Caravaggio e il Seicento napoletano: 39 capolavori in mostra nel 2026 a Forte dei Marmi
Dal 27 marzo al 27 settembre 2026, il rinnovato Forte Pietro Leopoldo I ospita una delle mostre più attese del panorama artistico italiano: “Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito”.
L’esposizione è promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Fondazione Villa Bertelli, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’arte moderna a Napoli.
Curata dalla storica dell’arte Nadia Bastogi, direttrice scientifica della Fondazione De Vito, la mostra porta per la prima volta in Toscana un nucleo significativo di dipinti della celebre collezione napoletana dedicata al Seicento.

Il Seicento napoletano dopo Caravaggio: un viaggio tra naturalismo e barocco
Il percorso espositivo prende avvio dalla rivoluzione artistica innescata a Napoli da Caravaggio, presente in città tra il 1606 e il 1607 e nuovamente tra il 1609 e il 1610. La sua lezione luministica e il radicale naturalismo influenzarono profondamente la scena pittorica partenopea, aprendo la strada a una stagione straordinaria per qualità e intensità espressiva.
Attraverso 39 dipinti, la mostra ricostruisce l’evoluzione della pittura napoletana lungo l’intero arco del secolo, dai primi interpreti del naturalismo caravaggesco fino agli sviluppi barocchi della seconda metà del Seicento.
I protagonisti del “secolo d’oro” nella collezione De Vito
Cuore dell’esposizione è la collezione riunita da Giuseppe De Vito, ingegnere, imprenditore e raffinato studioso, che dagli anni Settanta del Novecento ha costruito una raccolta unica per coerenza, qualità e rigore scientifico. Oggi le opere sono conservate nella villa di Olmo a Vaglia, sede della Fondazione istituita nel 2011 per promuovere lo studio dell’arte moderna a Napoli.
Tra gli artisti in mostra spiccano Battistello Caracciolo, tra i primi interpreti del naturalismo a Napoli, Jusepe de Ribera, protagonista assoluto della scena napoletana dal 1616, Massimo Stanzione e Bernardo Cavallino. Non mancano Aniello Falcone, Andrea Vaccaro e Antonio De Bellis, accanto ai grandi interpreti della svolta barocca come Mattia Preti e Luca Giordano.
Un nucleo significativo è dedicato alla natura morta napoletana, genere che conobbe a Napoli una straordinaria fortuna. In mostra opere di Luca Forte, Paolo Porpora, Giuseppe Recco e Giovanni Battista Ruoppolo, testimoni di una scuola capace di imporsi ben oltre i confini del Regno di Napoli.
Le sezioni della mostra: tra devozione, cronaca e collezionismo
La prima sezione documenta l’impatto della rivoluzione caravaggesca e l’affermarsi del naturalismo, con particolare attenzione alla nuova interpretazione dei soggetti sacri e al realismo drammatico delle scene.
La seconda parte approfondisce la stagione compresa tra gli anni Trenta e Cinquanta del Seicento, segnata da una vivace pluralità di linguaggi. Qui emergono le “figure in piccolo”, destinate al collezionismo privato, con martirî, episodi di cronaca contemporanea e scene profane, oltre a soggetti con forti protagoniste femminili, centrali nella devozione partenopea.

Una terza sezione è dedicata alla natura morta, mentre l’ultima racconta l’evoluzione verso il barocco maturo, in coincidenza con l’arrivo a Napoli di Mattia Preti nel 1653 e l’affermazione di Luca Giordano, interpreti di una pittura più dinamica, luminosa e spettacolare.
Uno spazio specifico è infine riservato alla figura di Giuseppe De Vito e alla sua attività di studioso, con documenti inediti, materiali d’archivio e testimonianze del suo impegno nella valorizzazione del Seicento napoletano, anche attraverso il periodico “Ricerche sul ’600 napoletano”.
Un dialogo tra Napoli e la Lucchesia
La scelta di Forte dei Marmi non è casuale. Il territorio della Lucchesia conserva importanti testimonianze della pittura seicentesca di matrice caravaggesca, a partire dalle opere di Pietro Paolini. La mostra crea così un dialogo ideale tra la cultura figurativa napoletana e quella toscana, offrendo ai visitatori l’opportunità di cogliere affinità, differenze e influenze reciproche.

