Il Prigione che si Ridesta

Stamani, mentre stavo cercando di fare un po’ d’ordine fra gli appunti per poter cominciare a lavorare a un nuovo progetto editoriale, mi son reso conto che fino a questo momento non vi ho parlato in maniera esaustiva del Prigione che si Ridesta. È uno dei quattro prigioni che da diversi decenni si trova nella Galleria dell’Accademia a Firenze, dopo aver trascorso secoli all’interno della Grotta del Buontalenti, nel Giardino di Boboli.

La figura è tutta in tensione e sembra volersi liberare dal blocco di marmo che la trattiene. Iniziai a scalfire il blocco partendo da uno spigolo poichè l’opera finita avrebbe dovuto occupare una posizione angolare della grandiosa tomba di papa Giulio II.

Mi piace assai ciò che Bonsanti scrisse in merito all’atteggiamento del Prigione che si Ridesta: “lotta violentemente contro il sonno per raggiungere la consapevolezza“. Il sonno alla fine dei conti può avere differenti letture: il Prigione sarà durante una fase di non conoscenza oppure semplicemente tenterà di cedere alle braccia di Morfeo per sottrarsi a un incombete tragedia? Entrambe le interpretazioni sono plausibili. ù

I Prigioni bisogna osservarli tenendo presente l’ottica con la quale li avevo ideati: la raffigurazione della rovina dei saperi del mondo con la morte del pontefice.

Il Prigione che si Ridesta si trovava nel mio studio fiorentino di via Mozza quando lasciai la città definitivamente alla volta di Roma, nel 1534. Dopo la morte, il mi nipote Lionardo cedette quest’opera, assieme agli altri tre prigioni di Firenze e alla Vittoria, al duca Cosimo de’ Medici.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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The awakening prisoner

This morning, while I was trying to edit a few of my letters so that I could start working on a new publishing project, I realized that I’ve ner taken the time to discuss my Awakening Prisoner. It is one of the four prisoners that is located in the Galleria dell’Accademia in Florence.  For centuries it was located in the Grotta del Buontalenti in the Boboli Gardens.

The image of the prisoner is quite tense and seems to want to brake away from the marble that holds it in. I began to work on the block of marble starting on its edges because the finished piece of art was supposed to be placed in a corner of the immense tomb for Pope Julius II.

I truly like what Bonsanti wrote about the attitude of my Awakening Prisoner: “he’s violently struggling not to fall asleep in order to achieve awareness.” One can interpret this “falling asleep” in different ways: maybe the Prisoner is in a non conscious phase of sleep or could he be simply trying to give himself up to Morpheus to escape an unfaithful tragedy? Both interpretations are valid.

These Prisoners must be observed keeping in mind how I had intended to have them be seen: the representation of the end of the world’s knowledge due to the eventual death of the pontiff.

The Awakening Prisoner was in my Florentine studio in Via Mozza when I permanently the city toward Rome, in 1534. After the Pope’s death, my nephew Lionardo gave this Prisoner as well as the other 3 that are in Florence as well as the statue of Victory, to Duke Cosimo de ‘Medici.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

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Le fortificazioni di Firenze

Nel 1527 Firenze divenne una tomba a cielo aperto. Ogni giorno morivano un gran numero di vecchi, giovani, uomini, donne e bambini: lo spettro della peste aveva steso un funereo velo su tutta la città e si stava mangiando vive intere generazioni.

Anche il mi fratello Bonarroto bonanima morì proprio a causa della peste l’anno successivo. Lasciò due figi: Francesca e Lionardo, il mio nipote prediletto.

Nel 1529 entrai a far parte dei Nove di Milizia e venni nominato generale governatore et procuratore costituito sopra alla detta fabbrica et fortificazione delle mura. Non mi tirai  indietro e partecipa attivamente anch’io all’insurrezione dei repubblicani contro la tirannica famiglia de’ Medici e mi feci carico della realizzazione delle fortificazioni di Firenze.

Le truppe papali, sotto il bastone del comando impugnato da papa Leone X, volevano riappropriarsi della città. Mi impegnai a progettare una nuovissima cinta muraria inclinata su ogni versante per sottrarre potenza ai colpi da arma da fuoco. Di questa mia ingegnosità sono giunti fino a voi sia dettagliati disegni che schizzi sommari. La cerchia muraria da me ideata era ricca di incavi e forme convesse particolarmente resistenti.

Per realizzare quelle mura mi ispirai a quelle di Ferrara: al tempo considerata una città inespugnabile, la più protetta di tutta Europa. L’ammodernamento della vecchia cinta iniziò ma non vene mai portato a termine.

Il disegno che vedete a seguire è quello relativo a una delle due porte poste a sud della città ed è conservato presso casa Buonarroti.

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