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Venice in blue: la carta azzurra e il suo utilizzo nel Cinquecento

Venezia in blu, blu come il suo mare e come la carta fatta a mano con fibre di stracci azzurri e neutri a cui poi veniva aggiunto coloranti come l’indaco e il guado per rendere la tintura omogenea.

Fu in uno statuto bolognese risalente al 1389 che la carta blu fu codificata mettendo nero su bianco un tariffario ben preciso, peso, dimensioni e qualità. Fatto sta che la sua massima diffusione però si ebbe però secoli dopo a Venezia, tra il 1500 e il 1550.

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La storia, le caratteristiche e gli utilizzi della carta blu, vengono accuratamente raccontati nel nuovo libro edito in lingua inglese dalla Casa editrice Olschki dal titolo Venice in blue. The use of carta azzurra in the artist’s studio and in the printer’s Workshop, ca. 1500-1550, ovvero ‘Venezia in blu. L’uso della carta azzurra nello studio dell’artista e nella bottega dello stampatore, ca. 1500-1550’.

Carpaccio ne fece ampio utilizzo così come Tiziano, Lorenzo Lotto, Tintoretto ma anche Sebastiano del Piombo. La base blu gli offriva l’opportunità di approfondire e studiare in modo diverso gli effetti di luce e ombra.

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Dürer iniziò ad adoperare la carta blu proprio durante il suo viaggio a Venezia, tra il 1505 e il 1507 e se ne innamorò al punto tale da adoperarla per studiare le tre composizioni di tre opere che poi dipinse a Venezia: la ‘Festa delle ghirlande di rose’, ‘Cristo tra i dottori’ e la ‘Madonna del lucherino’.

La carta blu non fu adoperata solo per disegnare ma anche per stampare libri come fecero per esempio gli editori Manuzio e Marcolini nella prima metà del Cinquecento.

Il libro Venice in blue‘, primo ad essere pubblicato sull’argomento, consente di approfondire un argomento affascinante mediante i puntuali interventi di restauratori, storici dell’arte e storici del libro.

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Solo guardando la copertina con lo studio delle mani di San Domenico di Dürer, disegnate in grigio e lumeggiate in bianco sul carta azzurra, non si può resistere alla tentazione di addentrarsi tra le pagine del volume, arricchito con un apparato grafico particolarmente interessante.

Il primo intervento presente nel libro è quello della dottoressa Leila Sauvage che spiega nel dettaglio e il processo di fabbricazione della carta prima dell’avvento delle industrie, ponendo particolare attenzione su tutti quei materiali che venivano adoperati per la carta blu realizzata a mano.

Spetta invece a Iris Brahms di fare in punto sull’utilizzo della carta blu da parte di Tintoretto analizzando anche i testi di quel periodo che parlano dell’uso di questo tipo di supporto.

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La carta blu fu largamente adoperata anche nelle Marche, come viene ampiamente raccontato in uno degli interventi presenti nel volume.

L’esperta Laura Moretti dedica il suo saggio presente nel libro Venice in blue‘ all’utilizzo che fece della carta blu nella Francesco Marcolini nella stampa.

Palo Sachet invece scardina le ipotesi accreditate fino al momento in merito alle ragioni che portarono gli editori a stampare su carta blu.

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Il libro Venice in blue. The use of carta azzurra in the artist’s studio and in the printer’s Workshop, ca. 1500-1550 lo trovate QUA.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post, ai prossimi libri e sui social.

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