Cose imparate

Stare una settimana su Facebook in modalità diversa da quella a cui ero abituato mi ha fatto capire qualche cosuccia. La prima è che per stare sui social ci sono delle regole ma che queste regole non valgono per tutti allo stesso modo: c’è chi può postare ciò che crede e chi invece deve fare attenzione a ogni più minimo dettaglio pena l’esclusione.

Ho compreso che molti si limitano a guardare e commentare le immagini senza leggere le didascalie…beh, in realtà di questo mi ero reso conto da tempo però sentirsi dire “che cosa interessante, non l’avevo mai letto da nessuna parte” da una persona che già aveva mostrato apprezzamento per lo stesso post non molto tempo fa, fa un po’ strano.

Diffidate dalle imitazioni perché ce ne sono eccome…trovata una anche qualche ora fa. Va be, tanto mica mi conoscono come mi conosco io.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Terminato il periodo di fermo…fino al prossimo

Finalmente posso dirvi che per il momento posso tornare a pubblicare senza troppi limiti sulla pagina Facebook. Fino a quando? Non è dato sapere giacché per quest’ultimo stop lorsignori non m’han dato una motivazione valida.

Anche questa è passata…grazie a tutti quelli che hanno mi hanno supportato. Il vostro Michelangelo Buonarroti che prima di salutarvi, vuole ricordare i versi che in questo momento sente più suoi. Tiè, per chi rema contro

Come fiamma più cresce più contesa
dal vento, ogni virtù che ‘l cielo esalta
tanto più splende quant’è più offesa. 

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Solidarietà fra colleghi, questa sconosciuta

Inizia una nuova giornata e un po’ vi ammetto che sono amareggiato. Nessuno e dico nessun altro blog dedicato all’arte o pagina Facebook che si occupa di divulgare bellezze e conoscenze artistiche m’ha mostrato una qualche forma di solidarietà durante questa settimana di quasi silenzio mediatico forzato sul noto social network. Un po’ mi dispiace perché in altre occasioni non mi sono comportato allo stesso modo. Pazienza, è storia antica: non si viene quasi mai ripagati con la stessa moneta.

Vi scrivo qualche verso che mi sta a cuore, sperando possa allietarvi questo inizio di giornata. Lo dedico a voi che continuate a supportarmi.

Se ‘l foco fusse alla bellezza equale
degli occhi vostri, che da que’ si parte,
non avrie ‘l mondo sì gelata parte
che non ardessi com’acceso strale.
    Ma ‘l ciel, pietoso d’ogni nostro male,
a noi d’ogni beltà, che ‘n voi comparte,
la visiva virtù toglie e diparte
per tranquillar la vita aspr’e mortale.
    Non è par dunche il foco alla beltate,
ché sol di quel s’infiamma e s’innamora
altri del bel del ciel, ch’è da lui inteso.
    Così n’avvien, signore, in questa etate:
se non vi par per voi ch’i’ arda e mora,
poca capacità m’ha poco acceso.

Il vostro Michelangelo Buonarroti al suo terzo caffè mattutino prima delle sette. Ah, la bella foto a seguire della Notte è di Nico Vigenti

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Come un pesce muto

Mi sembra di essere diventato un pesce muto. Postare foto su Facebook senza poter mettere i link ai testi che quotidianamente scrivo mi fa sentire come all’interno di una bolla di sapone, sospeso nell’etere.
Sarà forse perché mal tollero le imposizioni ma questa cosa mi sta stretta. Sapete, il primo blocco di una settimana che ho avuto risale a diversi anni fa.
Era il 2013 quando venni messo alle strette da blogger.com. La ritenni un’ingiustizia troppo grande per rimanere a braccia conserte così chiusi baracca e burattini, cancellando ogni singolo post e migrando sulla piattaforma WordPress sulla quale ancora pubblico i miei deliri quotidiani. Adesso la posta in gioco è molto più alta di allora e dover cambiare un’altra volta mi comporterebbe numerosi problemi che nemmeno saprei risolvere.
Anche WordPress mi ha già un paio di volte avvisato che se continuo a mettere foto oscene dovrà cancellare il blog ma per adesso ancora mi permette di raccontare. Ma con tutte le porcate che circolano, le fake news che ogni giorno vengono proposte, i profili finti e via discorrendo perché proprio io arreco tanto disturbo?

