Il David cambia casa…vi garberebbe eh?

Ebbene si, ogni tanto qualcuno s’alza la mattina col piede sbagliato dal letto e si mette in testa di rispostare il David. Non ci credete? Rasserenatevi, la realtà ha sempre più inventiva della fantasia. Carniani, che all’interno di Confindustria Firenze è l’incaricato dello sviluppo dell’internazionalizzazione del territorio, vorrebbe trasferire il David in un’altra zona della città per distribuire meglio i flussi turistici.

Nemmeno ha avuto un’idea originale: già nel 2008 a qualcun’altro, per inciso Paolo Cocchi in quel frangente assessore regionale alla cultura, aveva proposto di spostare il David fino al Parco della Musica. La proposta sollevò un polverone al tempo ma poi, grazie al Cielo, rimase un’idea bislacca che non si concretizzò.

Carniani riparte alla carica riproponendo la questione e, alla stregua di de Fabris, ha già progettato nella sua testa il luogo che potrebbe accogliere il gigante di marmo: “Costruire un museo di cristallo, stile piramide del Louvre, dove ospitare il David o una delle opere più significative della città, a fianco dell’Opera di Firenze, avrebbe potuto davvero significare, già un decennio fa, un cambiamento decisivo. Se l’avessimo fatto, non staremmo ancora oggi a parlare di decongestionare i flussi turistici“.

Eh si, un gran passo avanti per tutta la città…precisamente quale piano strategico è in atto a Firenze? Prima si annaffiano i turisti con gli idranti e si multano se si siedono, poi si mette il David fuori dal centro storico…ah, si: son dei sopraffini strateghi.

Chi glie lo spiega a Carniani che spostare il David non è una cosuccia da poco e che si rischia seriamente di perderlo per sempre? Io non ne ho la forza…la sua domanda non verrà accolta? Inizio a non dare niente per scontato…con i personaggi che abbiamo ai vertici della tutela del patrimonio, alias Franceschini, oramai non mi meraviglia più niente.

Non si può scherzare sulla conservazione di un’opera simile…a Livorno c’è un detto che renderebbe alla perfezione l’idea ma un ve lo posso scrive.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che preferirebbe le sue opere opere nemmeno venissero pensate da chi si alza al mattino col piede sbagliato.

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Un Pietro da Cortona da salvare a Seravezza

Pietro da Cortona ha lasciato ai posteri un gran numero di opere. Fra le più belle vale la pena menzionare il Trionfo della Divina Provvidenza a Palazzo Barberini (Roma) e le sue volte affrescate nella Galleria Palatina a Firenze come quella della Sala di Giove e quella della Sala di Venere. Altri suoi dipinti importanti si trovano un po’ in tutto il mondo: dal Prado di Madrid al National Gallery di Londra, dal Kimbell Art Museum di Forth Worth al Louvre di Parigi passando per l’Ermitage di San Pietroburgo. Le sue opere in Italia non si contano e sono dislocate nei più prestigiosi musei: Galleria Borghese, Palazzo Barberini, Palazzo dei Conservatori ma anche presso i Palazzi Vaticani e precisamente negli appartamenti del Borgia.

Insomma, Pietro da Cortona non è proprio l’ultimo arrivato e sapeva il fatto suo. Ora ditemi, com’è possibile che una sua opera possa venire dimenticata e lasciata in uno stato di totale abbandono. Io il perché non l’ho ancora capito e ancora me lo domando giorno e notte.

Pare incredibile eh? Eppure le sue Tre Marie al Sepolcro si stanno consumando a vista d’occhio all’interno della Chiesa consacrata alla Santissima Annunziata di Seravezza (LU).

Ogni volta che piove ci son pozzanghere d’acqua sul pavimento e le travature in legno se le stanno divorando i tarli neanche tanto lentamente. La prima volta che vidi le Tre Marie di Pietro da Cortona lì dentro mi sentii male. Oramai i colori sono talmente scuri da rendere l’opera a tratti quasi illeggibile. Il tasso di umidità è elevatissimo e la cura che viene messa nella conservazione di quell’opera lì è nulla.

Seppur su qualche opuscolo stampato a scopo turistico della zona l’opera viene nominata, chi vuol vederla con i propri occhi si troverà dinnanzi a una porta chiusa. Eh sì, perché la Chiesa in questione è permanentemente chiusa e viene aperta solo in rare occasioni. Certo si può richiedere la chiave alla Misericordia attigua o al custode ma chi arriva da chissà dove mica le sa queste cose qui e se ne torna a casa con la coda fra le gambe senza aver potuto vedere il quadro.

Mi pare che nemmeno sia necessario sottolineare che un’opera del genere di un grande autore non si più trattare in questo modo. E poi per quanto? Chiusa in quel posto lì la sua fine è prossima. Dopo aver tenuto duro per secoli è destinata a far unna brutta fine in mezzo a umido e tarli voraci.

A mio avviso le soluzioni possibili sono solamente due: o la musealizzazione all’interno di un luogo più consono per un’opera simile oppure il recupero di tutta la Chiesa. In entrambi i casi le Tre Marie hanno bisogno di un bel restauro perché come sono adesso rischiano di perdersi per sempre senza lasciare traccia di sé.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti in cerca di un miracolo che salvi dal degrado le Tre Marie al Sepolcro di Pietro da Cortona.

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