Roboam, Abias e la lunetta che li accoglie

Dipinsi la lunetta di Roboam e Abias fra il 1511 e il 1512 nella Volta della Sistina che sempre più assomigliava a come io me l’ero immaginata. Se non erro fu la decima lunetta che affrescai, ovvero la seconda dopo che furono rimontati i ponteggi per dipingere la seconda e ultima parte di tutta la volta.

Come nelle altre lunette, anche in questa ho seguito fedelmente la genealogia di Cristo secondo quanto scritto sul Vangelo di Matteo. Il nome dei due personaggi è ben evidente nel tabellone scritto con caratteri capitali romani.

Il colore che adoperai per il fondo è assai chiaro e le figure preferii eseguirle in maniera sciolta e rapida. Realizzai la lunetta in una sola giornata e infatti, nemmeno gli ultimi restauratori che hanno ripulito l’opera hanno potuto constatare la presenza dello stacco delle giornate.

Michelangelo,_lunetta,_Rehoboam_-_Abijah_01

 

Questa parte dell’affresco era stato gravemente danneggiato dalla salificazione causata dalle infiltrazioni d’acqua soprattutto nella zona più alta. Nel corso dei secoli il nero fumo delle candele e delle torce nonché le colle animali stese per rendere trasparenti le macchie della salificazione, avevano completamente stravolto il disegno iniziale.

Adesso, dopo il colossale restauro guidato da Colalucci, la lunetta ha assunto di nuovo un aspetto gradevole alla vista e ben decifrabile.

La giovane donna di sinistra indica con la mano la vita che porta in grembo mentre a sinistra  un giovane abbigliato con panni dalle tinte tenui, è accasciato su se stesso. Gli feci assumere un aspetto totalmente rilassato, con il braccio sceso e un piede appoggiato su un gradino.

Gli studi che feci per la realizzazione di questo giovanotto sono tutt’oggi visibili su due fogli conservati nel cosiddetto Taccuino di Oxford.

Già, di cartoni preparatori non ne son rimasti in giro né della Volta della Sistina né del Giudizio Universale. In compenso nel Taccuino di Oxford ci sono dei disegni, dei dettagli a penna, carboncino o a sanguigna che poi realizzai nella Cappella Sistina.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

 

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Lettera al mì fratello

Ecco a voi una delle mie tante lettere arrabbiate che scrissi al mi’ fratello Bonarroto. Mi chiedeva soldi di continuo, manco fussi stato una banca o un milionario e nel corso della vita s’è litigato parecchio.

Roma, 24 luglio del 1512

Buonarroto, io non ò tempo da rrispondere alla tua, perché è nocte; e ancora quand’io avessi tempo, non ti posso rispondere resoluto per insino che io non vego la fine delle cose mia di qua. Io sarò questo setembre costà e farò quant’io potrò per voi, com’io ò facto insino a ora. Io stento più che uomo che fussi mai, mal sano e chon grandissima faticha; e pure ò patienza per venire al fine desiderato. Ben potete avere patientia dua mesi voi, stando dieci mila volte meglio che non sto io.Michelagniolo scultore in Roma.A Buonarroto di Lodovicho Simoni in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Cappella-SistinaDEF