Vai al contenuto

Piango e parlo del mio morto Urbino

Per croce e grazia e per diverse pene
son certo, monsignor, trovarci in cielo;
ma prima c’a l’estremo ultimo anelo,
goderci in terra mi parria pur bene.
    Se l’aspra via coi monti e co ‘l mar tiene
l’un da l’altro lontan, lo spirto e ‘l zelo
non cura intoppi o di neve o di gelo,
né l’alia del pensier lacci o catene.
    Ond’io con esso son sempre con voi,
e piango e parlo del mio morto Urbino,
che vivo or forse saria costà meco,
    com’ebbi già in pensier. Sua morte poi
m’affretta e tira per altro cammino,
dove m’aspetta ad albergar con
seco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti co’ suoi versi

Annunci

ULTIMI ARTICOLI

Carnevale di Venezia: il significato delle maschere tra arte, storia e fascino senza tempo

🇮🇹Dalla Bauta alla Colombina, dal Medico della Peste ai personaggi della Commedia dell’Arte: il Carnevale di Venezia e le sue maschere leggendarie… 🇬🇧From Bauta to Colombina, from the Plague Doctor to the characters of the Commedia dell’Arte: the Venice Carnival and its legendary masks…

Pietrasanta dimentica Marcello Tommasi: la contadina con il vitello nascosta nel deposito

🇮🇹Pietrasanta, città d’arte famosa per i suoi laboratori di scultura e per le opere dei grandi maestri, rischia di dimenticare uno dei suoi figli più illustri: Marcello Tommasi. La sua celebre scultura in bronzo, “La campagna va al mercato”, realizzata nel 1968, oggi giace nascosta sotto un telone verde in un deposito comunale, lontana dagli…

Si è verificato un problema. Aggiorna la pagina e/o riprova in seguito.

Annunci

Leave a Reply