La Madonna di Bruges per non vedenti ai Musei Vaticani

Da un po’ di tempo a questa parte ai Musei Vaticani è presente una fedele copia in bronzo della Madonna di Bruges inserita nel percorso ideato per le persone con minoranze visive. L’opera in bronzo è stata realizzata mediante l’utilizzo del calco originale appartenente alla Casa di Caravaggio.

I non vedenti e gli ipovedenti potranno così conoscere a fondo questa opera esplorandola con il tatto. A realizzare materialmente la fusione in bronzo a cera persa è stata la storica Fonderia Marinelli di Firenze. Dal 1905, anno della sua apertura, fino a oggi, ha realizzato opere importanti e apprezzate in tutto il mondo. Un esempio? I fregi in bronzo che decorano il celeberrimo scalone a doppia spirale elicoidale dei Musei Vaticani.

La donazione della Madonna di Bruges in bronzo, attualmente esposta all’ingresso della Pinacoteca Vaticana, è stata fatta da Ronald e Susan Welborn, Patron del Texas.

Chi sono i Vatican Patrons? Beh, avrò modo di approfondire la questione in un post che scriverà a breve. In ogni modo posso accennarvi per il momento che è un’organizzazione no profit molto simile a Friends of Florence ma che si occupa di raccogliere fondi per la conservazione del patrimonio presente nei Musei Vaticani.

 Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Io vi prego che voi me lo facciate levar dinanzi

Capitava poi quando ero a Roma che da Firenze mi mandavano garzoni che volevano imparare l’arte della pittura e della scultura. Governavano casa, li mandavo a far commissioni e avevano come ricompensa la possibilità di apprendere le cose del mestiere mio.

Il mi babbo faceva un po’ da intermediario e a volte esagerava prendendosi qualche libertà di troppo. Il nostro rapporto non è stato mai tanto idilliaco e anche i garzoni che mi mandava potevano essere motivo di scontro.

Me lo ricordo come fosse adesso. Una volta mi mandò un ragazzo che a parer suo si sarebbe accontentato anche di badare alla mia mula pur di disegnare qualche ora al mio fianco. Alla fine però si rivelò per essere un peso non così facile da sopportare: voleva disegnare e basta. Oltretutto l’altro garzone s’era ammalato e dovevo accudirlo giorno e notte come un figlio.

Questa è la lettera che scrissi al mi babbo proprio parlando di questo garzone fannullone che mi stava sul groppone.

Roma, 21 Ottobre 1514

Charissimo padre, io vi risposi, de’ chasi di Bernardino, com’io volevo prima achonciar la cosa della chasa che voi sapete; e chosì vi rispondo adesso.

Io mandai prima per lui, perché mi fu promesso infra pochi dì che la s’achoncierebe, e che io cominciassi a llavorare.

Dipoi ò visto che la sarà chosa lunga, e cercho in questo mezo se io ne truovo un’altra al proposito per uscirmene, e non voglio far lavorare niente, se prima non sono achoncio. Però raguagliatelo chome sta la chosa.

Del fanciullo che venne, quel rulbaldo del mulactiere mi g[i]untò d’un duchato prese el g[i]uramento che era restato così d’achordo, cioè di du’ ducati d’oro larg[h]i; e ctucti e’ fanc[i]ugli che vengono qua cho’ mulatieri non si dà più che dieci charlini. Io n’ò avuto più sdegno che se io avessi perduti venticinque duchati, perché vego che è cosa del padre, che l’à voluto mandare in sur un mulo molto onorevolmente.

O[h], io non ebi mai tanto bene, io! L’altra, che ‘1 padre mi disse, e’1 fanciullo insieme, che farebbe ogni cosa e governerebe la mula e dormirebbe in terra, se bisogniassi e a mme bisognia governallo! Manchavami faccienda, oltra quella che i’ ò avuta poi che io tornai! che ò avuto el mio garzone, che io lasciai qua, amalato dal dì che io tornai per insino adesso.

