Barocco a Forlì 2026: 200 capolavori da Bernini a Bacon al Museo San Domenico
Da oggi 21 febbraio al 28 giugno 2026, il Museo Civico San Domenico ospita una delle mostre più attese dell’anno: “Barocco. Il Gran Teatro delle Idee”. Un progetto ambizioso, con la direzione di Gianfranco Brunelli, che riunisce circa 200 capolavori tra Seicento e contemporaneità, mettendo in dialogo maestri come Gian Lorenzo Bernini, Caravaggio, Peter Paul Rubens e Francis Bacon.
Promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, la mostra non si limita a raccontare uno stile, ma ricostruisce un sistema culturale in cui arte, fede, scienza e potere si intrecciano in modo indissolubile.

Il Barocco: quando l’immagine diventa potere
Il Seicento è il secolo in cui l’immagine smette di essere semplice rappresentazione e diventa costruzione della realtà. Con il Barocco, la luce si fa materia, lo spazio si dilata, l’opera coinvolge lo spettatore in un’esperienza emotiva e persuasiva.
Roma è il centro di questa rivoluzione visiva. Le torsioni del Laocoonte e la potenza plastica del Torso del Belvedere accendono una nuova idea di pathos. In questo clima nasce la frattura caravaggesca: nell’Incoronazione di spine, Caravaggio porta in scena una sofferenza concreta, illuminata da una luce radente che rivela fragilità e verità umana.
Accanto a lui, i Carracci riformulano il classicismo, mentre Pietro da Cortona e Guido Reni costruiscono un linguaggio capace di fondere armonia e tensione.
Bernini e Borromini: la Roma dei papi come grande palcoscenico
Una sezione centrale è dedicata alla Roma barocca, dove architettura e spettacolo coincidono. I disegni di Francesco Borromini mostrano geometrie che sembrano respirare, mentre Gian Lorenzo Bernini integra scultura, luce e spazio in dispositivi emotivi totali.
Emblematica è la stagione dei grandi ritratti papali: il celebre Ritratto di Innocenzo X di Diego Velázquez diventa manifesto di autorità e introspezione psicologica, destinato a influenzare profondamente la modernità.
Scienza, meraviglia e natura morta: il Seicento oltre i generi
Il Barocco è anche il secolo del cannocchiale di Galileo e delle Wunderkammer. Arte e scienza dialogano in opere come le vanitas di Evaristo Baschenis, dove strumenti musicali silenziosi diventano meditazione sul tempo.
Il percorso espositivo mostra come il confine tra naturale e artificiale si dissolva: oggetti preziosi, reliquiari, automi e strumenti scientifici testimoniano una nuova fiducia nell’osservazione e nella meraviglia.
Visioni mistiche e teatralità della fede
La spiritualità post-tridentina affida all’immagine il compito di rendere tangibile l’estasi. Nel San Francesco in meditazione, Caravaggio traduce la fede in silenzio e ombra, mentre il dinamismo plastico di Bernini rende la carne luogo di trascendenza.
L’opera barocca non è mai distante: chi guarda è chiamato a entrare nella scena, a condividere pathos e tensione.
Da Rubens a Murillo: il Barocco conquista l’Europa
Dal centro romano il linguaggio barocco si diffonde rapidamente. Peter Paul Rubens amplifica energia e movimento, Antoon van Dyck raffina l’eleganza aristocratica, mentre Bartolomé Esteban Murillo traduce la tensione spirituale in luce vibrante.
Nasce così una lingua visiva internazionale, capace di adattarsi ai contesti politici e culturali senza perdere forza espressiva.
Dal Seicento al Novecento: da Boccioni a Bacon
Uno degli aspetti più originali della mostra è il confronto con la modernità. Il dinamismo barocco riemerge in Umberto Boccioni, l’inquietudine plastica attraversa le opere di Giorgio de Chirico, mentre Lucio Fontana reinterpreta lo spazio con i suoi celebri Concetti Spaziali.
Il dialogo culmina con Francis Bacon, che rilegge Velázquez nel drammatico Pope I – Study after Pope Innocent X, trasformando l’icona barocca del potere in immagine dell’angoscia contemporanea.
