Sarà la più bella opera di marmo che sia hoge in Roma
Pochi anni sulle spalle, un marmo bello ma con solo 69 centimetri di spessore e la voglia di stupire con tutto il mio talento e i miei studi fatti fino al momento. Non fu facile andarmi a cercare i marmi in quel di Carrara: era la prima volta che avevo a che fare con quel freddo che spaccava le ossa e annientava i pensieri. Era la prima volta che mi trovavo in quelle aspre terre e avevo a che fare con i cavatori.

Di facile non ci fu nulla ma a distanza di tanti secoli, posso dire che ne valse la pena. Ogni ora trascorsa abbarbicato su quelle montagne, ogni minuto passato a discutere con tizio e caio, ogni secondo che ho pensato all’opera finita prima ancora di cominciarla… nulla è stato vano.

Il banchiere Jacopo Galli mi fece da garante con committente: il cardinale Jean de Bilhéres, niente popo’ di meno che l’ambasciatore del re di Francia presso la Santa Sede.
“..Et io Iacobo Gallo prometto al reverendissimo Monsignore che lo dicto Michelangelo farà la dicta opera in fra uno anno et sarà la più bella opera di marmo che sia hoge in Roma, et che Maestro nisuno la faria megliore hoge…”
Il cardinale mai vide l’opera finita non perché non avessi rispettato i tempi di consegna ma perché monna morte lo chiamò a sé prima di quanto si aspettasse.

Con l’opera mia stupii tutti e ancora continuo a destare meraviglia negli occhi di chi la osserva. Fra le tante parole che il Vasari scrisse sulla Pietà Vaticana vi riporto queste: “Non pensi mai, scultore né artefice raro, potere aggiungere di disegno né di grazia, né con fatica poter mai di finezza, pulitezza e di straforare il marmo tanto con arte, quanto Michelagnolo vi fece, perché si scorge in quella tutto il valore et il potere dell’arte“.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti
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