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La Primavera di Botticelli e l’interpretazione botanica in un nuovo libro

La Primavera è senza dubbio una delle opere più note di Sandro Botticelli. Realizzata a tempera grassa su tavola nel 1480 circa, è un capolavoro iconico del Rinascimento italiano ma è anche una delle opere più discusse nel panorama della produzione figurativa di tutti i tempi.

Le nove figure della mitologia classica si muovono su un prato fiorito, dinanzi a un bosco di alloro e aranci. Nessuna pianta è stata dipinta a caso dal Botticelli e comprenderne il loro significato ci aiuta a capire qualcosa in più sul committente e sull’occasione di quella singolare commissione.

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La Primavera di Botticelli, un’interpretazione botanica è il nuovo libro appena pubblicato dalla Olschki Editrice, scritto da Mirella Levi d’Ancona con la premessa di Eike Schmidt.

Il volume ha inizio con il controverso dibattito che ha inizio dalla notizia data dal Vasari che fa riferimento all’opera come commissionata da Lorenzo di Pierfrancesco, esponente cadetto della famiglia Medici, per il Palazzo fiorentino di Via Larga, come una Venere “che le grazie fioriscono, dinotando la Primavera”

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La studiosa Levi d’Ancona individua una a una le identità delle piante presenti nell’opera, senza tralasciare l’importanza della posizione che occupano. Per esempio indica le piante di fragola, del fiordaliso, della pervinca e
della rosa
che fuoriescono dalla bocca di Flora e l’iris, tradizionale emblema cittadino di Firenze, che viene invece dipinto ai suoi piedi.

La veste della Primavera è decorata con fiordalisi, garofani e rose mentre al collo e sul capo indossa ghirlande fatte di margherite, elleboro, mughetti, myosotis, mirto, papaveri, pervinche e ranuncoli.

Anche il prato è costellato di fiori fra i quali si notano bene i papaveri, violette, felci, rose, giacinti, ranuncoli e fiori di lino.

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L’autrice del volume La Primavera di Botticelli, un’interpretazione botanica esamina nel dettaglio quaranta specie botaniche in ordine alfabetico, dall’anemone alla violetta. Analizza le loro citazioni presenti in fonti letterarie e testi scientifici noti all’epoca come la Naturalis Historia di Plinio o il trattato di agricoltura di Pietro de’ Crescenzi ma anche Le Stanze di Poliziano e le opere di Lorenzo il Magnifico.

Per esempio il fiordaliso, secondo il Magnifico, era il fiore della sposa mentre la pratolina per Ovidio è un attributo di Venere e il giacinto viene citato dal Pulci come un fiore matrimoniale.

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L’elleboro secondo gli antichi invece prolungava la giovinezza ed era il simbolo dell’amor ferino. Le rose dipinte a fiore doppio e semplice in abbondanza nella Primavera, da sempre sono il simbolo dell’amore trionfante, un po’ come ricorda anche il Poliziano “pien di rose l’amoroso grembo”.

C’è da dire che già nel 1982, dopo il restauro effettuato sull’opera che ha permesso di far tornare alla luce i colori vividi al di sotto dello strato di depositi accumulati nel corso dei secoli, è stato eseguito uno studio sulle piante dipinte dal Botticelli dal botanico Guido Moggi. Da quell’analisi è emerso che la maggior parte specie vegetali sono piante reali, quasi tutte spontanee del territorio fiorentino che fioriscono fra i mesi di aprile e maggio.

Ne furono individuate settanta specie differenti. A distanza di quasi trent’anni dagli studi di Moggi, la botanica fiorentina Maria Adele Signorini riprende l’argomento, con un’analisi ancor più approfondita entrando nel dettaglio.

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Se anche voi volete conoscere meglio la Primavera e le specie botaniche riprodotte dal Botticelli in modo dettagliato e talvolta sommario, il libro La Primavera di Botticelli, un’interpretazione botanica lo trovate QUA.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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