“Barocco. Il Gran Teatro delle Idee” non racconta un’epoca di eccessi, ma un laboratorio di modernità. È il momento in cui l’arte europea comprende la propria forza: l’immagine non come specchio, ma come strumento capace di modellare il mondo.
E proprio nella capacità dell’immagine di persuadere, emozionare, costruire identità, a Forlì, nel 2026, il Barocco torna a interrogare il presente.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Baroque in Forlì 2026: 200 Masterpieces from Bernini to Bacon at the San Domenico Museum
From today, February 21, to June 28, 2026, the San Domenico Civic Museum hosts one of the most anticipated exhibitions of the year: “Baroque. The Great Theater of Ideas.” This ambitious project, directed by Gianfranco Brunelli, brings together approximately 200 masterpieces from the 17th century to the contemporary era, bringing together masters such as Gian Lorenzo Bernini, Caravaggio, Peter Paul Rubens, and Francis Bacon.
Promoted by the Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, the exhibition does not simply showcase a style, but reconstructs a cultural system in which art, faith, science, and power are inextricably intertwined.
The Baroque: When Image Becomes Power
The 17th century is the century in which images ceased to be simple representations and became constructions of reality. With the Baroque, light becomes matter, space expands, and the work engages the viewer in an emotional and persuasive experience.
Rome is the center of this visual revolution. The twisting movements of the Laocoön and the plastic power of the Belvedere Torso ignite a new concept of pathos. This climate sparks the Caravaggesque fracture: in The Crowning with Thorns, Caravaggio brings to the stage a tangible suffering, illuminated by a grazing light that reveals human fragility and truth.
Alongside him, the Carraccis reformulated classicism, while Pietro da Cortona and Guido Reni constructed a language capable of blending harmony and tension.
Bernini and Borromini: Papal Rome as a Great Stage
A central section is dedicated to Baroque Rome, where architecture and spectacle coincide. Francesco Borromini’s drawings display geometries that seem to breathe, while Gian Lorenzo Bernini integrates sculpture, light, and space into total emotional devices.
The period of great papal portraits is emblematic: Diego Velázquez’s famous Portrait of Innocent X became a manifesto of authority and psychological insight, destined to profoundly influence modernity.
Science, Wonder, and Still Life: The 17th Century Beyond Genre
The Baroque was also the century of Galileo’s telescope and the Wunderkammer. Art and science dialogue in works such as Evaristo Baschenis’s vanitas paintings, where silent musical instruments become a meditation on time.
The exhibition shows how the boundary between natural and artificial dissolves: precious objects, reliquaries, automatons, and scientific instruments testify to a new faith in observation and wonder.
Mystical Visions and the Theatrics of Faith
Post-Tridentine spirituality entrusts the image with the task of making ecstasy tangible. In Saint Francis in Meditation, Caravaggio translates faith into silence and shadow, while Bernini’s sculptural dynamism makes the flesh a place of transcendence.
Baroque art is never distant: the viewer is invited to enter the scene, to share its pathos and tension.
From Rubens to Murillo: the Baroque Conquers Europe
From the center of Rome, the Baroque language spread rapidly. Peter Paul Rubens amplified energy and movement, Anthony van Dyck refined aristocratic elegance, while Bartolomé Esteban Murillo translated spiritual tension into vibrant light.
Thus was born an international visual language, capable of adapting to political and cultural contexts without losing its expressive power.
From the 17th to the 20th Century: From Boccioni to Bacon
One of the most original aspects of the exhibition is the confrontation with modernity. Baroque dynamism resurfaces in Umberto Boccioni, plastic restlessness pervades the works of Giorgio de Chirico, while Lucio Fontana reinterprets space with his famous Spatial Concepts.
The dialogue culminates with Francis Bacon, who reinterprets Velázquez in the dramatic Pope I – Study after Pope Innocent X, transforming the Baroque icon of power into an image of contemporary anguish.
“Baroque. The Great Theatre of Ideas” does not depict an era of excess, but a laboratory of modernity. It is the moment when European art understands its own strength: the image not as a mirror, but as a tool capable of shaping the world.
And precisely in the image’s ability to persuade, excite, and construct identity, in Forlì, in 2026, the Baroque returns to interrogate the present.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids farewell and invites you to join him in future posts and on social media.

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