretativo che incide sulla storia stessa dell’oggetto.
Il Settecento e la nascita della catalogazione moderna
Una parte centrale del volume è dedicata al Settecento, secolo cruciale per la sistematizzazione dei saperi e per la nascita di una catalogazione più rigorosa e scientifica. In quel periodo la formazione dei gabinetti di grafica e l’intensificarsi delle raccolte pubbliche e private producono nuove esigenze di classificazione.
Attraverso un’analisi attenta delle fonti, i saggi raccolti nel libro mostrano come l’inventario si trasformi progressivamente in uno strumento capace di organizzare il sapere artistico secondo criteri sempre più articolati. È in questo momento storico che la scrittura descrittiva si avvicina alla moderna pratica curatoriale e museale.
Studi tra Italia ed Europa
Il volume propone anche una serie di approfondimenti su contesti specifici che spaziano dall’Italia all’Inghilterra, da Venezia a Basilea. Questi casi mettono in luce quanto la catalogazione delle opere grafiche rifletta dinamiche culturali, politiche e collezionistiche.
Emergono così reti di scambi, trasformazioni istituzionali e mutamenti nel gusto che trovano negli inventari una testimonianza preziosa.
Un libro per studiosi e appassionati di storia dell’arte
‘Le parole della grafica‘ si rivolge principalmente a un pubblico accademico, ma può interessare anche lettori appassionati di storia dell’arte e di cultura materiale.
Il linguaggio è specialistico e denso, coerente con l’impostazione scientifica dell’opera, ma la prospettiva proposta è stimolante.
Il libro curato da Fara e Pellegrini invita a riflettere sulle radici storiche di questi processi. Comprendere come si sono formate le pratiche di inventariazione significa anche interrogarsi sul modo in cui oggi costruiamo e trasmettiamo il sapere visivo.
Con rigore metodologico e ampiezza di sguardo, il libro pubblicato da Olschki si impone come un punto di riferimento per chi studia la grafica, la storia delle collezioni e i meccanismi attraverso cui la parola contribuisce a modellare la memoria artistica.
Il libro ‘Le parole della grafica. Manuali, cataloghi, inventari‘ lo trovate QUA.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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