Il vostro Michelangelo Buonarroti che desidera nel frattempo tutti quelli che l’hanno contattato sia in pubblico che in privato per sostenerlo almeno dal punto di vista morale. Se ci tolgono pure le arti siamo spacciati tutti quanti. Pensare è pericoloso.

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Bloccata per una settimana la pagina mia di Facebook

Siamo alle solite: ancora una volta, per l’ennesima direi, Facebook s’è preso la briga di bloccarmi la pagina. Come mai vi chiederete voi…ebbene, questa volta non lo so nemmeno io. Dopo aver pubblicato l’ultimo post m’è arrivato il messaggio che vi incollo a seguire senza cambiare nemmeno una virgola: “Sono state imposte delle limitazioni a Michelangelo Buonarroti. Your Page has been impedito from sharing links. Questa limitazione è temporanea e scadrà: Mercoledì 12 luglio alle ore 11:05”.

Insomma, per una settimana intera non potrò mettere alcun link alle immagini o ai testi che scrivo quindi non potrò nemmeno pubblicare i post che abitualmente scrivo qui. La cosa mi pare assai strana e priva di senso. Altre volte sono stato tacciato di oscenità per aver messo immagini a detta loro pornografiche: volto del David è pornografico, il Crocifisso Gallino è pornografico, la Creazione di Adamo è pornografica con il suo gingillo al vento e via discorrendo solo per citare alcune delle immagini che mi hanno censurato e causato il blocco della pagina per diversi giorni.

Ho chiesto spiegazioni in merito da diverse ore ma ancora non ho avuto alcuna risposta. Se la daranno sarà sicuramente una di quelle automatiche preimpostate che in realtà non spiegano sempre ma propongono la medesima tiritera.

Per questa settimana, se ancora avete voglia di conoscere un po’ della vita e delle opere mie, vi aspetto su questo blog. Ah, dimenticavo…come al solito minacciano che prima o poi la pagina la chiuderanno se non mi decido a cambiare stile. E cosa dovrei fare visto che questa volta non mi dicono nemmeno il perché me l’abbiano bloccata per una settimana intera. Mi sa tanto che per farli star boni dovrei mettere un po’ di foto di gatti…che dite, inizio a postare graziosi amici a quattro zampe? Magari si decidono a far pace con me e con le mie storie.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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foto di Fadi Bassil

Le chiappe del David censurate da Facebook

Nemmeno quel folle censore di papa Carafa osò mettere le mutande ai miei santi finché non spirai e adesso Facebook si premette di bloccarmi la pagina perché ho pubblicato le chiappe del David. Con quale bizzarro algoritmo o con quale criterio questo social network decide che il culo del mio meraviglioso David sia pornografico mentre cadano bene le chiappe di signore e signori in carne e ossa in atteggiamenti più che provocatori? L’apologia al fascismo non viene mai censurata: tu segnali e ti vien detto che il post pubblicato rispetta gli standard di Facebook….le immagini di bambini sofferenti tartassati da terribili malattie si lasciano passare mentre un culo di marmo no?

A parte il fatto che sarebbe l’ora che qualcuno spiegasse a Zuckerberg e compagnia bella la differenza fra erotico e pornografico, ma poi mi domando come si può considerare scandaloso il David a oltre Cinquecento anni dalla sua realizzazione? Eppure i conti non mi tornano.

Non è la prima volta che Facebook mi blocca e mi rimuove contenuti perché considerati osceni. Può un Cristo Crocifisso essere considerato pornografico? Beh mi pare proprio di no eppure anche in quel caso bloccarono tutto senza farsi troppi problemi.

Per un po’ sarà bloccata anche la personale pagina di chi mi da voce sia su questo blog che sulla pagina Facebook , non potrò mettere mi piace, commentare, rispondere ai messaggi che ho in coda e robe simili…niente di niente. Inoltre mi viene chiesto di rimuovere tutte le immagini oscene ( e vorrei capire quali sono però perché di osceno in una scultura o un dipinto mio io non riesco a vederci nulla)

Va be, visto che per ora non posso pubblicare questo post sulla mia pagina Facebook, se volete diffondetelo voi….robe da matti.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti… che faccio? Come immagine di questo post ci metto di nuovo il culo del David? Sapete che hanno comunicato che al prossimo contenuto simile chiuderanno sia l’account di chi mi da voce che il mio? Altro che Concilio di Trento!

