Versi per il Vasari

All’amico mio caro Giorgio Vasari e per la sua più grande opera de Le Vite.

Se con lo stile o coi colori avete
alla natura pareggiato l’arte,
anzi a quella scemato il pregio in parte,
che ‘l bel di lei più bello a noi rendete,
poi che con dotta man posto vi sete
a più degno lavoro, a vergar carte,
quel che vi manca, a lei di pregio in parte,
nel dar vita ad altrui, tutta togliete.
Che se secolo alcuno omai contese
in far bell’opre, almen cedale, poi
che convien c’al prescritto fine arrive.
Or le memorie altrui, già spente, accese
tornando, fate or che fien quelle e voi
malgrado d’esse, etternalmente vive.

Michelangelo Buonarroti

To friend Giorgio Vasari, on the Lives of the painters.

With pencil and with palette hitherto

you made your art high Nature’s paragon;

nay more, from Nature her own prize you won,

making what she made fair more fair to view.

Now that your learned hand with labour new

of pen and ink a worthier work hath done,

what erst yoi lacked, what still remained her own,

the power of giving life, is gained for you.

If men in any age with Nature vied

in beauteous workmanship, they had to yield

when to the fated end years brought their name.

You, reilluming memories that died,

in spite of Time and Nature have revealed

for them and for yourself eternal fame.

Michelangelo Buonarroti

giorno

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La scala della laurenziana e il mio riserbo

Quando me ne andai da Firenze lasciai dietro alle spalle parecchi lavori a metà. Il progetto della Biblioteca Medicea Laurenziana  era ancora in alto mare e non avevo dato disposizioni a nessuno in merito. Il Tribolo venne a Roma per chiedermi qualche spiegazione per procedere col lavoro ma da me non ottenne granché.

Il duca Cosimo s’alterò parecchio e ordinò al Vasari di sollecitarmi per ottenere modelli, spiegazioni e tutto quello che era necessario per realizzare la scala seguendo il mio progetto. A detta di Cosimo avrei dovuto rispondere con dovizia di dettagli in virtù del rispetto che avevo per Giorgio.

Ci scrivemmo diverse lettere nelle quali spiegavo come avrei voluto realizzare il progetto ma erano talmente intricate e poco chiare che non so quanto avesse potuto comprendere.

I maligni dicono l’abbia fatta apposta: sarei stato così geloso delle miei progetti in cantiere da non svelarne i dettagli più significanti. Era complicato spiegare a parole quello che realmente avevo in mente. In un paio di schizzi minuti che disegnai su una di quelle lettere al Vasari delineai la vista frontale e quella laterale della scala del ricetto.

Il Vasari e il Tribolo lavorarono alla Laurenziana per diversi anni ma l’opera venne terminata solo nel 1561, quando inviai un modello di terracotta e l’Ammannati ne fece tesoro.

Non vi tragga in inganno il modello che menziono nella lettera a seguire scritta al Vasari: si tratta di tutt’altra roba ovvero quello della facciata della Basilica di San Lorenzo.

Roma, 28 settembre 1555

Messer Giorgio amico caro, circha la scala della liberia, di che m’è stato tanto parlato, crediate che, se io mi potessi ricordare come io l’avevo ordinata, che io non mi farei preghare.

Mi ritorna bene nella mente come un sognio una certa iscala, ma non credo che sia a punto quella che io pensai allora, perché mi torna cosa ghoffa; pure la scriverò qui c[i]oè, se voi togliessi una quantità di scatole aovate di fondo di uno palmo l’una, ma non d’una lungheza e largheza, e lla magiore e prima ponesi in sul pavimento, lontana dal muro della porta tanto quanto volete che la scala sia dolcie o cruda, e un’altra ne mettessi sopra questa che fussi tanto minore per ogni versso, che in sulla prima di sotto avanzassi tanto piano quanto vole il piè per salire e così dette scatole, diminuendole e ritirandole versso la porta, fra l’una e ll’altra senpre resterà per salire; e che la diminuizione de l’utimo grado sia quanto el vano della portta, e detta parte di scala aovata abi come dua alie, una di qua e una di là, che vi seguitino e’ medesimi gradi, ma diritti e non aovati. Questi pere e’ servi, e el mezo aovato per el Signore.

Dal mezo in su di detta iscala le rivolte di dette alie ritornino al muro, dal mezo ‘nn giù, insino in sul pavimento, si discostino con tuta la scala dal muro circha tre palmi, in modo che l’inbasamento del ricetto non sia ocupato in luogho nesuno e resti libero in ogni facc[i]a.

Io scrivo cosa da ridere, ma so bene che messer Bartolomeo e voi troverete cosa al proposito. Del modello d[i] che mi scrivete, non sapete voi che non achadeva scriverne niente ma subito mandarllo ove piacessi al Duca?

E non che il modello, ma volessi Iddio che qua si trovassi qualche cossa antica bella a mio modo, che io non guarderei in cosa nesuna, per mandarlla a Sua Signoria.Delle oferte grandissime pregho ne ri[n]graziate Sua Signoria.

So bene che io non le merito, ma pur ne fo capitale.Vostro Michelagnuolo in Roma.

Biblioteca-Medicea-Laurenziana3sIl sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Il Vasari e la sua opera più grande

Giorgio, s’i’ho nulla di buono nell’ingegno, egli è venuto dal nascere nella sottilità dell’aria del vostro paese d’Arezzo.

Questo è quanto dissi a Giorgio Vasari che volle immortalare per sempre il mio operato a conclusione delle sue Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti.

Se ancora non avete letto le Vite non perdete tempo e recuperate il tempo perduto: è uno dei migliori libri sull’arte da sempre e vi farà conoscere tutti gli artisti da Cimabue fino a me.

Un viaggio attraverso l’arte, la storia e il tempo che fu. Imperdibile.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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La mia dimora eterna

Come sapete, vi scrivo i miei pensieri e vi racconto dettagli delle mie opere nonché della mia vita dalla Chiesa di Santa Croce a Firenze. La tomba dentro la quale mi riposo di tanto in tanto è stata progettata dal Vasari e portata a termine da lui assieme a qualche talentuoso allievo.

Se venite in Santa Croce, la troverete nella navata destra appena varcate le soglie.

Ai piedi di questa mia casa di pietra ci sono tre splendide signore scolpite nel marmo che raffigurano l’Architettura, la Pittura e la Scultura. Sono tutte e tre rattristate per la mia dipartita dal mondo terreno.

Al di sopra del sepolcro c’è anche il mio busto realizzato da Battista Lorenzi e degli affreschi del Naldini. Le tre sculture principali sono state sì progettate dal vasari ma a portarle  termine sono stati tre diversi scultori. L’Architettura è stata realizzata da Giovanni dell’Opera, la Scultura da Valerio Cioli e la pittura da Battista Lorenzi.

Venni sepolto qui dopo le pompose esequie che mi fecero nel Duomo di San Lorenzo… ma come arrivai da Roma a Firenze già morto è tutta un’altra storia che avrò modo di raccontarvi più avanti.

 

 

 

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Il vostro Michelangelo Buonarroti che oggi ha deciso di mostrarvi la sua residenza eterna, residenza de corpo ma non dell’anima.

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