“Pittura a Napoli dopo Caravaggio” è un’occasione per riscoprire la straordinaria vitalità del Seicento napoletano e il ruolo decisivo del collezionismo colto nella tutela e valorizzazione del patrimonio artistico italiano.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Caravaggio and 17th-Century Neapolitan Art: 39 Masterpieces on Display in 2026 in Forte dei Marmi
From March 27 to September 27, 2026, the renovated Forte Pietro Leopoldo I hosts one of the most anticipated exhibitions in the Italian art scene: “Painting in Naples after Caravaggio. The 17th Century in the De Vito Foundation Collection.”
The exhibition is promoted by the Municipality of Forte dei Marmi and the Villa Bertelli Foundation, in collaboration with the Giuseppe and Margaret De Vito Foundation for the History of Modern Art in Naples.
Curated by art historian Nadia Bastogi, scientific director of the De Vito Foundation, the exhibition brings a significant group of paintings from the renowned 17th-century Neapolitan collection to Tuscany for the first time.
Seventeenth-Century Neapolitan Art after Caravaggio: A Journey Through Naturalism and Baroque
The exhibition begins with the artistic revolution sparked in Naples by Caravaggio, who was present in the city between 1606 and 1607 and again between 1609 and 1610. His mastery of light and radical naturalism profoundly influenced the Neapolitan painting scene, paving the way for a period of extraordinary quality and expressive intensity.
Through 39 paintings, the exhibition reconstructs the evolution of Neapolitan painting throughout the century, from the first interpreters of Caravaggio’s naturalism to the Baroque developments of the second half of the seventeenth century.
The Protagonists of the “Golden Age” in the De Vito Collection
The heart of the exhibition is the collection assembled by Giuseppe De Vito, an engineer, entrepreneur, and distinguished scholar, who since the 1970s has built a collection unique in its coherence, quality, and scientific rigor. Today, the works are housed in the Olmo villa in Vaglia, home to the Foundation established in 2011 to promote the study of modern art in Naples.
Among the artists on display are Battistello Caracciolo, one of the first interpreters of Naturalism in Naples; Jusepe de Ribera, a key figure on the Neapolitan scene from 1616; Massimo Stanzione; and Bernardo Cavallino. Aniello Falcone, Andrea Vaccaro, and Antonio De Bellis are also featured, alongside leading exponents of the Baroque era, such as Mattia Preti and Luca Giordano.
A significant section is dedicated to Neapolitan still life, a genre that enjoyed extraordinary success in Naples. The exhibition features works by Luca Forte, Paolo Porpora, Giuseppe Recco, and Giovanni Battista Ruoppolo, testaments to a school that established itself far beyond the confines of the Kingdom of Naples.
The exhibition’s sections: between devotion, current events, and collecting
The first section documents the impact of the Caravaggio revolution and the rise of naturalism, with particular attention to the new interpretation of sacred subjects and the dramatic realism of the scenes.
The second section delves into the period between the 1630s and 1650s, marked by a vibrant plurality of artistic expressions. Here, “small figures” emerge, destined for private collections, featuring martyrdoms, contemporary events, and secular scenes, as well as subjects with strong female protagonists, central to Neapolitan devotion.
A third section is dedicated to still life, while the final section recounts the evolution towards the late Baroque, coinciding with the arrival in Naples of Mattia Preti in 1653 and the emergence of Luca Giordano, exponents of a more dynamic, luminous, and spectacular style of painting.
Finally, a special space is dedicated to Giuseppe De Vito and his work as a scholar, with unpublished documents, archival materials, and evidence of his commitment to promoting 17th-century Neapolitan art, including through the periodical “Ricerche sul ‘600 napoletano.”
A Dialogue Between Naples and the Lucca Area
The choice of Forte dei Marmi is no coincidence. The Lucca area preserves important examples of 17th-century Caravaggio-inspired painting, beginning with the works of Pietro Paolini. The exhibition thus creates an ideal dialogue between Neapolitan and Tuscan figurative culture, offering visitors the opportunity to grasp their similarities, differences, and mutual influences.
Sponsored by the Ministry of Culture, the Tuscany Region, and the Province of Lucca, the exhibition promises to be one of the key events of 2026 for ancient art enthusiasts, scholars, and cultural tourists.
“Painting in Naples after Caravaggio” is an opportunity to rediscover the extraordinary vitality of seventeenth-century Naples and the crucial role of cultured collecting in the protection and promotion of Italy’s artistic heritage.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids farewell and invites you to join him in future posts and on social media.

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