Vero è che adesso sta meglio, ma è stato in transito, sfidato da’ medici, circha un mese, che mai sono intrato in lecto; sanza molte altre noie. Ora ò avuto questa merda secha di questo fanciullo che dice’ che non vole perder tempo, che vole imparare; e dissemi costà che e’ gli bastava dua o tre ore el dì adesso non gli basta tucto el dì, che e’ vuole anche tucta la nocte disegniare. Sono e’ chonsigli del padre.

Se io gli dicessi niente, direbbe che io non volessi che egli imparrassi. I’ ò bisogno d’esser governato, e se e’ non si sentiva da farlo, non dovevono mectermi in questa spesa. Ma son fagnioni, ma sson fagnioni, e vanno a un certo fine, che basta.

Io vi prego che voi me lo facciate levar dinanzi, perché e’ m’à tanto infastidito che io non posso più. El mulacti[e]re à avuti tanti danari che e’ lo può molto bene rimenare in costà; e è amico del padre suo. Dite al padre che rimandi per esso; io non gli darei più un quatrino, ché io non ò danari. Arò tanta patientia che e’ mandi per esso; e se e’ non manda, lo manderò via benché io lo chacciai el sechondo dì via e po’ altre volte ancora, e non lo crede.

De’ chasi della boctega, io manderò a voi costà cento ducati sabato che viene; con questo, che se voi vedete che gli actendino a far bene, voi gli diate loro e che me ne faccino creditore, com’io restai chon Buonarroto quando parti’; quanto che e’ non actendessino a far bene, mectetegli in Santa Maria Nuova a mia conto. Del comperare non è ancora tempo.

Vostro Michelagniolo in Roma.Se voi parlassi al padre del fanciullo, ditegli la cosa chon buon modo, che gli è buon fanciullo, ma che gli è troppo gientile, e che e’ non è acto al servitio mio, e che si mandi per esso. A Lodovicho di Buonarro[t]a Simoni in Firenze.

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Il Natale nell’arte

Oramai manca davvero poco a Natale e desidero anch’io augurarvi un periodo di serenità che sia più lungo possibile, che vada oltre l’ora che ci si siede a tavola e si condivide una cena o un pranzo luculliano con parenti e amici.

Porterà pace questo Natale? Me lo auguro ma non credo. Ci son troppe cose, troppi eventi, troppi morti di fame, di povertà, di indifferenza… chi ha un cuore non passerà un sereno Natale, privo di turbamento alcuno. Chi mette a tacere la coscienza davanti a il brilluccichio imperante forse nemmeno sa cosa sia una coscienza.

Ecco a voi alcune delle più belle natività realizzate da eccellenti pittori dei tempi andati. L’arte forse non distoglie l’attenzione dal mondo ma rientra nelle cose belle e mirabili di questo mondo terreno.

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Questa è l’Adorazione dei Pastori di Gerrit van Honthorst che per far prima noi di terra fiorentina si ribattezzò Gherardo delle Notti. Non ho conosciuto questo pittore olandese perché nacque dopo che ero morto da qualche anno ( Utrecht 1590-1659) però questo quadro conservato agli Uffizi mi garba parecchio e ogni volta che ci vado me lo guardo e riguardo per un’oretta.

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Fra le più belle natività c’è anche questa splendida opera di Caravaggio: la natività con i Santi Francesco e Lorenzo. E’ una sublime tela dipinta a olio che anni fa si trovava nella Chiesa di San Lorenzo a Palermo. Fatto sta che adesso ce la possiamo godere solo in foto perché fu trafugata e non più trovata. Il mafioso collaboratore di giustizia Mannoia ne parlò durante il processo a carico di Andreotti ma non è dato sapere se la tela da lui menzionata fosse proprio quella. Pare però che l’immensa opera sia stata divorata da topi e maiali. A questa versione credo poco, non mi par probabile che una composizione di Caravaggio possa essere stata mandata al macero, penserei più al mercato nero di opere d’arte. Mi pare più plausibile. E’ come avere un diamante grezzo fra le mani e buttarlo perché luccica meno di uno tagliato. Che senso avrebbe?

