O notte, o dolce tempo benché nero

 O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.
    Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.
    O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Christian Maidana

Christian Maidana photo

O night, O sweet though sombre span of time!

O night, O sweet though sombre span of time!-
All things find rest upon their journey’s end-
Whoso hath praised thee, well doth apprehend;
And whoso honours thee, hath wisdom’s prime.
Our cares thou canst to quietude sublime;
For dews and darkness are of peace the friend:
Often by thee in dreams upborne, I wend
From earth to heaven, where yet I hope to climb.
Thou shade of Death, through whom the soul at length
Shuns pain and sadness hostile to the heart,
Whom mourners find their last and sure relief!
Thou dost restore our suffering flesh to strength,
Driest our tears, assuagest every smart,
Purging the spirits of the pure from grief.

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A pianger mi conduce

Non so se s’è la desïata luce
del suo primo fattor, che l’alma sente,
o se dalla memoria della gente
alcun’altra beltà nel cor traluce;
    o se fama o se sogno alcun produce
agli occhi manifesto, al cor presente,
di sé lasciando un non so che cocente
ch’è forse or quel c’a pianger mi conduce.
    Quel ch’i’ sento e ch’i’ cerco e chi mi guidi
meco non è; né so ben veder dove
trovar mel possa, e par c’altri mel mostri.
    Questo, signor, m’avvien, po’ ch’i’ vi vidi,
c’un dolce amaro, un sì e no mi muove:
certo saranno stati gli occhi vostri.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta per questa sera con un una bellissima foto della Notte, su gentile concessione del fotografo Christian Maidana

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Ciò che contiene il marmo

Non ha l’ottimo artista alcun concetto

ch’un marmo solo in se non circoscriva

col suo soverchio, et solo à quello arriva

la man che ubbidisce all’intelletto

Il vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi versi

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Di che sorte sia la vita mia

… e non so di che sorte sia la vita mia: perché sto sempre solo, vo poco actorno e non parlo a persona.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che ha fatto della malinconia la sua allegrezza

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‘L poco è troppo a chi ben serve e stenta

  – Beati voi che su nel ciel godete
le lacrime che ‘l mondo non ristora,
favvi amor forza ancora,
o pur per morte liberi ne siete?
– La nostra etterna quiete,
fuor d’ogni tempo, è priva
d’invidia, amando, e d’angosciosi pianti.
    – Dunche a mal pro’ ch’i’ viva
convien, come vedete,
per amare e servire in dolor tanti.
    Se ‘l cielo è degli amanti
amico, e ‘l mondo ingrato,
amando, a che son nato?
    A viver molto? E questo mi spaventa:
ché ‘l poco è troppo a chi ben serve e stenta.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La maschera e la Notte

La Notte completamente nuda, con una pelle che sembra riflettere la luce lunare: è la prima opera su cui si posa lo sguardo appena si varca la soglia della Sagrestia Nuova del San Lorenzo.

Pare una Leda senza cigno o un’Arianna fra le braccia di Morfeo. Se ne sta lì da secoli, semi sdraiata, in compagnia dei duchi e delle altre ore del giorno. Tiene il braccio sinistro dietro la schiena giusto per sostenersi un po’ e ruota il busto proprio verso chi la osserva.

Assieme a lei ho messo qualche simbolo notturno come il fascio di papaveri che richiamano il sonno con i loro effluvi oppiacei e la civetta, l’animale della notte per eccellenza. Non vi sfuggirà il mascherone quasi teatrale in primo piano: un riferimento agli incubi e ai sogni oppure alla morte che ha condotto i duchi al sonno eterno?

Il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta avvisandovi che con molta probabilità la prossima settimana tornerà ancora una volta ad ammirare queste sue opere dal vero. Venite con me? Ho un estremo bisogno di vederle, sfiorarle col pensiero per lasciarle poi di nuovo a tutti coloro che le vorranno ammirare per gli anni a seguire.

22942-03_-_Aurelio_AmendolaFoto di Aurelio Amendola

Sotto pressione l’elaborazione del bello

Nel 1526 avevo concluso la realizzazione dei sei modelli per la Sagrestia Nuova e avevo già iniziato a sbozzarli. Vi sto parlando delle allegorie delle quattro ore del giorno e dei due duchi de’ Medici che tutt’oggi potete andarvi a guardare all’interno della splendida architettura della Sagrestia Nuova, sempre opera mia, s’intende.

Lorenzo, il duca d’Urbino, era tutt’altro che un valoroso combattente e non era certo noto per la sua avvenenza. Più che altro era noto alle cronache del tempo come un gran vigliacco ma preferii dargli tutt’altro aspetto. Se avessi elaborato un ritratto fedele chi ancora andrebbe ad ammirare quelle sepolture? Io no davvero!