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che in una vita è sfuggito per un soffio alla Santa Inquisizione ma che nella seconda parte dell’esistenza viene censurato da Facebook.

Ci metterò il volto del David…pure quello desta scandalo? Eh no, meglio chiedere…non si sa mai: il suo  sguardo mica turberà qualcuno?

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Vabbè, io ci metto pure la foto incriminata fra l’altro scattata dal fotografo migliore delle mie opere: Aurelio Amendola.

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Sfidando l’inquisizione a carte scoperte

In anni di censure durissime e persecuzioni spietate, la libertà che avevo io di dipingere, gli altri artisti contemporanei se la potevano solo sognare.

Non era mia abitudine limitarmi a rappresentare uno stretto programma che il committente imponeva e mai l’avrei fatto nemmeno a peso d’oro. Figuriamoci poi se avrei chinato il capo negli ultimi anni della mia vita per le ultime importanti commissioni. Il mio status di artista era al di sopra delle parti e alla fine facevo sempre come mi pareva.

Pensate un po’: al Vasari che si apprestava ad affrescare la Cancelleria Vaticana su commissione del potete cardinale Alessandro Farnese, l’erudito Paolo Giovio al suo servizio dettò per filo e per segno tutto il programma iconografico indicando addirittura le posizioni che avrebbero dovuto assumere i vari personaggi raffigurati. Con me nemmeno ci provavano a fare qualcosa di vagamente simile: avrei rifiutato la commissione seduta stante.

E le braghe dipinte sopra il Giudizio allora? Beh, quelle le misero dopo che passai a miglior vita…mentre ancora ero bello arzillo nessuno osò toccare i miei lavori: mi conoscevano assai e nemmeno il Papa osò sfidarmi con questo sfregio.

Quando Papa Paolo III mi chiese di affrescare la Cappella Paolina, la sua cappella privata tutt’oggi non visibile al grande pubblico, ero già vecchio. Avevo quasi sessant’anni e nel Cinquecento, un’età del genere, non era facile da raggiungere. Non ero certo in splendida forma ma, nonostante i molti acciacchi e i ripetuti periodi di malattia, accettai l’incarico. Perché lo feci? Certo non per soldi già che già avevo accumulato una fortuna cospicua. Vero è che a Papa Paolo III non potevo dire di no: era un caro amico. Tuttavia il motivo non è solo quello. Era l’occasione giusta per dipingere in un luogo così importante per il papato un concentrato di suggerimenti per il dibattito allora in corso sulla riforma della Chiesa. La mia appartenenza al gruppo degli spirituali era nota così come era nota la mia vicinanza a Reginald Pole, alla marchesa Colonna e al povero Morone che fu vittima dell’inquisizione.

Diedi parecchio fastidio agli assetti del potere della Chiesa tanto che, censori potentissimi e autorevoli come Gilio e Dolce, niente avevano contro gli intellettuali che all’interno della curia discutevano sulla riforma protestante ma additavano me per le mie trasgressioni iconografiche sistemate proprio nella cappella papale.

La purezza della devozione spirituale resa nei corpi nudi o comunque poco abbigliati è una sorta di ritorno alle origini del cristianesimo. Dinnanzi quegli affreschi inducevo gli spettatori, che per altro erano esclusivamente alti prelati, a pensare a quanto fosse cambiata la Chiesa in tanti anni di potere e quanto si era allontanata dagli insegnamenti di Cristo.

Il sempre vostro Michelangelo che è sempre stato testardo come un mulo soprattutto quando sapeva di aver ragione

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Dite al papa d’acconciare il mondo

Papa Paolo IV al secolo Gian Pietro Carafa mi mandò a dire durante il suo pontificato di acconciare le pitture del Giudizio Universale. La Controriforma aleggiava nell’aria e di lì a poco tutte le opere giudicate poco consone agli ambienti religiosi sarebbero state distrutte definitivamente. Il mio Giudizio ebbe sorte migliore e fu solo deturpato in parte.

Quanto m’arrivò il comunicato di papa Carafa risposi quanto gli si spettava:

“Dite al papa che questa è piccola faccenda e che facilmente si può acconciare; che acconci egli il mondo, chè le pitture si acconciano presto”

Il vostro Michelangelo Buonarroti, sempre sul pezzo

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