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Dolcissima anche la Santa Notte di Antonio Allegri, meglio noto alle cronache come il Correggio. Quest’opera si trova nella pinacoteca di Dresda. Mi colpisce la sua delicatezza, la luce emanata dal Santo Bambino che irradia il volto della Madre.

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Ecco qua la Natività Mistica di Alessandro di Filipepi che tutti conoscono come Botticelli. Realizzò questa tela durante l’ultimo periodo della sua attività produttiva. Un concentrato di angeli danzanti e di angeli che si abbracciano mentre al centro della scena la Madre adora il Bambino che tende le braccia.

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Fra le natività più note questa si merita un posto di tutto rispetto per le sue strane allegorie. Si tratta della Natività e Adorazione dei pastori dipinta nel 1487 da Domenico Ghirlandaio. E’ la pala d’altare della Cappella Sassetti che si trova nella Basilica di Santa Trinita a Firenze. Sullo sfondo sono visibili le città di Gerusalemme a destra e di Roma al centro. Il sarcofago riporta la profezia proclamata da Fulvio secondo il quale da un sarcofago contenente le spoglie di un uomo sorgerà un dio. I sassi in primo piano sono un esplicito riferimento alla famiglia committente dell’opera Sassetti. Il cardellino ben in vista richiama alla passione di Cristo appena venuto al mondo.

Per oggi vi saluto sperando vi rammentiate che Natale è molto di più del panettone, dei regali e delle lucine messe da tutte le parti.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti dalla sua eterna dimora in Santa Croce.

Lo sguardo

Uno sguardo può tutto. Basa un’occhiataccia ben assestata per comunicare più di mille parole o uno sguardo suadente per dire ciò che l bocca non osa proferire.

Non a caso ho prestato sempre particolare attenzione agli sguardi delle mie opere pittoriche ma soprattutto scultoree. La resa degli occhi non è cosa semplice nel marmo. Per dare al Bacco uno sguardo trasognato dato dal troppo vino bevuto incavai leggermente le pupille mentre per creare un misto di emozioni nel volto del Cristo venato commissionatomi dal Vari usai lo stesso metodo cambiando però la forma delle arcate sopracciliari.

E che dire dello sguardo irato ma fermo del David che mira al suo nemico poco prima di affrontarlo? Inventai uno stratagemma nuovo che avrebbero ripreso in seguito parecchi artisti. Scavai a fondo le pupille rendendole penetranti, cariche di emozioni e terribili.

Il David senza il suo sguardo perderebbe parte del suo fascino.

A proposito, prima che la mia mente evanescente da morto rinsecchito faccia cilecca, vi ricordo che domani, essendo la prima domenica del mese, c’è la possibilità di entrare gratis nei musei statali. uscite di casa e andate a vedere i tesori delle vostre città: non dovrete sborsare nemmeno un fiorino. Se vi trovate a Firenze andate a trovare il mio David con tutta la corte dei prigioni: è gratis!

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che sempre spera nel potere della bellezza.

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Commissioni importanti

Avete presente la Pietà Vaticana? Bene. Quest’opera alta 1,74 metri mi fu commissionata da Jean Bilhéres de Lagraulas, l’ambasciatore del re di Francia presso la Santa sede e abate di San Dionigi.

Jacopo Galli fece da garante e si impegnò personalmente affinché io consegnassi entro i tempo prestabiliti l’opera. Avrei dovuto realizzare quel complesso in solo un anno di tempo per una cifra pari a 450 ducati.

Vi riporto le parole esatte che il Galli mise nero su bianco:

“Et io Jacobo Galli prometto al reverendissimo Monsignore che lo dicto Michelangelo farà la dicta opera in fra un anno e sarà la più bella opera di marmo che sia oge in Roma, e che maestro niuno la farìa megliore oge”.

Il vostro Michelangelo Buonarrotiimages (1)