E che dire di Giuliano, l’altro duca? Per lui studiai una torsione del busto e un volto fiero quasi come se fosse un glorioso condottiero. In realtà aveva avuto una salute assai cagionevole e di fiero aveva ben poco nei suoi atteggiamenti quotidiani.

Mentre fuori dalle pareti del San Lorenzo il mondo pareva essere in continua rivoluzione e ne sentivo tutto il peso sulle spalle, il mio intelletto sotto continua pressione creava meraviglie. Se in anni precedenti avevo sostenuto che solo una mente sgombra potesse lavorar bene, in quel periodo pareva che il gran cumulo di problemi che avevo contribuissero a darmi nuovo vigore e idee sempre nuove.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che ora si va a bere il sesto caffè della giornata rigorosamente corretto.

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Sagrestia Nuova: bellezza che emoziona

Se volete lasciarvi coinvolgere e sconvolgere dalla bellezza eterna, non dimenticate di visitare la Sagrestia Nuova del San Lorenzo. A quel progetto dedicai anima e corpo. La pietra scolpita ancora vibra di passione e sembra quasi che i Duchi o le personificazioni delle Ore sia carne pietrificata o comunque immobilizzata giusto per farsi ammirare dagli spettatori.

All’interno di questo luogo emozionante e suggestivo non ci sono solo le tombe del Duca d’Urbino e di quello  di Nemours ma anche la cassa contenente le spoglie di Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano, assassinato durante la sanguinosa congiura dei Pazzi.

Sopra il loro eterno  giaciglio è posizionata la Madonna con Bambino affiancata dai santi protettori della casata de’ Medici: San Cosma e San Damiano.

Il Bambino siede sulla gamba sinistra della Madre, accavallata sull’altra. Lei per bilanciarsi meglio porta indietro il braccio destro. Il Piccolo nella ricerca del seno torce il corpo girando le spalle a tutta la Sagrestia: un modo come un altro per evitare di guardare la morte che o circonda in ogni dove.

Come la maggior parte delle mie Madonne, anche questa non guarda il Figlio direttamente ma ha uno sguardo perso nel vuoto e rivolto vero il basso. E’ il presagio del futuro del Redentore.

Il progetto del complesso monumentale della Sagrestia Nuova era grandioso. Purtroppo non riuscii a completarlo perché il Papa mi richiamò a Roma. Nel 1534 lasciai Firenze e non vi tornai più se non da morto. Le allegorie delle ore del giorno ancora erano da terminare e quelle dei Fiumi ancora dovevo iniziare a scolpirle.

La Madonna col Bambino era a buon punto ma ne mancavano di ore di lavoro prima di terminarla! Tuttavia se la osservate da vicino avrete la possibilità di leggere i miei colpi di scalpello.

Dei Santi Cosma e Damiano avevo realizzato solo dei disegni e diedi il compito di scolpirle a due miei abili collaboratori: Giovanni Angelo da Montorsoli si occupò di San Cosma mentre Raffaello da Montelupo si dedicò a scolpire San Damiano.

I candelabri di marmo che vedete sull’altare li disegnai io ma non ebbi abbastanza tempo per scolpirli. Quello di destra lo eseguì Silvio Cosini mentre quello di sinistra venne realizzato da Girolamo Tacciati dopo parecchi anni dalla mia dipartita dal vostro mondo terreno.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi guarda dritto negli occhi mentre vi meravigliate e vi emozionate dentro la sua Sagrestia Nuova.

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Ricordi vagando di notte per Firenze

Oramai sulla città è calata la notte. In giro ci son più poche persone e dopo una giornata intera di turisti e traffico, Firenze torna a dormire. Le luci la fanno da padrone e le sculture sembra riconquistino una loro quotidianità più rilassata, senza essere al centro dell’attenzione di tutti.

E’ quasi come se la città di notte ritornasse indietro nel tempo, lontano dal clamore. Quant’era diversa Firenze a mi’ tempi! La rimpiango? No, non credo anche se molte cose che avevo allora mi mancano. Quali? La vita ma prima ancora scalpello e gradina.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che stanotte fa gli straordinari e pensa di starsene seduto a lungo sulla spalletta dell’Arno.

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Caro m’è ‘l sonno

E oggi voglio starmene così… a rimirare la mia Notte nella Sagrestia Nuova del San Lorenzo.

Caro m’è ’l sonno, e più l’esser di sasso,

mentre che ’l danno e la vergogna dura;
non veder, non sentir m’è gran ventura;
però non mi destar, deh, parla basso.

Ricordatevi che oggi è la prima domenica del mese e potete entrare gratuitamente in tutti i musei statali. Firenze vi aspetta per lusingarvi con le sue meraviglie. Cosa state aspettando? Mettete il naso fuori di casa e uscite allo scoperto: ci son tante cose da vedere!

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